«Quando qualcuno mi dice “la tua foto mi ha emozionato”, sono a posto, non posso chiedere di più». Il fotografo vicentino Piero Baraldo ha avuto la stessa soddisfazione anche per la foto che ha scattato alla statua della Madonna di Monte Berico, un’immagine talmente apprezzata che verrà utilizzata per realizzare un francobollo in occasione del Giubileo mariano che inizierà il prossimo 8 febbraio nel santuario vicentino.
L’immagine è stata utilizzata per la copertina de La Voce realizzata in occasione dell’8 settembre. Restituisce un’espressione dolce e serena al volto della Madonna, che difficilmente si riesce a cogliere osservando la statua da vicino. «Il trucco è stato proprio quello di fotografarla da lontano – racconta Piero –. Per l’occasione Agata Keran, curatrice del museo di Monte Berico, mi ha aperto la chiesa quando non si svolgevano celebrazioni religiose. Ero solo. Con un teleobiettivo mi sono messo in fondo alla chiesa. A quella distanza la prospettiva mi ha messo in condizione di “guardare” il volto della statua quasi come se fossi alla stessa altezza».
Piero Baraldo, oggi 70enne e pensionato, ha scoperto la fotografia a 19 anni. «Tutto è partito da una macchinetta fotografica che ho trovato a Cesuna, qualcuno l’aveva perduta – racconta –. Non sapevo niente di fuoco, obiettivi, tempi di esposizione… Ho cominciato a studiare e mi sono appassionato».
Da oltre 10 anni anni Piero realizza servizi fotografici per La Voce dei Berici, la Diocesi e il Festival Biblico, con grande generosità (lo fa senza chiedere compensi) e passione. «Amo soprattutto realizzare ritratti di persone. Negli occhi c’è tutta la vita di una persona, il carattere… nelle rughe degli anziani c’è la loro storia. Ma non amo le foto in posa, preferisco “rubare” le foto, aspettarle, immaginarle e scattarle quando il momento arriva».
Se a qualcuno viene l’impressione che Piero parli della fotografia come un telecronista parlerebbe di un goleador alla Paolo Rossi, non c’è da preoccuparsi: non siete fuori strada. Piero, infatti, è un grande tifoso del Vicenza. In inverno indossa sempre una sciarpa biancorossa e quando la squadra gioca al Menti non si perde una partita. Sempre in curva Sud, sia chiaro. «Vado allo stadio da quando frequentavo le scuole medie. Con la mia famiglia abitavamo a Vicenza, nel quartiere dei Ferrovieri, anche se poi ci siamo trasferiti a Santa Bertilla. Mi sono visto tutto il ventennio del Vicenza in Serie A. Poi la B e la C. Quando perdiamo mi serve una giornata per riprendermi. Ma sono solo un tifoso: non ho mai giocato a calcio, non critico giocatori o allenatori. Solo un tifoso». E un fotografo: «Per me fotografare è una terapia. Quando fotografo non penso a niente. La macchina fotografi ca pesa, ma è un bel peso da portare». La foto più bella scattata? «Il volto di una giovane suora, durante una meditazione organizzata dal Festival Biblico. Per ogni viaggio, ogni esperienza, ogni evento, puoi scattare tante foto. Ma c’è sempre “la” foto, una soltanto».
Andrea Frison
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