Torna il tempo dell’Avvento, un varco silenzioso che si apre proprio all’inizio della stagione fredda. Un invito a rientrare in sé stessi, a rallentare e a ritrovare un ritmo diverso: non quello della corsa al fare, ma quello dell’attesa che trasforma. Attesa che non è vuoto, ma spazio fertile, come la terra che riposa prima della semina. È un allenamento del cuore a riconoscere ciò che conta davvero. Difficile ritrovare questo autentico spirito dell’Avvento in un vivere sociale sempre più caratterizzato dalla corsa e dai consumi, tra black friday, mercatini, centri commerciali sempre aperti e alberi di Natale già accesi.
Eppure proprio quelle luminarie, oggi un po’ asservite all’imperativo consumistico, vorrebbero ricordarci che “la Luce vera viene nel mondo”, viene a dissipare le tenebre, a riscaldare i cuori. E noi dovremmo prepararci ad accoglierla. Sono, quelle luci nelle vie dei nostri paesi e città, simboli di un’attesa che si fa vigilante, di occhi che sanno guardare oltre l’immediato per cogliere ciò che sta nascendo. La novità del Figlio di Dio che entra nella storia e non smette di stupirci, soprattutto perché Gesù entra piccolo, nell’ambiente familiare, “dalla porta di servizio”, come diceva don Tonino Bello. Un Dio vicino, che non si impone, ma chiede pazientemente e umilmente di fargli un po’ di posto nella nostra vita. Per questo Natale è anche la festa delle relazioni custodite, della speranza ritrovata, del bene donato e condiviso. C’è, nell’Avvento, un movimento doppio: da un lato lo sguardo rivolto al futuro, verso un compimento che ancora non vediamo; dall’altro un ritorno al presente, per riconoscere che il mistero si incarna nell’oggi.
La spiritualità dell’Avvento non chiede dunque perfezione, ma autenticità, umiltà e disponibilità all’ascolto e all’incontro. Ci invita a preparare un luogo interiore dove l’Essenziale possa trovare spazio. Così, mentre il mondo si riempie di rumori e di luci, l’Avvento suggerisce una luce diversa: quella che cresce lentamente nel cuore e che, proprio perché si accende nel silenzio, è capace di illuminare con delicatezza tutto ciò che tocca.
Così la proposta che più caratterizza queste quattro settimane in preparazione al Natale nelle nostre parrocchie è quella della lectio divina,dell’incontro e della meditazione a partire da una Parola che attende e chiede ancora di farsi carne, storia, vita vissuta.
A Vicenza, ad esempio, l’unità pastorale Sant’Antonio ai Ferrovieri, San Giorgio e Sant’Agostino propone quattro martedì sera in ascolto della Prima Lettera di Pietro (in chiesa a San Giorgio dalle 20.30) guidati da sorella Alessandra Buccolieri, don Andrea Dani e don Massimo Frigo. Nell’unità pastorale Valli Beriche, invece, ci si ritrova a Torri di Arcugnano alle 20.30 per rileggere insieme i primi capitoli della Genesi parlando di “creazione e big bang” con Manuela Riondato (giovedì 27 novembre), “amore tra limite e desiderio” con don Luca Lunardon (mercoledì 3 dicembre) e “il serpente, la donna e l’eros” con Donatella Mottin (giovedì 11 dicembre). A San Lazzaro di Bassano del Grappa la serata attorno alla Parola è il giovedì, sempre alle 20.30 in chiesa, accompagnati in questo caso da Silvio Tessari, Vincenzo Balestra, padre Ermes Ronchi e Leopoldo Sandonà. Sempre di giovedì sera l’appuntamento con la Parola anche aCostabissara in chiesa alle 20.30. Qui le guide saranno don Aldo Martin, don Giandomenico Tamiozzo, don Damiano Meda e don Carlo Coriele. A Lonigo la proposta più intensa viene invece dai frati di San Daniele (chiesa giubilare) con un percorso biblico penitenziale concentrato in quattro serate consecutive da lunedì 1° a venerdì5 dicembre».
Alessio Graziani
© RIPRODUZIONE RISERVATA


