Giovedì 20 ottobre nella chiesa di via S. Domenico a Vicenza con una celebrazione eucaristica sobria e intensa presieduta dal vescovo Beniamino si sono aperte le cebrazioni per il centenario della morte di santa Bertilla Boscardin avvenuta il 20 ottobre 1922 che coinvolgono le diocesi di Vicenza e Treviso
|”Collochiamo questo percorso spirituale interdiocesano – ha sottolineato mons. Pizziol nell’omelia – dentro il cammino sinodale della Chiesa italiana”. Quindi il Vescovo per evidenziare alcuni tratti della santa vicentina ha fatto riferimento alla raccolta dei testi agiografici e delle omelie. Da questi testi – ha evidenziato – «emergono sopratutto i tratti ascetico personali, caritativi» di una vita che si è compiuta in soli 34 anni.

Il vescovo Beniamino, quindi rifacendosi alle parole del beato Giovanni Paolo I in occasione della celebrazione della conclusione del cinquantesimo dalla morte di S. Bertilla il 30 aprile 1972 mentre era patriarca a Venezia, ha sottolineato «l’umiltà delle origini a Brendola», «l’ingresso nella Congregazione delle Suore Maestre di Santa Dorotea», a 17 anni, «l’esperienza come novizia presso l’Ospedale di Treviso», «dove – giorno dopo giorno – esprime una carità eroica e tesse la trama dei suoi giorni, da cui emerge la sua santità». Ma è un’espressione del padre carmelitano Antonio Maria Sicari che apre al Vescovo «uno sguardo nuovo su questa santa». E cita: «Bertilla toccava, senza nemmeno sospettarlo, le vette cui erano giunti solo i più alti mistici come s. Francesco, S. Caterina da Siena, s. Teresa D’Avila, S. Teresa del Bambin Gesù». È a partire da questa costatazione che Pizziol colloca la santa «tra i grandi mistici della storia della Chiesa, coloro che hanno vissuto in una totale, profonda comunione con Dio nella vita ordinaria di ogni giorno».
«Bertilla – ha proseguito – era arrivata a sperimentare il tutto di Dio e così prendere coscienza del nulla della creatura. Era davvero convinta di essere il “niente” e che altre sorelle fossero tutte migliori di lei». «Bertilla sapeva vedere Gesù in ogni persona e guardava ogni persona con lo sguardo di Gesù».

Il vescovo Beniamino ha quindi invitato a riflettere sull’espressione di Bertilla “Tutto è niente”. «Non estasi, non miracoli in vita, ma un’unione con Dio sempre più profonda nel silenzio, nel lavoro, nella preghiera, nell’obbedienza. Da quella unione con Dio veniva la squisita carità che ella dimostrava ai malati, ai medici, ai superiori, a tutti». «Bertilla – ha concluso Pizziol – «non ha fatto miracoli se non il miracolo dell’amore».
Il tema della santità è stato il cuore dell’intervento finale della Superiora Generale suor Maria Teresa Peña.
«Questo Centenario – ha detto prima della conclusione della messa – vuole essere un percorso di santità; della santità vera, reale di Bertilla e della santità possibile per ciascuno di noi». «Bertilla deve farsi santa, vuole – ricorda la Superiora Generale – ad ogni costo farsi santa, non perché lo vuole lei ma per far contento Gesù, per essere tutta di Gesù. Perché la felicità vera la trova solo in Lui. Anche lei ha paura e soffre molto, ma il suo massimo interesse – ricorda ancora – è essere tutta di Gesù. Nessuna autoreferenzialità, nessun narcisismo perché la felicità vera la trova solo in Dio».
«Possa Santa Bertilla – conclude suor Peña – in quest’anno trasmetterci un po’ della sua certezza e della sua radicale decisione di volere anche noi ad ogni costo farci santi e dare a Dio tutta la Gloria!»


