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Home Fratelli Tutti Amicizia Sociale

Amicizia sociale, condizione per non morire come gente che vede solo se stessa

9 Febbraio 2021
in Amicizia Sociale
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Amicizia sociale, condizione per non morire come gente che vede solo se stessa

L’amicizia è qualcosa che possiamo costruire (la fraternità è già decisa), ed è ciò che possiamo diffondere e vivere.

Avere una visione per orientare la vita, avere una direzione di marcia e avere una spinta che muove al cambiamento… sono le qualità profonde e scomode di papa Francesco. Nell’ultima enciclica su fraternità e amicizia sociale (due parole sorelle, quasi sempre insieme nell’enciclica) ci è offerta questa visione, questa direzione e questa spinta di un Papa che ha ancora dei “sogni”, per l’umanità intera, come per ciascuno singolarmente. Il “sogno” di papa Francesco, è la fraternità di tutti e tra tutti. Sogno non del tutto originale e nuovo. Un sogno (già sognato) che viene da Francesco d’Assisi. Il patrono d’Italia sognò così radicalmente la fraternità, che agli amici che si univano a lui diede il nome di “frati”,cioè fratelli.Francesco scelse per i suoi il nome più comune, il più universale e il più profano. Mentre san Domenico fondava i “domenicani”, san Benedetto, ancor prima, i “benedettini”, Francesco non volle chiamare “francescani” i suoi compagni, ma semplicemente “fratelli”, “frati”. Così come chiamava il sole, l’acqua, la terra, il lupo di Gubbio. Un nome da condividere. E se proprio volevano un nome speciale, i frati potevano aggiungere “minori”.

Un sogno (già sognato) laicamente, 500 anni dopo Francesco d’Assisi. Perché la “fraternità” risuonò accanto a “libertà” e “uguaglianza” nella rivoluzione francese del 1789.

Si voleva rivoluzionare (parola che impaurisce, ma che Paolo VI fece sua, parlando di “rivoluzione dell’amore”), rovesciare un mondo appoggiato su criteri insostenibili: nobiltà e privilegio (per pochi), disuguaglianza (per la maggior parte) e “paternalismo” (una strana benevolenza dei potenti dall’alto, che umiliava in basso i beneficiati, rendendoli debitori pazienti e silenziosi di molte altre ingiustizie).

La fraternità “rivoluzionaria” affermava che la mia libertà sta con quella di tutti. E che l’uguaglianza sta concretamente nella dignità di tutti. Senza per paternalismo. Un sogno (già sognato) 700 anni prima di Francesco di Assisi. Da Aristotele, filosofo greco, che offre al Papa di rispolverare, in una parola antica, un “sogno” necessario per il nostro tempo: amicizia sociale.

In questa parola Aristotele indicava il rispetto, l’amicizia senza intimità e perfino senza vicinanza. Amicizia deve esserci non solo dove c’è ammirazione e stima. E gli amici non stanno insieme solo per l’interesse. Amicizia sociale non è altro che “rispetto”, anche dove c’è distanza e conflitto, “rispetto” anche nella competizione. Siccome la città durerà più dei suoi cittadini, per costruire la città (regole civili, progetti politici, piani urbanistici, scelte economiche …) bisogna andare oltre l’interesse di una parte (di un “partito”) e oltre l’interesse temporaneo dei cittadini di oggi. La città (e il mondo) diventa per Aristotele l’«amico» che sopravvive a ciascuno.

Papa Francesco non parla solo della fraternità, che come tutte le parole, a forza di usarla, si sporca e si sgualcisce. S. Agostino diceva che «anche i ladri hanno la loro fraternità», e nemmeno la Bibbia racconta la fraternità come un legame facile o romantico.

I legami di sangue spesso annegano nel sangue (Caino) e nella lotta per l’eredità i fratelli diventano i primi avversari. Dunque nessuna soluzione sentimentale, o parola magica, neppure con la fraternità. Il papa affianca alla fraternità l’amicizia sociale, che ha una qualità importante per le relazioni: l’amicizia è qualcosa che possiamo costruire (la fraternità è già decisa), l’amicizia è ciò che possiamo diffondere e vivere. Non basta il “simpatico motivo” della fraternità, perché i fratelli di sangue non bastano a far progredire la città.

Una fraternità oltre la stessa famiglia, oltre i legami di sangue, è quella che è possibile quando due scelgono uno stesso progetto, abitano una stessa casa, e senza essere fratelli e sorelle generano nuova fraternità. La famiglia, in cui tutti siamo nati, è la prima inaugurazione di novità, di pluralità, di amicizia sociale. Per questo nonbasta l’unico sangue che si “inchioda in se stesso”(Derrida). Non bastano i legami di sangue, o di partito, o di categoria, o i legami di puro interesse.

Senza amicizia sociale ci sarà una sola generazione di fratelli che si esaurisce. E poi basta.

L’amicizia sociale non è il contrario della fraternità, è la prima condizione per non morire come gente che pensa solo a se stessa, vede solo se stessa.Quando i fratelli “vedono” oltre se stessi non negano la fraternità, la allargano, ne creano di nuova. Il contrario della fraternità è invece la “barbarie”, e l’amicizia sociale (il papa fa solo un accenno al n. 27) è il miglior vaccino contro la barbarie di una civiltà che accetta e giustifica ciò che accade (basta leggere i primi due capitoli dell’enciclica).

L’enciclica Fratelli tutti è altamente consigliata per tutti quelli che sognano che una città e un mondo durino più di noi stessi.

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