C’è un banco arancione che, sopra, ha una cassetta della posta chiusa a chiave. Dello stesso colore. È il sistema “anti-bulli” adottato nella scuola Farina di Vicenza: un punto di segnalazione, molto evidente, presente in ognuno dei piani dell’istituto e a disposizione degli studenti – dalle primarie alle superiori. «Vicino c’è un cartellone che spiega come vanno usati. Abbiamo adottato questo sistema, inserito all’interno di un protocollo specifico, dalla fine dell’anno scorso – osserva Elisa Salgarollo, psicologa e insegnante del Farina, referente del protocollo stesso -. Ma va distinto il semplice scherzo dai veri e propri casi di bullismo: ai ragazzi lo spieghiamo».
La scuola cattolica di Vicenza, espressione delle suore Maestre Dorotee, conta circa 700 alunni e alunne dalla materna alla quinta superiore. «Alcuni di questi ragazzi, e ragazze, si sono iscritti nella nostra scuola ad anno già iniziato anche perché, dove erano, avevano vissuto problemi di bullismo. Del resto l’impronta educativa, e cattolica, del Farina è molto intensa e un genitore si aspetta questo “di più”, essendo una scuola a pagamento», continua Salgarollo.
Ma per la psicoterapeuta è bene anzitutto definire “cosa” è bullismo, soprattutto coi ragazzi. «Nel protocollo di cui sono referente, attivato da due anni, definiamo cosa è bullismo e cyberbullismo. Le tre caratteristiche sono l’intenzionalità, lo squilibrio di potere e la periodicità nel tempo, quindi il fatto che il gesto sia ripetuto più volte. Questo aiuta i ragazzi a distinguere: perché c’è la litigata e lo scherzo, e c’è l’atto di bullismo vero e proprio. E ci permette di intervenire in modo più efficace».
La scuola ha un tavolo permanente con il dirigente scolastico, la referente e i rappresentanti dell’area pedagogica, ma anche i rappresentanti di genitori e alunni: il tavolo decide progetti specifici sul tema, annualmente. Poi c’è «il team dell’emergenza. È composto da me e dal preside, o dal coordinatore della classe coinvolta in un caso: procediamo con un colloquio con la vittima, poi con il bullo o i bulli, sempre informando tempestivamente le famiglie. Prevedendo un incontro finale, possibilmente con tutti, e dandoci già delle prospettive per un nuovo confronto con gli interessati. Si fissa proprio la data in agenda». In parallelo si prevedono delle attività propedeutiche che coinvolgono tutta la classe su temi come la gestione delle emozioni, educazione e prevenzione, cyberbullismo.
I casi vanno dalla presa in giro sull’aspetto fisico al furto della merenda fino ad episodi che, soprattutto alle scuole medie o ancora più nelle classi delle superiori, hanno più profondità e sfiorano temi come la nazionalità d’origine o l’opinione politica.
Fortunatamente, sono pochi: «Ragazzi e ragazze stanno imparando a segnalare – conclude la psicologa – sanno che c’è un modulo a fianco del banco e della cassetta arancioni, e sanno come usarlo per la segnalazione. I più grandi vanno da soli, i più piccoli si fanno accompagnare da un insegnante. Io controllo più volte a settimana tutte le cassette e, ad oggi, finora ho riscontrato pochissime segnalazioni: solo due dall’inizio del nuovo anno scolastico».
di Andrea Alba
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