Il ricordo dei martiri vicentini Giovanni Didonè e Vittorio Faccin, uccisi in odium fidei in Congo nel 1964, è vivo anche in Francia. Sulle sponde della Loria, a pochi chilometri da Nantes, la parrocchia di Ancenis ha infatti scelto come patroni il Beato Albert Joubert e i suoi compagni di martirio: padre Giovanni Didonè, fratel Vittorio Faccin e padre Luigi Carrara, uccisi nella regione del Sud Kivu durante la ribellione dei “simba” guidata da Pierre Mulele.
«La scelta di questo patronato assume oggi un significato particolare, poiché la nostra nuova parrocchia nasce dall’unione di due parrocchie e di tredici campanili (clochers, in francese), tra cui Saint-Herblon, dove è nato il beato Albert». A spiegarlo è padre Yvon Barraud, parroco (in francese curé) di Anciens.
Padre Yvon, perché avete scelto di dedicare la vostra parrocchia ai quattro martiri di Uvira?
«Pur essendo nato qui, conoscevamo poco la storia di padre Albert. Padre Faustino Turco, postulatore della causa di beatificazione, ci ha contattati e si è sviluppato un rapporto. La beatificazione ci ha portato a conoscere la sua testimonianza e quella dei suoi tre compagni missionari Luigi Carrara, Giovanni Didonè e Vittorio Faccin. Siamo andati in tre persone della parrocchia a partecipare alla celebrazione di ringraziamento dai Saveriani a Parma e siamo rimasti profondamente colpiti. Abbiamo avuto la gioia di riportare con noi le reliquie dei quattro beati e di incontrare diverse persone che ne custodiscono e mantengono viva la memoria».
Quanti abitanti conta la vostra comunità e quanti sono cattolici?
«L’insieme degli abitanti della nuova parrocchia è di circa 35.000 persone. È molto difficile, invece, stabilire quanti siano i cattolici. Le nostre chiese sono ancora ben frequentate in occasione delle Messe e dei momenti forti della fede cristiana, anche se la secolarizzazione ha fatto il suo cammino anche tra le nostre popolazioni».
In Italia ha avuto grande risonanza il gran numero di persone che chiede i sacramenti in Francia. Avete sperimentato anche voi questo fenomeno?
«Se il numero dei battesimi dei bambini diminuisce, come in tutta la Francia, conosciamo invece una domanda significativa per il catecumenato. Arrivano richieste per essere battezzati, per ricevere la Prima Comunione e per essere cresimati, che coinvolgono i nostri parrocchiani e tutta la diocesi. Vengono proposti tempi e percorsi di accompagnamento. La Pasqua è un tempo di grande gioia. Stiamo vivendo un periodo interessante ed esigente. Dobbiamo accogliere, accompagnare e vivere accanto a queste persone che scoprono la fede e attendono da noi testimonianza e fraternità. Per noi si tratta di una trentina di persone di età molto diverse, la maggior parte delle quali ha meno di 25 anni. Anche il viaggio del Papa ha fatto emergere questa vitalità e queste attese. Ci sono appelli da ascoltare per offrire una fonte di vita e un cammino di speranza».
In che modo i quattro martiri di Uvira illuminano la vostra azione pastorale?
«I martiri di Uvira offrono alla nostra azione pastorale diversi orientamenti molto concreti. Innanzitutto, ci invitano alla testimonianza. La loro vita ci ricorda che la fede non è soltanto una realtà da conservare, ma una fede da vivere, da annunciare e da trasmettere. Ci incoraggiano quindi a ritrovare il coraggio di una testimonianza semplice, umile e coerente. In secondo luogo, ci chiamano alla fraternità. Questi quattro uomini provenivano da contesti diversi, ma sono stati uniti nella stessa missione e fino alla prova estrema. Per una nuova parrocchia che riunisce due parrocchie e tredici campanili, il loro esempio è particolarmente significativo».
Come vivete “l’allargamento” della parrocchia?
«Non si tratta soltanto di riunire delle strutture, ma di imparare a camminare insieme, ad accoglierci e a sostenerci reciprocamente. Il fatto di avere come patroni un sacerdote congolese e tre missionari italiani ci aiuta a uscire da una visione troppo locale della Chiesa. L’arrivo dei sacerdoti fidei donum dal Benin si inserisce anch’esso in questa stessa prospettiva: la nostra parrocchia non è una realtà chiusa in se stessa, ma appartiene a una Chiesa nella quale le diverse Chiese si arricchiscono e si sostengono reciprocamente. Così, i beati Albert Joubert, Luigi Carrara, Giovanni Didonè e Vittorio Faccin ci invitano a fare di questa nuova parrocchia una comunità più fraterna, più missionaria e più aperta alla Chiesa universale».
Andrea Frison
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