A Gaza ci sono arrivati pochi giorni prima di Natale, quando le immagini di distruzione scorrevano ovunque e il freddo rendeva ancora più dura la vita sotto le tende. Giampietro Dal Ben, presidente e fondatore dell’associazione Energia e Sorrisi, e don Emanuele Cuccarollo hanno scelto di andare di persona in Giordania e in Terra Santa per capire come aiutare davvero, senza scorciatoie né gesti solo simbolici.
«Non facciamo politica, facciamo società. Al centro c’è la persona, la persona povera, quella nell’emergenza e nel bisogno», spiega don Emanuele, riassumendo il senso di una missione che ha avuto come fulcro l’aiuto umanitario alla popolazione di Gaza, in dialogo con il Patriarcato di Gerusalemme. Energia e Sorrisi è una realtà molto conosciuta nel Vicentino, attiva da oltre vent’anni, nata dall’intuizione di Dal Ben, che ha trasformato la passione per i rally in un percorso di solidarietà concreta, portando aiuti in Africa, nei Balcani, in Ucraina e in tante situazioni di emergenza. «Non potevamo lasciare dietro di noi solo l’impronta del copertone sulla sabbia», racconta ricordando l’incontro, anni fa, con alcuni bambini nel deserto egiziano, da cui è nata una “cavalcata” fatta di magazzini, mezzi, raccolte continue e consegne dirette a comunità, ospedali, orfanotrofi e persone fragili.
Questa volta, però, la sfida era diversa. L’appello del patriarca Pierbattista Pizzaballa ha spinto a cercare una via possibile per Gaza, consapevoli che «aiutare lì è estremamente complicato e costoso». Il primo passo è stato l’organizzazione di un container umanitario per la Giordania, carico di alimenti, presidi sanitari e carrozzine, arrivato al porto di Aqaba dopo «quasi due mesi di lavoro», con una documentazione minuziosa: «82 bolle di consegna e migliaia di righe per controllare e tracciare ogni singolo pezzo». Un impegno reso possibile grazie a contatti ecclesiali e umanitari e al lavoro di realtà che sul territorio assistono profughi e poveri. Ma il confronto con vescovi, suore e operatori in Terra Santa ha chiarito che, per Gaza, la strada è un’altra. «Non mandare più aiuti materiali, ma avviare una raccolta fondi», è l’indicazione ricevuta, perché solo così il Patriarcato può acquistare beni di prima necessità in loco e farli arrivare alla parrocchia cattolica di Gaza, che sostiene non solo i propri fedeli ma l’intera popolazione. «In Israele, perché non c’è alternativa», chiarisce don Emanuele, sottolineando che «non bisogna essere schizzinosi quando ci sono persone da soccorrere». Dal Ben spiega senza giri di parole le difficoltà: «Spedire un chilo di aiuti per Gaza può costare venti o trenta volte di più rispetto ad altri contesti», motivo per cui l’associazione chiede donazioni economiche, garantendo trasparenza e rendicontazione puntuale.
Al centro restano le persone incontrate lungo il viaggio: il Patriarca Pizzaballa, i vescovi, le suore che continuano a operare tra Gerusalemme, Betlemme e Gaza, «uniche realtà che aiutano tutti, senza distinzione». È da questi incontri che nasce una consapevolezza: «Siamo partiti con alcune certezze e siamo tornati confusi», ammette Dal Ben. «La situazione è talmente complessa che non è facile capire chi abbia ragione. Ma una cosa è chiara: quello che conosciamo davvero è la fame e il freddo».
Per questo l’impegno non si ferma: Energia e Sorrisi continuerà ad aiutare anche altri fronti di crisi, come già fatto in Ucraina e lungo la rotta balcanica, e tornerà in Terra Santa in aprile con un nuovo viaggio di prossimità. Con una convinzione che resta come bussola: «Non servono gesti simbolici serve fiducia. Fiducia nelle persone che sono lì e che aiutano tutti, senza distinzione».
Giada Zandonà
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