Il viaggio lungo i corsi d’acqua del Veneto di “Operazione fiumi – Esplorare per custodire”, la campagna di Legambiente Veneto con il supporto tecnico di Arpav, tocca una nuova tappa e torna a concentrarsi su Bacchiglione e Retrone. Due fiumi che scorrono vicini e che condividono la medesima sorte: un inquinamento cronico, confermato dai dati raccolti dai volontari in otto punti – sei sul Bacchiglione (da Caldogno fino a Pontelongo) e due sul Retrone (a Vicenza e Creazzo) – con analisi su escherichia coli, glifosate e Pfas.
I dati batteriologici, a eccezione del tratto a Caldogno, sono tutti sopra la soglia di sicurezza per l’uso irriguo, mentre i risultati della scheda di bacino idrografico Arpav restituiscono un quadro ancora più articolato e preoccupante, tra scarichi civili e industriali, pesticidi e inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, cioè Pfas.
Il primo fronte, quello dell’escherichiacoli, continua a essere una spia rossa. Anche quest’anno i campionamenti mostrano livelli che si avvicinano alla soglia a partire dalla quale si valutano restrizioni per uso irriguo, soprattutto a Vicenza centro, in cui si registrano dati elevati nel Bacchiglione, così come sul Retrone a Creazzo. L’unico campione “buono” si trova invece a Caldogno.
Seppure non sostituiscano le analisi ufficiali, i rilevamenti di Legambiente confermano per il quinto anno consecutivo lo stato di salute precario dei due fiumi, aggravato da una persistente mala depurazione e dalla scarsità di interventi strutturali. A rafforzare questa diagnosi è il dossier Arpav 2024, con 62 stazioni attivate per il controllo della qualità chimica che mostrano 14 superamenti dei limi ti normativi per i pesticidi. Accanto a questo, il Bacchiglione mostra livelli preoccupanti di Pfos – inquinante collegato al caso Miteni – da Vicenza fino a valle e a peggiorare ulteriormente la situazione, la presenza di glifosate, metolachlor e dei loro metaboliti.
Meno della metà dei punti monitorati raggiunge lo stato “buono” secondo l’indice LIMeco, e lo stato ecologico dei corsi d’acqua peggiora dal punto di vista dei nutrienti man mano che si scende verso la foce. Il fiume si rivela quindi un malato cronico, affetto da inquinamento diffuso agricolo e da scarichi urbani e industriali: «La cronica presenza di inquinamento da batteri fecali e agenti chimici nelle acque del fiume rischia di essere un problema sempre più serio per le derivazioni idrauliche ad uso agricolo, che compromette le produzioni agricole su un vasto territorio dell’alta pianura» commenta Giulia Bacchiega, portavoce della campagna «viste le criticità ripetute, persistenti e non risolte per quanto riguarda i batteri fecali, è evidente che la mala depurazione resta una questione da monitorare e affrontare con decisione. Le cause sono ad esempio gli scarichi non collettati o abusivi, o eccessi di sversamenti dell’agricoltura».
La rassegnazione cede il passo a un’ironia amara nelle parole di Valentina Dovigo e Luca Professione, presidenti dei circoli Legambiente di Vicenza e dell’Ovest Vicentino: «Se c’è una certezza di questi tempi è che purtroppo Bacchiglione e Retrone continuano ad essere inquinati. È un po’ triste osservare come dopo cinque anni di campionamenti e di restituzione dei dati alla cittadinanza e agli Enti competenti, quasi nulla sia stato fatto per avviare una svolta significativa, se non qualche lieve segno di miglioramento in alcuni tratti del Bacchiglione». Da qui l’appello ad agire: «Occorrono strumenti di attivazione e coinvolgimento di tutti gli attori afferenti a questi corsi d’acqua come per esempio i “Contratti di Fiume”, utili a concertare soluzioni e necessari per affrontare la sfida del cambiamento climatico e per costruire politiche pubbliche di adattamento. Sul Retrone questo percorso del Contratto di fiume è appena iniziato e ci auguriamo che prosegua velocemente, mentre per il Bacchiglione chiediamo l’avvio urgente di un percorso analogo».
Giada Zandonà
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