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Da “Comunità” ad “Unioni” montane. Ecco cosa cambia.

13 Agosto 2019
in Territorio
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Da “Comunità” ad “Unioni” montane. Ecco cosa cambia.

La “spending review”, per la riduzione della spesa pubblica, ha soppresso le Comunità montane sostituendole con le Unioni montane, più snelle ed economicamente più sostenibili. Secondo la legge regionale 40 del settembre 2012 le Unioni, conservando lo stesso ambito territoriale delle Comunità, devono svolgere in forma associata le funzioni e i servizi dei comuni montani e parzialmente montani, ivi compreso l’esercizio associato obbligatorio delle funzioni fondamentali.

Ma «tra il dire e il fare… c’è di mezzo il mare» dice Marco Sandonà, sindaco di Caltrano e presidente dell’Unione montana Astico, con sede a Breganze. «Il primo problema – continua -, è di natura economica: le Comunità montane venivano completamente sovvenzionate dalla Regione, mentre il costo del mantenimento delle Unioni spetta ai comuni. I finanziamenti dovrebbero essere proporzionati alle deleghe che i comuni danno all’Unione, ma questo, nonostante l’“obbligatorietà” per gli enti al di sotto dei cinquemila abitanti non è mai stato attuato. Vorrebbe dire che, a parte l’anagrafe e piccole attività residue, tutte le funzioni dovrebbero passare all’interno dell’Unione, con il relativo personale e sostegno economico. Questo da noi ha trovato ostacoli insormontabili. Le deleghe sono limitate al sociale e alle funzioni montane, ma anche per questo abbiamo problemi economici e a poco servono i 3-5mila euro che arrivano dalla Regione. Il problema di fondo è che manca una volontà politica da parte dei sindaci: le Comunità montane erano vacche da mungere, ma quando è finito il latte ognuno è andato per conto proprio. Infatti le Unioni montane funzionano dove le Comunità montane erano considerate come risorsa, vedi il Bellunese. Le strutture amministrative non sono preparate a ragionare con logica sovracomunale, quindi i sindaci si trovano a lottare anche con i tecnici; si pensi alla cosa più banale, ognuno si sceglie il software che meglio crede, e difficilmente rinuncerà al suo, così i computer dei diversi comuni non possono “dialogare”».

«La strada migliore – continua Sandonà -, sarebbe stata che la Regione Veneto avesse premiato le Unioni e anche i sindaci che delegavano le funzioni e trasferivano il personale. Gli obiettivi da raggiungere erano troppo generici, mentre ci sarebbe voluto un sistema “punitivo” attraverso contributi e bandi aperti solo alle Unioni montane. Non è un passaggio facile, bisogna essere molto coesi per accettare che il personale dipendente non sia più tuo ma dell’Unione.  Ci vuole una mentalità molto aperta da parte dei sindaci e dei cittadini, mentre succede in piccolo quello che vediamo nella grande Europa, nessuno è disposto a cedere la propria “sovranità”, piccola o grande che sia».

È stata positiva invece l’esperienza dell’Unione montana Brenta, che alla fine di un percorso quinquennale ha portato alla fusione di quattro dei cinque comuni – Cismon del Grappa, Valstagna, San Nazario e Campolongo sul Brenta, mentre a Solagna il referendum ha bocciato la proposta – nell’unico comune di Valbrenta. «Ci troviamo ora in un momento delicato – dice Orio Mocellin, presidente dell’Unione montana Brenta e sindaco di Pove del Grappa – perché la maggior parte delle funzioni e del personale dell’Unione verranno trasferiti al nuovo comune. Quello fatto è stato un percorso virtuoso e premiante, però impegnativo dal momento che questi anni i comuni sono stati svuotati delle loro funzioni per metterle insieme in vista di arrivare al voto. I problemi non sono mancati: comunque, rimanevano cinque sindaci e cinque consigli comunali, i bilanci dei comuni e dell’Unione; il sindaco di ogni comune perdeva peso rispetto all’Unione ma aveva comunque la responsabilità di tutte le funzioni. Dal punto di vista economico si vedrà un risparmio quando ci sarà un comune unico, confidando anche sul promesso contributo straordinario della Regione. La stradapercorsa insieme servirà in questo delicato momento, perché i campanilismi restano e un comune grande è difficile da gestire. Intanto bisognerà vedere come dare un nuovo assetto all’Unione visto che per legge non si può chiudere».

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