Il centenario della morte di Santa Bertilla consente di approfondire i caratteri della religiosa originaria di Brendola e coglierne la forte attualità. A questo proposito è particolarmente interessante la prospettiva che evidenzia don Gianluigi Pigato già docente dell’Istituto teologico del Seminario e già padre spirituale del Seminario teologico, attualmente collaboratore pastorale dell’Up Breganze – Maragnole, che afferma che «S. Bertilla può illuminare il cammino sinodale che la nostra Chiesa locale, unitamente a tutte Chiese italiane, ha da poco intrapreso».

Don Gianluigi da che punto di vista S. Bertilla può essere utile al cammino sinodale appena avviato?
«Tre sue caratteristiche riassumibili in “umiltà, gioia e lavoro” sono preziose anche oggi per la nostra Chiesa. Una Chiesa, infatti, che cerca di tradurle in atto è una Chiesa che sa riconoscere e discernere l’azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente».
In cosa consistono queste tre caratteristiche di Santa Bertilla?
«Ce lo dice lei stessa nei suoi diari. Lei ebbe, infatti, a sottolineare di sé: “… indifferenti nelle cose avverse, non cercare mai il proprio contentamento, coll’aiuto divino tutto si ottiene e senz’altro mi faccio santa (..) Non occorrono grandi mortificazioni da perdere la salute, basta cercare in tutto quello che tutto meno aggrada quando sta in mia scelta e altrimenti sempre l’obbedienza, la condiscendenza fra le sorelle ma senza far capire nulla dall’esterno, tutto per puro amore di Gesù”».
Questo con riferimento all’umiltà, ma con riferimento alla gioia e al lavoro, cosa ci dice di attuale Anna Francesca (il nome di battesimo) Boscardin?
«Verso la sua comunità scrive: “Alle sorelle tutta la gioia”. La “gioia”, uno dei frutti della Spirito Santo (cf. Gal 5,22) è l’atteggiamento che rende tutto più facile, che rende in particolare più facile il dono. La “gioia” riveste un aspetto sociale, suscita una comunità più gioiosa: “La carità è il testamento di Gesù, che tante volte lo ha raccomandato perché vedeva che è difficile ad avere la carità, oggi voglio cercare in tutto il comodo delle sorelle”.
La santa si mostrò assai assidua alle incombenze richieste dal suo delicato compito infermieristico. “A me, tutto il lavoro” affermava. Al riguardo troviamo redatto nel suo diario: “Silenzio; lavoro. Io e Dio solo, raccoglimento interno e esterno, preghiera continua, questa è l’aria che respiro; lavoro assiduo, assiduo sempre, però con calma e buon ordine”. Questa sintesi preghiera-lavoro appartiene alle ultime annotazioni corredate nell’ultimo diario e portano la data del 20 agosto 1921: a un anno dalla sua morte.
È entusiasmante rilevare la concordanza della Santa con il Papa sui tre tratti indicati anche da papa Francesco: umiltà, gioia e lavoro».
Dove, in particolare, ha registrato questa concordanza?
«La possiamo ritrovare nel suo memorabile intervento di apertura del V Convegno della Chiesa Italiana svoltosi a Firenze nel novembre del 2015, dal titolo “In Gesù Cristo il nuovo umanesimo”. Lì, nell’intento di indicare spunti pastorali alla Chiesa Italiana, ha invitato a fissare lo sguardo sul “volto di Gesù”, sollecitando in modo pressante di assumere sentimenti di amore e di compassione: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù” (cf. Fil 2,5). E ha proseguito: “È Lui il nostro umanesimo. Guardando il suo volto che cosa vediamo? Innanzitutto il volto di un Dio “svuotato”, di un Dio che ha assunto la condizione di servo, umiliato e obbediente fino alla morte (cf. Fil 2,7). (…) Non vedremo nulla della sua pienezza se non accettiamo che Dio si è svuotato. E quindi non capiremo nulla dell’umanesimo cristiano e le nostre parole saranno belle, colte, raffinate, ma non saranno parole di fede. Saranno parole che risuonano a vuoto”. E per presentare con semplicità alcuni tratti dell’umanesimo cristiano che è quello dei “sentimenti di Gesù” (Fil 2,5) il Pontefice definiva questi ultimi con queste parole: “Essi non sono astratte sensazioni provvisorie dell’animo, ma rappresentano la calda forza interiore che ci rende capaci di vivere e di prendere decisioni”.
Chiedendosi: “Quali sono questi sentimenti?”, Bergoglio ne ha presentati tre. Indicava come primo sentimento l’umiltà e tra l’altro denotava: “Dobbiamo perseguire la gloria di Dio e questa non coincide con la nostra”. Un altro sentimento che “dà forma all’umanesimo cristiano è il disinteresse. (…) Dobbiamo cercare la felicità di chi ci sta accanto. L’umanità del cristiano è sempre in uscita”. Concludeva i tratti del nuovo cristianesimo in Gesù Cristo, indicandone il terzo tratto: “Il nostro dovere è lavorare per rendere questo mondo un posto migliore e lottare. (…) Qualsiasi vita si decide sulla capacità di donare”.
Anche il messaggio riassuntivo dell’umanesimo vissuto dalla Santa in Cristo Gesù corrisponde proprio e concorda con la triade indicata dal papa alla Chiesa Italiana: “A Dio tuta la gloria”. Se vissuti questi atteggiamenti conducono il cristiano alla beatitudine della “gioia del Vangelo”».
Umiltà, gioia e lavoro sono dunque tre caratteristiche che ritroviamo in Santa Bertilla e che ci sono preziose anche in questa stagione ecclesiale. Ma se lei dovesse indicare qual è la tonalità principale che caratterizza la Santa, cosa direbbe?
«A prima vista può sembrare arduo ritrovare un filo conduttore all’interno delle annotazioni riportate da Santa Bertilla nei suoi sei piccoli diari, libretti di pochissime pagine e parole, stilati negli ultimi quattro anni della sua vita. Queste annotazioni presentano come un arcobaleno dalle molteplici tonalità. L’orizzonte della sua anima è, infatti, vasto come il mondo dello Spirito! La santa possiede, da questo punto di vista, un vero magistero spirituale.
Ma c’è, comunque, un nodo d’oro che tutto raccoglie in unità e che ha dato forma al suo procedere verso la santità. Esso è indicato dall’immagine di un cammino (sequela): “La via dei carri, la più comune”».
Se dovesse dare una definizione di Santa Bertilla cosa direbbe?
«È senz’altro una santa della porta accanto, di quelli che vivono – come ha vissuto lei – vicino a noi e sono un riflesso della presenza di Dio o, per usare un’altra espressione, “La classe media della santità” (GE 7). Diciamo grazie a s. Bertilla che ha lasciato dietro di sé un sovrappiù di amore, senza clamore, nella quotidianità. La Chiesa militante, pellegrina, feriale avanza come popolo paziente, come Annetta».

