La libertà non è uno slogan. È un processo. E spesso è un percorso lungo e faticoso, che inizia quando qualcuno decide di non voltarsi dall’altra parte.
Women for Freedom nasce nel 2014 a Bassano del Grappa come associazione umanitaria indipendente, apartitica e aconfessionale, con un obiettivo preciso: difendere la libertà di donne, bambine e bambini vittime di tratta, sfruttamento sessuale e violenza, in Italia e nel mondo, e promuovere la cultura del rispetto.
«Il nostro lavoro non si ferma all’emergenza», spiega Alessandra Perdonello, membro del CdA dell’associazione. «Lavoriamo sui diritti, sull’educazione e sulla cultura, perché la libertà non è soltanto uscire da una situazione di violenza: è poter scegliere di studiare, di lavorare, di decidere del proprio corpo, del proprio tempo, del proprio futuro».
In Italia la violenza di genere è un fenomeno strutturale. Accanto alla violenza fisica esistono forme più silenziose e pervasive: quella economica, psicologica e culturale.
«Ci sono donne che non hanno accesso a un reddito proprio, che non hanno strumenti per essere autonome», continua Perdonello. «Restano intrappolate perché non vedono alternative».
Da questa consapevolezza è nato “Energia Donna”, un progetto che mette al centro l’autonomia. «Non solo sostegno attraverso l’attivazione di tirocini – precisa – ma formazione, orientamento al lavoro e accompagnamento concreto alla ripartenza. Siamo consapevoli che l’indipendenza economica non sia l’unica soluzione possibile per uscire da situazioni di difficoltà, ma riuscire a conquistarla per molte delle donne che incontriamo è un atto di rinascita. Significa contribuire a cambiare il destino di una persona, ma anche quello delle sue figlie, dei suoi figli e della sua comunità».
La prevenzione, però, comincia prima: dall’educazione alla cultura del rispetto. «Entriamo nelle scuole per lavorare con ragazze e ragazzi su linguaggio, relazioni, consenso e stereotipi. Portiamo percorsi anche nelle aziende per costruire ambienti di lavoro inclusivi e consapevoli, perché la violenza non nasce all’improvviso: cresce dentro modelli culturali che possiamo trasformare».
Tra i progetti che più rappresentano l’identità dell’associazione c’è “Liberamenti”, il festival biennale dedicato alla libertà. «È uno spazio pubblico di riflessione, un luogo di incontro tra cultura, testimonianze e pensiero critico. Perché cambiare la realtà significa anche cambiare le parole con cui la raccontiamo».
L’impegno di Women for Freedom è anche internazionale. Nepal, Bolivia, Camerun e Ucraina sono solo alcuni dei contesti in cui opera insieme a partner locali. «In molte aree del mondo essere donna significa non poter andare a scuola, essere promessa sposa da bambina, non avere accesso alle cure o a un reddito. Significa essere esposte alla tratta e alla schiavitù sessuale».
In dodici anni di attività l’associazione ha aiutato oltre 200 mila donne, bambine e bambini in cinque Paesi del mondo, contribuendo a liberarli da condizioni che impedivano una vita dignitosa.
«Quando sostieni una donna», sottolinea Perdonello, «sostieni un’intera comunità. L’emancipazione femminile non è una battaglia di genere: è una questione di sviluppo, di pace e di democrazia. Sostenere Women for Freedom», conclude Perdonello, «significa scegliere di non restare spettatrici e spettatori, ma contribuire a costruire un mondo in cui la libertà non sia un privilegio, ma un diritto reale per tutte e tutti».
Giada Zandonà
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