Il mondo persegue il successo, valutato su standard e risultati sempre più elevati. E così non solo sul lavoro, ma anche in famiglia e già a scuola scatenano ansie da prestazione, stress, frustrazioni. Qualcuno, trovandosi inadeguato, è tentato di scendere da questo treno che corre troppo veloce senza nemmeno sapere quale sia la sua destinazione.
Anche noi preti a volte possiamo sentirci così: delusi, insoddisfatti, spesso soli dentro a chiese poco frequentate, in comunità piccole e frammentate, con tante strutture da gestire e poche risorse su cui contare, presi più a tamponare problemi e a rispondere a vaghe richieste di religiosità che non a generare creativi cammini di evangelizzazione e di fede. A tale malessere ha dato voce il nostro vescovo Giuliano giovedì scorso a Monte Berico nel ritiro per l’inizio dell’Avvento. E gliene siamo tanto grati, per aver parlato – ha detto subito – “senza difese spirituali”, mostrandoci quella paternità che a volte, immaginiamo, anche per lui possa correre il rischio di essere soffocata dai pur necessari regolamenti, decreti e protocolli richiesti dal governo di una diocesi grande e complessa come la nostra.
“La fatica sperimentata – ha sottolineato il Vescovo – deriva dal fatto di trovarsi oggi, finita la cristianità, in una sorta di terra di mezzo: tra fede e indifferenza, tra praticanti stanchi e lontani inquieti; tra linguaggi antichi e sensibilità nuove”. In tale contesto, efficacemente trazeggiato dal Vescovo, non sorprende che alcuni si rifugino in forme liturgiche e pastorali di un passato rassicurante e confortevole e altri compiano invece spericolate fughe in avanti. Ma questo nostro trovarci oggi in tale “terra di mezzo” non è solo un dato sociologico.
Il vescovo Giuliano ci ha invitato a dare di tale situazione una lettura teologica, ricordandoci come per Gesù “abitare e attraversare le terre di confine sia stata una scelta precisa. E come anche oggi il Signore sia già lì, prima di noi, nelle fratture della storia, proprio in quei confini che ci stancano e ci confondono”. “Oggi – ha continuato il Vescovo – possiamo sentirci, come Chiesa, ai margini: poco ascoltati, culturalmente irrilevanti, numericamente in calo. Eppure il Vangelo ci dice: è proprio lì che Dio lavora. Il Signore ama servirsi di ciò che è piccolo, periferico, fragile, per far passare il suo Regno”.
A partire da tale convinzione, la meditazione del vescovo Giuliano è proseguita indicando tre necessari “esercizi” quotidiani, per ritrovare la gioia del nostro essere discepoli e inviati. Innanzitutto la preghiera di ringraziamento prima di dormire, riconoscendo il bene compiuto e ricevuto, i germogli di Vangelo che abbiamo visto spuntare vicino a noi. “La tristezza spirituale – ha detto il Vescovo – nasce spesso da una memoria selettiva: ricordiamo ciò che non va, ciò che è mancato, le incomprensioni, i rifiuti; e dimentichiamo i doni, le fedeltà silenziose, le luci che pure ci sono. Il cuore si inaridisce quando smette di fare memoria grata e riconoscente che, nonostante tutto, “grandi cose ha fatto in noi l’Onnipotente”.
Questa memoria grata del bene quotidiano deve poi estendersi al passato: “Cantando con Maria il Magnificat, siamo inviati a tornare alle origini della nostra vocazione: a quando, in forme diverse, ognuno di noi ha sentito che il Signore posava su di lui uno sguardo unico, personale, di benevolenza”. È la memoria del primo amore, della grazia degli inizi, quella che ci aiuta a uscire da una visione meramente funzionale del ministero e ci riporta in una dinamica di dono e mistero che sola può custodire la fedeltà e rinnovare la disponibilità, giorno dopo giorno.
Infine, ci ha ricordato il Vescovo, è necessario mettersi ogni giorno dalla parte degli umili, imparare da loro ed essere umili noi stessi: “Siamo chiamati ad essere quella presenza discreta, fedele, nascosta, che ogni giorno visita anziani e malati, accoglie poveri, ascolta storie di fallimenti, accompagna ragazzi con le loro famiglie ad incontrare Gesù, celebra Eucaristie feriali con pochi, confessa peccatori, non giudica nessuno…”. Grazie Vescovo, per averci ricordato, con le parole del Vangelo, che solo nella gratitudine, nell’umiltà e nella dedizione quotidiana ritroviamo la gioia di essere discepoli.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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