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Home Fratelli Tutti Memoria

Dalla memoria uno sguardo al futuro

18 Marzo 2021
in Memoria
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Dalla memoria uno sguardo al futuro

South African President F.W. de Klerk (R) and African National Congress leader Nelson Mandela (L) hold up medals and certificates after they were jointly awarded the 1993 Nobel Peace Prize at a ceremony in Oslo's city hall in this December 10, 1993 file photo. Mandela has passed away on December 5, 2013 at the age of 95. REUTERS/Stringer/Files (NORWAY - Tags: POLITICS OBITUARY)

Da una riconciliazione non epidermica può nascere uno sguardo nuovo e più vero rispetto ai propri cammini personali e comunitari.

Nel percorso variegato di ‘Fratelli tutti’ il luogo della memoria e del perdono è collocato nei capitoli più avanzati, quelli di proposta e riapertura. Da una riconciliazione non epidermica né generica può nascere uno sguardo nuovo e più vero rispetto ai propri cammini personali e comunitari, per aprirsi al futuro rinnovato. Il primo passo è rappresentato da una verità che si sposa con la giustizia e lamisericordia. Fare verità non è vendicarsi, ma raccogliere fino in fondo gli eventi dolorosi (n. 227). Questa verità è anche contraria all’illusione – vissuta potentemente come rimozione anche nellapandemia – che tutto tornerà come prima, quando il conflitto non esisteva e tutto (apparentemente) procedeva per il meglio(n. 226). Anche nella storia l’illusione di riscrivere la storia o il vivere come se nulla fosse successo, per esempio nell’Europa di cent’anni or sono sospesa tra i due confl itti mondiali, ha portato solo nuovi lutti e distruzioni. Anche una verità non condivisa ma scritta solo dai vincitori ha portato successivamente a risentimenti e recriminazioni.

Nello stesso tempo la verità si dimostra essere non un atteggiamento dei deboli ma dei forti: tra l’alternativa di una prova di forza o il dialogo inteso come accordo al ribasso, fare verità permette proprio l’apertura di un dialogo vero e senza sconti. Questo atteggiamento si connette immediatamente con la «memoria penitenziale, capace di assumere il passato per liberare il futuro dalle proprie insoddisfazioni, confusioni e proiezioni» (n. 226). Un bagno di realtà non solo rispettoalle grandi vicende della storia ma anche nei piccoli passi biografici di singoli e di comunità aiuta a fare pulizia, evitandoproiezioni, intellettualismi, rimozioni, confusioni. Quanto spesso a livello politico come ecclesiale, personale come comunitario sono proprio questi sentimenti a dominare, tra rabbia e insoddisfazione, tra nostalgie del passato e utopie del futuro all’inseguimento del mondo.

La proiezione ci aiuta ad uscire da una realtà a volte dura, così come la nostalgia di un passato forse mai esistito. A dominare tutto è un potente meccanismo di rimozione rispetto all’esperienza che ci circonda, in grado di costruire prospettive potenti e forti ma insieme non autentiche. La memoria che spinge verso il passato è insieme penitenziale. Permette di valutare quanto non funziona, di riallacciare i fili interrotti delle narrazioni singolari come comunitarie, permette di svuotarci dai tanti elementi che dominano in modo confuso la nostra mente e il nostro cuore. Fare penitenza significa in questo senso anche responsabilizzarsi verso le proprie mancanze, entro una società spesso più protesa alla ricerca del “capro espiatorio” nella forma di altri popoli, altre classi sociali, altri settori della società, altre parti della comunità ecclesiale. Dentro lo spazio dellamemoria è infine fondamentale fare memoria del bene, della luce che, anche nei momenti più bui di tenebra, ha saputo testimoniare la fraternità e l’umanità. Un luminoso esempio recentemente uscito dall’oblio, proprio nel momento della morte, è quello del console italiano in Ruanda Pier Antonio Costa, capace di salvare migliaia di vite durante il genocidio del 1994.

Da questa memoria può scaturire il perdono, non inteso come sanatoria degli errori, né come tacito consenso alleingiustizie commesse, perché “tanto poi Dioperdona”. Questa ipotesi di perdono sarebbe proprio contraria alla verità, alla giustizia e alla misericordia, ma anche alla memoria perché «il perdono non implica ildimenticare » (n. 250). Né perdono è evento definito e immediato. Richiede un cammino lungo e a volte difficile e soprattutto una reciprocità sincera delle parti per dar vita alla riconciliazione. «Da chi ha sofferto molto in modo ingiusto e crudele, non si deve esigere una specie di “perdono sociale”. La riconciliazione è unfatto personale, e nessuno può imporla all’insieme di una società, anche quando abbia il compito di promuoverla » (n. 246). In questo senso appare difficile “perdonarea nome d’altri” quando sono magari passati tanti anni e le generazioni si sono succedute. Si può però promuovere cammini di riconciliazione, come dimostrano diverse esperienze storiche, dal Sudafrica(nella foto grande Nelson Mandela e il presidente Frederik Willem de Klerk dopo aver ricevutoi il premio Nobel per la pace nel 1993) alla vicenda dell’Ulster, dagli incontri tra familiari di vittime del terrorismo e brigatisti rossi e neri fino ai cammini di riconciliazione ecumenica tra le chiese cristiane. Solo da questi percorsi esigenti e prolungati può scaturire l’aspetto divino del perdono, che cerchiamo con i nostri sforzi ma non è solo nelle nostre corde, che possiamo favorire con la nostra collaborazione ma che ci sorprende come dono.

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