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Riciclo della plastica in crisi: imprese in perdita e allarme anche in Veneto

Il comparto del riciclo meccanico attraversa il terzo anno consecutivo di difficoltà. In Veneto la Regione riunisce la filiera per scongiurare il blocco degli impianti e punta sull'aumento temporaneo della capacità di stoccaggio, evitando per ora il ricorso all'incenerimento.

23 Luglio 2026
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Riciclo della plastica in crisi: imprese in perdita e allarme anche in Veneto

Una crisi di plastica. Letteralmente: il settore del riciclaggio dei polimeri – o almeno una parte di esso – è in grave difficoltà e in più centri di riciclaggio italiani (Veneto compreso) le masse di imballaggi derivanti dalla raccolta si accumulano, perché l’attività produttiva, in questo momento, non è conveniente.

«Il fatturato delle imprese del riciclo meccanico della plastica è calato per il terzo anno consecutivo. Gli utili sono azzerati», è l’allarme lanciato nelle scorse settimane da Walter Regis, presidente dell’associazione nazionale Assorimap, che riunisce molte delle imprese del comparto.

E in Veneto, dove la Regione ha convocato tutti gli operatori coinvolti, Legambiente teme si ricorra a soluzioni estreme. «Ci auguriamo che le soluzioni paventate, come l’invio all’incenerimento della plastica riciclata che non trova sbocchi sul mercato, restino strettamente emergenziali», avverte Luigi Lazzaro, presidente regionale dell’associazione ecologista.

Numeri

A livello nazionale, nel 2025 le 76 aziende attive nel riciclaggio meccanico (a cui, per completezza, andrebbero aggiunti i macinatori e i trasformatori integrati, che lavorano altre 500 mila tonnellate all’anno) hanno avviato a riciclo 850 mila tonnellate di plastica.

L’incremento è stato del 2% rispetto all’anno precedente e ha generato un fatturato di 685 milioni di euro, in calo dell’1,1% rispetto al 2024. Per i ricavi è il terzo segno meno consecutivo.

Se si guarda al livello locale, nel Nord-Est (considerando anche l’Emilia-Romagna) il fatturato dei 27 riciclatori meccanici dell’area è passato complessivamente da 645 milioni di euro nel 2022 a 503 milioni nel 2024. Contestualmente è diminuito anche l’utile, passato da 41 milioni nel 2022 a 5 milioni nel 2023, fino a registrare una perdita di 15 milioni nel 2024.

La crisi è dovuta a una combinazione di fattori, emersi soprattutto nella seconda metà del 2025, fra i quali la concorrenza dei polimeri vergini a basso prezzo provenienti dall’estero e l’incremento dei costi energetici per la lavorazione. Su questo fronte, in particolare, le aziende riportano un costo di 135 euro per megawattora a dicembre, il 40% in più rispetto al 2021.

Il pregiato Pet

Importante eccezione è rappresentata dalla plastica Pet delle bottiglie, un materiale “pregiato”. All’interno del totale nazionale, nel 2025 le 228 mila tonnellate raccolte e riciclate di Pet hanno generato un fatturato di 272 milioni di euro, in crescita dell’8%. Mediamente, quindi, un chilogrammo di Pet riciclato vale più di un euro, un valore ritenuto interessante.

«Il Pet è un caso a parte perché trainato dalla direttiva europea che, per le bottiglie per bevande, prevede obblighi sul contenuto di materiale riciclato. Per gli altri polimeri gli obblighi arriveranno solo nel 2030. Nel frattempo la concorrenza sleale di materiali spacciati per riciclati è molto aggressiva», commenta Paolo Arcelli, direttore della società di consulenza specializzata Plastic Consult.

Per Assorimap il rischio è strutturale per l’intero comparto. «Il riciclo meccanico è l’anello finale della raccolta differenziata. Indebolirlo significa indebolire tutto il sistema», avverte Regis.

In Europa e in Veneto

Le imprese del riciclaggio, lo scorso aprile, hanno portato i numeri della crisi al Parlamento europeo, ospiti di un incontro organizzato dall’europarlamentare vicentina Elena Donazzan (FdI).

Le richieste avanzate sono precise: istituire codici doganali che distinguano il materiale riciclato da quello vergine per impedire importazioni sleali; introdurre requisiti premiali per il contenuto di plastica riciclata prodotta nell’Unione europea; prevedere aiuti energetici per la filiera; anticipare dal 2030 al 2027 l’obbligo di contenuto minimo di plastica riciclata negli imballaggi.

In Veneto, l’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini, il 1° luglio scorso, ha riunito i consorzi di filiera Corepla, Coripet, Conip, Erion Packaging e i principali enti gestori, compresi i vicentini di Aim Ambiente (gruppo Agsm Aim).

Un tavolo tecnico convocato anche alla luce delle difficoltà registrate in alcune realtà venete (vedi l’articolo sul caso Venezia), nel quale erano state ipotizzate misure emergenziali quali l’ampliamento temporaneo degli stoccaggi in deroga, lo spostamento di quote di plastica verso altri impianti produttivi e un’autorizzazione straordinaria al recupero energetico, cioè all’incenerimento.

Dal confronto è però emersa una linea d’azione che, almeno per il momento, sembra escludere questa ipotesi.

«La soluzione individuata – ha dichiarato Venturini – consiste nell’aumentare la capacità di stoccaggio della plastica ritirata dagli impianti ma oggi non collocabile sul mercato, consentendo la realizzazione di depositi dedicati e temporanei, dotati di tutti i necessari requisiti di sicurezza. In questo modo sarà possibile continuare a ricevere il materiale raccolto dai cittadini, evitando il blocco della filiera in attesa che il mercato torni ad assorbire questi quantitativi».

Andrea Alba

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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