Sono passati due anni da quella notte tra il 5 e il 6 ottobre 2024 in cui Sammy Basso è morto improvvisamente, a soli 28 anni, lasciando un vuoto enorme nella sua famiglia, nella comunità di Tezze sul Brenta e in quanti, in Italia e nel mondo, avevano imparato a conoscerlo. A due anni di distanza, però, il suo nome continua a essere legato non soltanto al ricordo, ma a luoghi, iniziative e persone che ne mantengono vivo il messaggio.
Sammy, nato a Schio e residente a Campagnari di Tezze sul Brenta, era affetto da progeria, una rarissima patologia genetica che provoca un precoce invecchiamento dell’organismo. Era la persona con progeria più longeva al mondo. Ma sarebbe riduttivo ricordarlo soltanto per la malattia. Biologo, divulgatore, fondatore dell’Associazione Italiana Progeria Sammy Basso e del Network Italiano sulle Laminopatie, Sammy aveva trasformato la propria esperienza in un impegno per la ricerca scientifica e per la conoscenza.
La sua storia, però, non era fatta soltanto di ricerca e di battaglie contro una malattia. Era soprattutto una storia di relazioni, curiosità, amicizia e fede. «La fede è la parte principale, la parte più intima di me stesso», aveva raccontato in un’intervista. E spiegava che, senza parlare della sua fede, era come se non avesse raccontato nulla di sé.
La fede come chiave della sua vita
Sammy aveva frequentato la parrocchia e fatto il chierichetto fino a 17 anni. La sua fede non aveva però nulla di astratto o di separato dalla vita quotidiana. Al contrario, si intrecciava con il suo amore per le persone, con la curiosità per il mondo, con il desiderio di studiare e con la capacità di affrontare anche la malattia senza lasciare che questa definisse la sua esistenza.
Nel 2018 si era laureato in Scienze naturali con 110 e lode, completando poi la magistrale in Biologia molecolare. Aveva viaggiato, incontrato persone, partecipato a programmi televisivi, raccontato la propria esperienza in conferenze e iniziative pubbliche. Era arrivato fino negli Stati Uniti, aveva percorso la Route 66 con i genitori, incontrato personaggi come James Cameron e Matt Groening, cantato in un coro gospel e assistito a una partita di baseball dei St. Louis Cardinals.
Nel 2019 aveva affrontato un delicatissimo intervento al cuore, il primo al mondo su un paziente affetto da progeria. Anche quell’esperienza era diventata per lui un’occasione per raccontare la vita, la scienza e il rapporto con la propria condizione.
«Più che forza la mia è positività», aveva detto nel 2015 sul palco del Festival di Sanremo. Una frase che riassume bene il modo con cui Sammy si presentava agli altri: non come un uomo da compatire, ma come una persona desiderosa di vivere, conoscere, incontrare e condividere.

«Una vita piena di senso»
Pochi giorni dopo la sua morte, il vescovo di Vicenza Giuliano Brugnotto aveva parlato proprio di questa dimensione spirituale. «Non escludo la possibilità di aprire, tra 5 anni come prevede l’attuale procedura canonica, la causa di beatificazione per Sammy Basso», aveva detto, dopo avere raccolto le numerose richieste arrivate anche attraverso i social.
Il Vescovo aveva sottolineato la maturità della fede di Sammy, definendola «fortemente radicata in Dio». E aveva riconosciuto nella sua vicenda «una santità nella vita ordinaria insieme ad una profondità interiore straordinaria».
A colpirlo, in particolare, era stato il testamento spirituale lasciato da Sammy e letto durante il funerale. «Leggendo il suo testamento mi sono sentito “piccolo”», aveva confidato Brugnotto, riconoscendo nelle parole del giovane «un’altezza spirituale straordinaria».
Quella lettera continua ancora oggi a essere una delle chiavi più forti per comprendere Sammy. Anche nel momento in cui immaginava la propria morte, infatti, non chiedeva di essere ricordato con tristezza. «Se vorrete ricordarmi invece, non sprecate troppo tempo in rituali vari, pregate, certo, ma prendete anche dei bicchieri, brindate alla mia e alla vostra salute, e siate allegri. Ho sempre amato stare in compagnia, e perciò è così che vorrei essere ricordato».
Un auditorium e una piazza per continuare a incontrarlo
A due anni dalla sua morte, quel desiderio trova una traduzione concreta nei luoghi che le comunità hanno scelto di dedicargli.
A Tezze sul Brenta, il Comune ha intitolato a Sammy Basso l’Auditorium comunale. Alla cerimonia ha partecipato l’assessore regionale agli Enti locali e Identità veneta Marco Zecchinato, in rappresentanza del presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.
«Con la sua vita, Sammy Basso ha trasmesso valori straordinari, tra cui curiosità, conoscenza, amicizia e impegno», ha sottolineato Zecchinato. Dedicargli un auditorium, ha aggiunto, significa fare in modo che il suo messaggio continui ad accompagnare la comunità e possa arrivare alle nuove generazioni.
È significativo che a Sammy sia stato dedicato proprio uno spazio destinato alla cultura e all’incontro. La sua eredità, infatti, non è soltanto quella di una persona che ha affrontato una condizione rarissima, ma di un giovane che ha sempre cercato il confronto con gli altri e che della conoscenza aveva fatto una delle grandi ragioni della propria vita.
Anche Bassano del Grappa ha scelto un luogo di incontro per ricordarlo. Domenica 4 ottobre è stata inaugurata, alla presenza del presidente della Camera Lorenzo Fontana, un’opera dedicata a Sammy sulla balconata di piazza Terraglio. Lo spazio, recentemente riqualificato, è stato pensato come luogo panoramico e di aggregazione, con particolare attenzione ai più giovani.
La scelta non è casuale. Anche qui è stato proprio il testamento di Sammy a suggerire il significato dell’opera: un luogo dove stare insieme, incontrarsi, vivere la città. Un luogo che restituisce in qualche modo concretezza al suo invito a non trasformare il ricordo in una celebrazione distante dalla vita.
Redazione
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