Villa San Giuseppe, in Angarano, è pronta a scrivere un nuovo capitolo della sua storia ultracentenaria. La nobile struttura cinquecentesca dal passato glorioso, che la proprietà dei Gesuiti ha messo a disposizione, a titolo gratuito, delle fasce fragili della popolazione bassanese, è diventata a tutti gli effetti un centro per favorire e promuovere l’inclusione sociale. Da luogo di esercizi spirituali e sede dei corsi prematrimoniali, oggi è un polo che accoglie persone con disagio ma capace di interagire con l’esterno e con le altre componenti della medesima comunità. A gestire il nuovo corso è il consorzio Pictor, sintesi dell’associazione Conca d’oro, e delle cooperative Luoghi Comuni e Adelante.
I primi “inquilini” sono 20 disabili gravi di età compresa tra i 18 e 65 anni. Da qualche mese, nel complesso immerso in quattro ettari di verde, che si estendono lungo il Brenta a ridosso del centro storico bassanese, trascorrono la maggiore parte della giornata sotto la guida di 10 operatori specializzati dei quali è responsabile Marzia Settin. Arrivano al mattino, svolgono attività, pranzano, sono coinvolti in progetti tarati sulle singole capacità; di sera tornano nelle loro famiglie.
“Li seguiamo in stretta collaborazione con i servizi sociali dell’Ulss 7 – sottolinea Fabio Comunello che si occupa del centro – Prima erano in via Rosmini. Qui hanno ampi spazi e un ambiente tranquillo e adeguato alle loro necessità. Sperimentano semplici attività manuali e percorsi personalizzati. La forza di questo centro sta anche nella bellezza del contesto, più vicino a quello domestico e meno simile ad una struttura sanitaria. Sono molto coinvolti nella suggestione del parco secolare”.
Un luogo dove l’etica si coniuga all’estetica. Per adattare gli spazi ai bisogni della nuova utenza sono stati effettuati diversi interventi. “Ci ha aiutato il privato a coprire le spese – spiega Comunello – In particolare due realtà milanesi: Umanamente di Allianz Assicurazioni e la Fondazione Opsis che fa capo alla famiglia Berlusconi. Per la manodopera si sono offerti gli alpini della sezione Ana Monte Grappa. Una rete di solidarietà che ci ha permesso di raggiungere questo primo obiettivo”. Già, perché il progetto finale è più ambizioso. La sfida futura consiste nella realizzazione di un alloggio protetto dove i disabili possano vivere in una dimensione di semiautonomia, sempre affiancati dal personale.
La “famiglia” di Villa San Giuseppe sta anche per aumentare. Sono in arrivo i minori della comunità diurna Ramaloch cui è stata riservata un’ala della dimora. Ragazzi dagli 11 ai 17 anni che, per motivi diversi, si trovano in difficoltà temporanea e per un periodo hanno bisogno dell’accompagnamento quotidiano di educatori. I genitori, impegnati a superare i problemi, sono pienamente coinvolti insieme con i servizi nella costruzione del percorso di recupero. Si tratta di un nucleo di 10 giovanissimi che, entro febbraio, si trasferiranno da un alloggio in località Spin di Romano.
Progetti di accoglienza che trovano “inclusione” nelle altre attività che si svolgono nel suggestivo complesso, come quelle di ristorazione e di ricezione turistica, di proposte e iniziative per bimbi, e quelle di produzione avviate dai Gesuiti, tra le quali spicca l’omonimo amaro conosciuto in tutto il mondo. “Il merito va ai padri, in particolare al superiore Alberto Remondini – conclude Comunello – che, seguendo le indicazioni di Papa Francesco, con grande sensibilità hanno messo questa villa a servizio delle persone svantaggiate”.

