Prendersi cura di chi si prende cura: per circa 600 mila caregiver veneti arriva il riconoscimento del loro ruolo con la legge approvata all’unanimità dal Consiglio regionale lo scorso 29 settembre. Un primo passo per dare voce e sostegno a chi assiste gratuitamente, per ragioni affettive, una persona cara non autosufficiente o con disabilità.
All’origine c’è la proposta di Chiara Luisetto,vicentina, consigliera regionale del Pd e vicepresidente della commissione sanità, depositata già nella precedente legislatura e poi sostenuta e arricchita dal presidente Alberto Stefani e dal capogruppo della Lega Riccardo Barbisan.
Lo spirito della legge
L’affetto spinge a prendersi cura di una persona cara, ma non mette al riparo dalla stanchezza, dalla solitudine o dalla rinuncia al lavoro. È a questa fatica quotidiana che vuole rispondere la legge sui caregiver. «Parliamo di persone che lo fanno per ragioni affettive, ma spesso non hanno alternative, non hanno una rete. Questa legge è un primo vero passo per dire che esistono, che vanno ascoltate e sostenute». Il cambiamento parte dal riconoscere anche i bisogni di chi assiste, accanto a quelli della persona assistita. «Nel piano ha voce anche il caregiver: può intervenire e dire di che cosa ha bisogno. È l’elemento di base da cui nascono i servizi», spiega Luisetto, che aggiunge: «Lo spirito della legge non è quello di distribuire bonus diretti che corrono il rischio di venire a mancare da un anno all’altro ma di costruire attorno ai caregiver una rete di servizi strutturali e permanenti» Tra le misure più significative ci sono il supporto psicologico per prevenire il burnout e gli interventi di sollievo. «Se mi ammalo o ho semplicemente bisogno di staccare, ci sarà un operatore formato che mi sostituisce e si occupa del-la mia persona cara». La legge prevede inoltre informazioni su contributi e servizi attraverso i punti unici di accesso nelle Case di comunità e formazione gratuita, online e in presenza. «Non perché il caregiver si sostituisca ai servizi, ma perché possa affrontare un’emergenza e prendersi cura anche di se stessi».
Visite a domicilio e telemedicina potranno alleggerire gli spostamenti; accordi con datori di lavoro e sindacati favoriranno il lavoro agile e la conciliazione. Veneto Lavoro certificherà le competenze maturate nell’assistenza per valorizzarle nel reinserimento professionale. Per i giovani caregiver, accordi con scuole e università prevederanno orari flessibili e crediti formativi. Resta il nodo di chi lascia il lavoro: «Molte sono donne che poi si trovano con una pensione misera. Per la parte previdenziale serve una legge nazionale». Ora la norma va attuata: «Non risolverà tutti i problemi, ma deve fare la differenza nella vita delle persone».
Tavolo permanente
E ora, cosa manca perchè diventi realtà? «Il risultato da raggiungere sarà non lasciare soli i caregiver nel loro compito», afferma l’assessora regionale al sociale Paola Roma (Lega). Per attuare la legge si partirà dal Tavolo permanente di governance, con rappresentanti di famiglie, società civile, terzo settore, sindacati e ordini professionali, e dalla Cabina di regia, composta da tecnici regionali e direttori delle Usl e degli Ambiti territoriali sociali. «Saranno costituiti a breve, con il compito di definire le prime linee guida regionali entro 90 giorni e iniziare ad attivare i servizi. Sarà un lavoro necessariamente corale». Tra le priorità ci sono sostegno psicologico e formazione: «Forniremo conoscenze per organizzare l’assistenza e orientarsi nei servizi». Entro sei mesi dovranno essere definite le procedure per validare le competenze e riconoscere i crediti formativi, valorizzando l’esperienza di cura anche nel mercato del lavoro. Si svilupperanno inoltre telemedicina e gruppi di mutuo aiuto. «Tra i primi passi vi sarà una sezione nell’app Vivi Veneto, dove ci si potrà iscrivere a un registro regionale: un luogo virtuale di aiuto, insieme ai punti unici di accesso delle Case della comunità e degli Ambiti territoriali sociali». Lo stanziamento previsto è di un milione di euro annuo. «Servirà per i primi materiali di comunicazione e formazione, i gruppi di auto mutuo aiuto, lo psicologo di base, i primi interventi di sollievo e il registro dei caregiver. È una sfida che siamo pronti a sostenere» conclude Roma.
Vuoto normativo
Il Veneto è la 14esima Regione (compresa la Provincia autonoma di Trento) ad approvare una legge sui caregiver, mettendo l’ennesima pezza ad un vuoto normativo che perdura da quasi vent’anni, da quando cioè l’Italia ha ratificato la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità che prevede la tutela giuridica dei caregiver.
L’unico riferimento nazionale a questa figura appare nel 2017, all’interno della legge di bilancio 2018-2020 che ha istituito un fondo per la copertura finanziaria di interventi a sostegno dei caregiver, successivamente rifinanziato. Alla situazione attuale, però, una legge dello Stato che dia pieno riconoscimento a questa figura, non esiste, anche se un disegno di legge a firma del ministro per la disabilità Locatelli è stato depositato il 6 febbraio2026 ed è in discussione alla Camera.
L’assenza di una legge nazionale è stata sanzionatadalle Nazioni Unite. Il 3 ottobre il Comitato Onu per i diritti delle persone con disabilità ha condannato l’Italia (nulla più di una censura formale, per la verità)per la mancanza di tutela giuridica dei caregiver,accertando così la violazione degli obblighi internazionali assunti dalla Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006 e ratificata dal’Italia nel 2009.
La legge del 2017 definisce caregiver la persona che assiste e si prende cura di specifici soggetti che a causa di malattia, infermità o disabilità siano non autosufficienti e in grado di prendersi cura di sé, ovvero ai quali sia riconosciuto un grado di invalidità in quanto bisognosi di assistenza permanente, globale e continuativa. È una definizione che il disegno di lagge riprende, arricchendola di riferimenti normativi alla legge 104 del 1992 sulla disabilità, alla titolarità dell’indennità di accompagnamento della legge 18 del 1980 e alla condizione di non autosufficienza come ridefinita dai decreti legislativi 29 e 62 del 2024. In caso di impegno gravoso (cioè oltre le novantuno ore settimanali), il ddl prevede un contributo economico calcolato su base ISEE.
Giada Zandonà, Andrea Frison
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