«Senza ombra di dubbio» è la risposta data da papa Francesco nel 2023 allo scrittore Javier Cercas che lo interrogava se sua madre avrebbe rivisto suo padre dopo la morte. La madre, fervente cattolica, ne era convinta. E lui, divenuto da tempo ateo e anticlericale, aveva inseguito il vecchio Papa argentino nel suo viaggio apostolico alla fine del mondo, nella lontanissima Mongolia, pur di avere cinque minuti per stare a tu per tu con lui e fargli questa domanda cruciale. Cercas, accreditato tra i giornalisti a seguito del Papa, ne ebbe la possibilità durante il volo aereo tra Roma e Ulan Bator, sorvolando la Russia e la Cina, mentre si trovavano più vicini al Cielo, meno distratti dalle preoccupazioni e dai rumori del mondo.
La risposta di Francesco, tanto immediata, semplice e sicura da apparire ingenua, sorprese lo scrittore spagnolo che già sull’interrogativo della vita dopo la morte si era confrontato con teologi e dotti cardinali, avventurandosi in dissertazioni tanto colte e affascinanti quanto inconcludenti. «Senza ombra di dubbio». Quattro brevi parole che sembrano quasi una parafrasi di quelle che ogni domenica ripetiamo in chiesa: “Credo la vita eterna”. Una vita eterna che per il cristiano non è solo immortalità dell’anima, ma è anche risurrezione dei corpi, e dunque possibilità nuova di ritrovare, trasfigurati nell’amore di Dio, anche i legami d’amore che la morte sembrava aver interrotto. È questa la “grande speranza”, come la definì Benedetto XVI nella sua enciclica Spe salvi, che noi, nella nostra fede ragionevole, asettica e adatta ai tempi nuovi, abbiamo barattato per piccole speranze da nulla. Una speranza, che poiché fondata sulla fede nella Risurrezione di Cristo, assume per il credente i tratti della certezza incrollabile.
«Senza ombra di dubbio». Lo sapeva la madre di Cercas, lo sapevano le nostre madri e i nostri nonni. Facciamo più fatica noi, che pure ci diciamo credenti, forse per paura d’ingannarci o di essere compatiti a causa della nostra fede. Ci sembra molto più accettabile dubitare, restare perplessi, sospendere il giudizio e intanto magari accompagnare figli e nipoti ad insulse feste di Halloween. Che poi, senza vedere il demonio in ogni dove, non ci sarebbe nulla di male a giocare per una sera ad avere paura, se poi il giorno dopo ci si ritrovasse in chiesa a celebrare Ognissanti e il giorno dopo ancora a visitare i cimiteri senza più timore della morte, ma con quella nostalgia dei nostri cari che nella fede diventa attesa di un reincontro promesso. Ma la maggior parte dei cristiani di oggi sembra preferire l’ombra del dubbio allo splendore della verità, un carnevale fuori stagione alla risposta alle domande fondamentali sulla vita e sulla morte. Capita, in occasione dei funerali, di ascoltare frasi ben poco consolanti come “Sarai vivo finché ti ricorderemo” (siamo messi bene…) o “Vivrai nel tuo gatto e in ogni rivolo di vento” (un fast food di panteismo e reincarnazione a buon mercato). No, la fede cristiana ci dice che noi vivremo per sempre perché la nostra vita sarà custodita nel palmo della mano di Dio e che non annulleremo la nostra identità personale in un tutto indistinto che ritorna implacabilmente a sé stesso. Ci assicura che un giorno “vedremo Dio così come Egli è” e che in Lui ritroveremo anche le persone amate e comprenderemo finalmente la nostra vita, purificando i nostri peccati e raccogliendo i frutti del bene pazientemente seminato, donato e ricevuto. «Senza ombra di dubbio».
Un anno dopo quel breve colloquio con papa Francesco, la madre di Javier Cercas morì. Lo scrittore, mentre tornava dal funerale, ricevette una telefonata da un numero sconosciuto. Era il Papa che gli faceva le condoglianze. Un’emozione fortissima, un pianto liberatorio. Da quel momento lo scrittore iniziò a dubitare del suo dubbio.
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it
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