Le mani dei minatori nella corsa all’oro, i volti di chi fugge e paesaggi in cui l’uomo sembra non essere mai arrivato. Sono i due estremi dell’opera di Sebastião Salgado, che il Museo Civico di Bassano del Grappa riunirà dal 24 ottobre al 4 aprile in una mostra di oltre 160 fotografie. A un anno dalla morte del fotografo brasiliano, l’esposizione ripercorre cinquant’anni di viaggi e progetti attraverso gli scatti della Maison Européenne de la Photographie di Parigi.
È la prima volta che una selezione così ampia della sua opera viene presentata in Italia. Il percorso, curato da Pascal Hoël, responsabile delle collezioni dell’istituzione parigina, segue la carriera di Salgado in ordine cronologico. Nella prima sezione trovano spazio le serie dedicate all’America, alla carestia nel Sahel, alla miniera brasiliana di Serra Pelada, al lavoro, al Kuwait e alle migrazioni. Sono immagini che invitano a fermarsi davanti alla fatica e allo sradicamento, senza perdere di vista le persone ritratte. La seconda parte è dedicata a “Genesis”, il progetto con cui Salgado ha cercato i luoghi del pianeta ancora lontani dalla distruzione umana. Il passaggio da un mondo ferito alla natura che resiste racconta anche una svolta nella sua vita. Dopo aver documentato i genocidi e i campi profughi negli anni Novanta, il fotografo aveva perso fiducia nell’umanità. Con la moglie Lélia Wanick Salgado, nel 1998 fondò l’Instituto Terra per riforestare i terreni degradati della fattoria di famiglia, in Brasile. Lì sono stati piantati oltre 3,5 milioni di alberi.
Poter ripercorrere, in un’unica mostra, cinquant’anni di carriera di Sebastião Salgado significa avere la rara occasione di approfondire la conoscenza di alcuni tra i più intensi e drammatici momenti della nostra epoca attraverso l’occhio di un maestro assoluto della fotografia internazionale», osserva Barbara Guidi, direttrice dei Musei Civici. «Le sue opere sono caratterizzate da un impareggiabile, magico equilibrio tra etica ed estetica e dalla capacità di raccontare il mondo con rara sensibilità e umanità». Nato nel 1944 ad Aimorés, Salgado studiò economia e arrivò alla fotografia durante i viaggi di lavoro in Africa. Dal 1973 si dedicò interamente all’arte, costruendo progetti che lo portarono in oltre cento Paesi. È morto il 23 maggio dello scorso anno, a 81 anni.
La mostra nasce dalla collaborazione tra Comune e Musei Civici di Bassano del Grappa, Maison Européenne de la Photographie e Silvana Editoriale, con il patrocinio della Regione del Veneto. La MEP sostiene il suo lavoro dagli anni Ottanta e nel 2018 ricevette da Sebastião e Lélia una donazione di 105 fotografie: alcune saranno visibili anche a Bassano. «I Musei Civici di Bassano del Grappa sono orgogliosi di poter presentare, per la prima volta in Italia e grazie ad una nuova, prestigiosa collaborazione internazionale, una selezione di opere così ampia e completa», aggiunge Guidi. Accompagnano l’esposizione un catalogo in italiano e inglese e attività didattiche per i visitatori.
Per il sindaco di Bassano del Grappa, Nicola Ignazio Finco, la mostra conclude un anno ricco di proposte culturali: «Nel mezzo di questo fermento siamo pronti a far rivivere l’anima di un artista internazionale, scomparso di recente, attraverso le sue opere, che hanno lasciato il segno raccontando le contraddizioni di un mondo complesso, che vive un precario equilibrio tra le sue meraviglie e le sue ingiustizie. Daremo così seguito ad un percorso consolidato e coerente dedicato alla grande fotografia internazionale e ai suoi autori più rappresentativi per intercettare l’interesse di un pubblico crescente ed eterogeneo».
Giada Zandonà
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