Insegnante a 1.400 chilometri da casa, dalla Sicilia a Vicenza. In classe da tre anni e da tre anni ospitato dalla Caritas diocesana. È la storia di Giuseppe, giovane insegnante di una scuola superiore che, un po’ per il problema del caro affitti, un po’ perché nel servizio diocesano ha trovato l’accoglienza di una seconda famiglia, è dal 2024 in un alloggio nella struttura diocesana.
«Così riesco a mandare più soldi a casa, tutto aiuta – racconta l’insegnante, che in Sicilia ha moglie e un figlio di due anni – ma non è facile. Ogni volta che il mio bimbo al telefono mi chiama “papà”, scoppio a piangere».
La storia vicentina di Giuseppe (nome di fantasia) inizia a settembre 2024, quando il professore, da poco ottenuta la specializzazione per la sua materia di insegnamento, accetta l’assegnazione nella provincia berica.
«Per me era la prima volta fuori dalla mia regione, per lavoro. All’inizio sono dovuto andare in un B&B, ma mi sentivo spaesato, era difficile trovare casa e conoscere persone. Un’amica mi ha consigliato di chiamare Caritas, e così ho fatto. Ho aspettato un po’ che si liberasse un posto, poi mi è stato assegnato un alloggio».
Al docente è stato assegnato un monolocale che comprende anche il bagno e la cucina. Trattandosi di alloggi Caritas, la quota richiesta è decisamente più ridotta rispetto alla media degli affitti della città di Vicenza e dell’hinterland. Ma non è solo questo che ha portato l’insegnante a continuare, anche negli anni scolastici successivi, a rimanere in questo contesto:
«Qui mi sono trovato bene sin dall’inizio, mi sento al sicuro, e squadra buona non si cambia. Poi è vero, i prezzi degli affitti hanno continuato ad aumentare e il fatto che si risparmi è un aiuto, riesco a mandare di più alla mia famiglia in Sicilia».
A casa, nell’isola, anche la moglie di Giuseppe è insegnante.
«Nei primi due anni in cui sono stato a Vicenza, essendo docente precario e con un bimbo molto piccolo, ho potuto usufruire di più congedi parentali. Sono riuscito, senza regolarità, a rientrare ogni mese e mezzo circa, comprese le vacanze di Pasqua e Natale. Sempre garantendo la presenza in classe, naturalmente – osserva Giuseppe –. Quest’anno usufruirò molto meno dei congedi parentali perché è l’anno di prova del tempo indeterminato. E una volta ottenuto l’indeterminato proverò a chiedere lo spostamento vicino a casa: ogni volta che il mio bimbo mi parla, vorrei essere con lui».
Andrea Alba
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