Le api bottinatrici, raccoglitrici e guardiane degli alveari della fattoria Laudato Si’, all’interno del convento dei frati di Lonigo. E l’esempio, organizzativo e operativo, che un alveare può dare nella formazione di impiegati e operai, magazzinieri e responsabili, in un’azienda. Sono alcune delle sfide che gli apicoltori della cooperativa sociale Perfetta Letizia, a Lonigo, provano ad affrontare grazie a un progetto iniziato nel 2021.
La fattoria
Nella fattoria all’interno del grande orto di pertinenza del convento dei Frati Minori di San Daniele, i bambini accompagnati da papà e mamma possono incontrare da vicino asini, mufloni, pecore e capre, mucche, anatre e oche, tacchini, conigli e maiali. L’ha creata la cooperativa sociale “Perfetta Letizia”, oasi di pace per tutte le creature a cui ha dato la sua benedizione il cardinale Pietro Parolin inaugurandola nel 2021. La fattoria non poteva non ospitare anche alcune “casette”: ne sono state acquistate tre, sempre lo stesso anno, e da allora se ne occupa Luca Scarabello. Impiegato per lavoro, ma «apicoltore per passione – racconta Scarabello – con la cooperativa l’apicoltura l’abbiamo iniziata un po’ per gioco, un po’ per sfida, ma da allora siamo andati sempre in crescendo. Già da subito ci siamo inventati il progetto “Adotta un’arnia”: le famiglie venivano e vedevano un piccolo nucleo di api, poi con una piccola donazione potevano “adottarle”. Nel senso che ad ogni visita all’arnia io facevo dei video che trasmettevo privatamente via social, condividendo lo sviluppo della comunità e donando alla fine una parte del miele». Oggi infatti gli apiari sono arrivati a otto, posizionati “strategicamente” sotto alcuni alberi che danno fresco d’estate. D’inverno, quando le foglie cadono, godono comunque della luce solare. Nel giardino del convento i visitatori, in alcuni momenti dell’anno, possono anche seguire un vero e proprio corso di apicoltura. Lo tiene Scarabello che per tutto l’anno assieme a Mossi Falane, amico e volontario, visita e controlla gli apiari: «In primavera bisogna stare attenti alla sciamatura, diamo il massimo dello spazio in modo che la famiglia si ingrandisca. I trattamenti contro la varroa durante l’estate li facciamo anticipatamente, creando eventualmente una covata di fuchi ed eliminando quella nella stagione in cui i maschi non sono più necessari. E procediamo con i trattamenti, come blocco di covata e acido salico, nei momenti giusti». L’imperativo è un’apicoltura il più possibile naturale «senza sfruttamento degli insetti. Per noi sfruttare le api è assolutamente vietato. Teniamo il melario, ma lasciamo sempre le scorte necessarie a sopravvivere e restituiamo parte del miele durante l’inverno».
Il tutto, con un obiettivo all’orizzonte: il recupero all’interno del convento dell’ex sala macello, oggi non più utilizzata a questo scopo e che può essere convertita in sala smielatura. Avere le macchine per togliere il miele dai favi e trattarlo è un passaggio essenziale per superare il livello hobbystico attuale ma richiede «un investimento da almeno 25mila euro» spiegano gli apicoltori di Lonigo.
Bee Time
Così, per raccogliere fondi e risorse i volontari hanno ideato “Bee Time”, letteralmente “Il tempo delle api”, progetto che intende intersecare la vita e l’attività al 100 per cento naturale delle simpatiche impollinatrici del convento con l’attività economica e produttiva delle aziende, in particolare le industrie, dei dintorni. «Da tempo mi chiedo come rendere realmente ecosostenibile un’attività produttiva. Nei fatti, oltre che nelle parole – riprende Scarabello – ed ecco, le api possono dare una mano». Da qualche mese l’apicoltore ha un’interlocuzione con un’azienda locale per inserire nel parco aziendale tre apiari. «Con loro stiamo ragionando su questo da tempo, non è scontato perché le api richiedono tempo e cura e l’area in cui vengono inserite non è casuale. Il giardino non può essere trattato con prodotti chimici e lo sfalcio va fatto nel modo giusto. Ma è solo l’inizio».
Bee Time è di più, è una proposta rivolta alle aziende che intendono abbracciare in tutto o in parte le direttive dell’Agenda Ue 2030 entrando in più obiettivi (nel documento della Ue si chiamano “Goal”) delle tre aree Ambiente, Sociale e Azienda: sono la biodiversità, il clima, la sicurezza alimentare tramite impollinazione, ma anche l’inclusione dei fragili e il lavoro dignitoso, il benessere e l’educazione, non da ultimo innovazione, produzione responsabile e città sostenibili. «Obiettivi che un’industria o un’attività aziendale in genere può dimostrare di raggiungere con Bee Time. Non già e non solo installando apiari di ape mellifera, ma abbracciando l’esempio che l’organizzazione sociale delle api può dare – riprende l’apicoltore -. Quindi, una formazione aziendale per i dipendenti per la quale abbiamo già gli spazi pronti, e che verrà attuata con educatori e psicologi».
Formazione in azienda
L’alveare del resto può essere metafora per l’azienda di successo, perché dimostra come una divisione specializzata del lavoro, un’attività in simbiosi, una collaborazione reciproca fra ruoli porta la comunità a crescere e a prosperare. In un sistema in cui l’individualismo viene tenuto a bada, e pure chi è al vertice segue le regole: «La regina comanda e coordina la riproduzione, certo, ma è comunque soggetta al controllo delle api. Perché se loro “tolgono la fiducia” – sorride l’apicoltore – smettono di nutrirla con la pappa reale. E la sostituiscono». Oltre che nella formazione, comprensiva di visite agli apiari della Laudato Si, la proposta al mondo produttivo si articola in altre direzioni. Proprio per le difficoltà di inserire gli apiari in un’azienda si sta esplorando la possibilità di integrarli con l’industria 4.0, «è in via di sviluppo un’applicazione che permetterà di vedere i dati reali degli apiari e dell’attività delle api. A disposizione delle aziende che li “adotteranno” – osserva Scarabello – inoltre, se un alveare non sempre può essere inserito in un’azienda, è invece molto più semplice “adottare” delle impollinatrici selvatiche». L’ape solitaria, che non produce miele e non punge, richiede delle semplici strutture di legno, detti alberi della vita, in cui crescono per tutto l’anno solare permettendo un controllo finale. Idee e “cantieri” da realizzarsi nei prossimi mesi: «Saremo pronti con la proposta completa nel 2027» assicura l’apicoltore.
Andrea Alba
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