“Sold out” al Teatro Comunale di Vicenza sabato 19 settembre per l’assemblea diocesana “Comunità cristiane generative. Riscoprire il dono della fede”.
Catechiste, preti, membri dei consigli pastorali, educatori dell’agisci e dell’Azione cattolica hanno riempito la sala del teatro cittadino per riflettere su un interrogativo che provoca le comunità Cristiane i credenti in questi tempi di confusi cambiamenti di “fine della cristianità e apice della secolarizzazione”, come l’ha definita don Michele Roselli, vicario per la formazione e direttore dell’ufficio catechistico della diocesi di Torino.
Commentando le parabole del tesoro nel campo e della perla preziosa, Davide Viadarin ha sottolineato: «Matteo ci ricorda che l’evangelizzazione non è un problema di inventiva ma di sguardo, si tratta di riconoscere che l’unico tesoro capace di dare senso la storia è tra le pieghe della storia stessa».
La giornata è iniziata con le testimonianze, in video, due due capi scout che hanno ricevuto il sacramento della cresima da adulti, dei giovanissimi di AC di Chiampo che hanno percorso il cammino della professione pubblica di fede e di Nasi Isidane Cabrel, richiedente asilo accolto dalla comunità di Colzè.
Don Michele Roselli nel suo intervento ha sottolineato che «la secolarizzazione non sta solo davanti. Oggi è al suo apice perché passa per la linea del cuore di ciascuno di noi. La fede è marginalizzata. Non è più il tessuto connettivo del vivere insieme». Tuttavia, ha precisato Roselli, «la secolarizzazione va letta non solo in termini sottrattivi ma qualitativi. Ci dice che è ancora possibile credere che i cammini della fede passano per vie diverse da quelli che siamo abituati a conoscere».
Ecco allora la sottolineatura centrale: «Solo Dio può generare alla fede. Quali cammini prende Dio per aprirsi sentieri nei cuori degli uomini e delle donne di oggi? E cosa ci chiede per assecondare quell’incontro. Dobbiamo perdere la presunzione di essere noi a trasmettere la fede e abbandonare l’idea che possano esistere modelli standard uguali per tutti. Non siamo noi che portiamo il Vangelo agli altri, ma è Dio che lo porta a noi e possiamo riceverlo anche attraverso gli altri».
Don Roselli ha infine indicato «quattro soglie» su cui vigilare per «servire la fede che Dio genera»: partire dall’esperienza umana prima che dal vocabolario religioso; dare la parola prima di prenderla; rimettere in circolo un alfabeto cristiano elementare; diventare testimoni non del completamento ma della trasformazione.
Il Vescovo di Vicenza Giuliano Brugnotto a conclusione della mattinata ha consegnato all’assemblea quattro parole: doglie, luce, Intelligenza Artificiale e comunità. «Molte delle fatiche delle nostre comunità potrebbero essere comprese così: alcune forme e consuetudini della vita ecclesiale stanno finendo, ma la Parola di Dio ci invita a interpretare questa fatica come le doglie del parto: il dolore di una vita che sta nascendo. Non domandiamoci solo cosa stiamo perdendo ma cosa lo Spirito sta facendo nascere in mezzo a noi».
Gesù dice ai suoi discepoli “siete luce del mondo”, «non perché più bravi o più capaci ma perché avete accolto una luce che non viene da voi ma da Cristo» ha spiegato il Vescovo.
L’annuncio de Vangelo fa i conto con una trasformazione rapida segnata anche dell’intelligenza artificiale. «Come custodire unità, unicità e dignità di ogni persona? Come impedire che l’efficienza diventi il criterio ultimo per valutare le persone? Non si tratta solo come utilizzare uno strumento nuovo ma la domanda è quella posta da Papa Leone XIV in Magnifica Humanitas: quale visione di uomo vogliamo custodire e quale luce può offrire la fede Cristina in questo cambiamento d’epoca? Custodire la fede cristiana significa custodire pienamente l’umano. La tecnologia può darci molte risposte ma non può vivere al nostro posto».
La possibilità di annunciare il Vangelo «dipende dalla vitalità delle nostre comunità – ha detto il Vescovo -. Non basta in questo tempo la connessione ma la comunione autentica e umana».
Brugnotto ha infine annunciato l’incontro dei Consigli pastorali unitari di sabato 17 ottobre, «ciascuno nel proprio vicariato. Vivremo un momento in cui saremo collegati insieme online e poi il confronto continuerà nelle rispettive sedi, concludendo con la celebrazione dell’eucarestia. Un passo ulteriore per aiutarci a non pensare semplicemente a ciò che ciascuna parrocchia deve fare ma a domandarci di cosa hanno bisogno oggi le nostre comunità per essere evangeliche, vive e missionarie».
Andrea Frison
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