
Una città sugli scaffali. Regala questa immagine Giorgio Lotto, classe ’55, originario di Santorso, una laurea in psicologia, con tesi in psicologia della lettura, una specializzazione post universitaria in biblioteconomia, poi corsi per dirigenti di enti locali alla Bocconi di Milano e, nel frattempo, 10 anni nella biblioteca di Santorso e 11 in quella di Schio, per poi approdare come direttore in Bertoliana, quell’istituzione pubblica culturale del comune di Vicenza che oggi, dopo 22 anni, saluta per ritirarsi in pensione.
Lotto, ripercorriamo insieme questi 22 anni…
«L’esperienza in Bertoliana è stata davvero entusiasmante. È un grande centro di documentazione e ha ottime professionalità al suo interno. Insomma, le premesse per fare un buon lavoro c’erano tutte. Ma ci sono anche altri condimenti in questo piatto che lo hanno reso stuzzicante».
Per esempio?
«La città di Vicenza ha deciso di gestire la Bertoliana, agli inizi degli anni ‘90, come istituzione, cioè realtà del servizio pubblico con autonomia gestionale. Da ciò è derivata la spinta di fare imprenditoria e creare prodotti biblioteconomici».
Che rapporto ha la biblioteca con il territorio?
«310 anni di esperienza attiva della Bertoliana l’hanno portata a un legame fortissimo con la città. Se si entra nei magazzini, si trova il territorio. Si trovano notai, avvocati, medici, le vicende che hanno caratterizzato la città».
Quale, invece, il rapporto con le altre biblioteche?
«Essere centro di documentazione per la città ci ha portati a comportarci da sorella e fratello maggiori verso tutti i centri di documentazione, biblioteche e archivi pubblici della provincia. Siamo capofila della cooperazione provinciale (più di 90 biblioteche), e centro servizi per la rete regionale. Siamo a supporto di altre 350 biblioteche».
Tornando alla Bertoliana, che decisioni importanti sono state prese in questi 22 anni di sua dirigenza?
«Sono state fatte operazioni – di portata epocale – per digitalizzare i cataloghi e per inventariare gli archivi familiari. Abbiamo avuto presenze in mostre internazionali. Abbiamo messo a punto degli archivi, come quello degli scrittori vicentini del ‘900 o di impresa. Abbiamo fatto un lavoro importante sul fronte della promozione della lettura e avviato il centro culturale Palazzo Cordellina che ospita 150 iniziative l’anno di media».
Rimpianti?
«Più che rimpianti, un obiettivo auspicato da tutti, ma non ancora raggiunto: una nuova sede centrale della Bertoliana. La biblioteca serve un migliaio di persone al giorno.
Una nuova sede in centro, soluzione che auspico, vorrebbe dire un giro di 3 mila persone al giorno
Per una città che ha perso la Banca di riferimento e la squadra di calcio del cuore, ripartire con un centro culturale di qualità mi sembrerebbe un gran segnale di vitalità».
Nel tempo è cambiata l’utenza?
«La rivoluzione informatica ha cambiato molti aspetti della quotidianità, anzitutto nella fruizione della biblioteca. Molti servizi sono richiesti e forniti da remoto. Sono spariti i ragazzi che devono fare le ricerche scolastiche e non è più richiesto il ruolo di mediazione rispetto al mondo complesso dell’informazione. C’è un mondo di persone cariche di informazioni, ma sono informazioni epidermiche. In Italia il 60% della popolazione non legge nemmeno un libro l’anno, quindi gli approfondimenti non si fanno. D’altra parte, però, si consolidano i lettori forti, una tendenza registrata da molti anni».
E cosa cercano i lettori?
«Continua ad andare bene il libro per ragazzi. La gente è interessata alla giallistica, mentre è quasi sparita la poesia, l’informazione scientifica ha preso altre vie. Si è ridotta l’attenzione per le tematiche sociali»
A chi prenderà in mano le redini della Bertoliana, che consiglio si sente di dare?
«Non consigli, ma un auspicio: spero che la pubblica amministrazione, compresa quella delle biblioteche, possa garantire nelle proprie fila più spazi di lavoro sicuro ai giovani, solo così possiamo sperare che l’offerta di servizio possa qualificarsi e stare al passo con i tempi. Altro auspicio è che in un mondo di conoscenze molteplici, ma spesso epidemiche, la biblioteca sappia mantenere la vocazione di istituto di approfondimento e di confronto culturale».


