Dare una nuova vita nel segno dell’apertura ai più fragili alla sede storica della Curia, nel centro di Vicenza, oggi parzialmente vuota. Portare alla comunità la speranza di cui ha bisogno, nel segno di quello che è stato il Giubileo 2025, a tutti i vicentini e a partire dai più giovani. Avvicinare anche chi è distante dalla Chiesa, per creare alleanze e perché «qualche volta proprio dai lontani emerge una sensibilità che, invece, i “vicini” non assumono ». Un passo alla volta, è questo il cammino che il vescovo Giuliano intende percorrere nel 2026. Con la “sua” Chiesa di Vicenza, a cui non a caso nei giorni scorsi ha rivolto un saluto e un augurio di Natale dal luogo dove sono i più piccoli, innocenti e fragili: il reparto di maternità di un ospedale, quello vicentino.
Che occasione offre alla comunità l’Anno Giubilare Mariano?
«L’occasione di rinnovare la nostra vita personale, attraverso il pellegrinaggio al santuario. Maria è un esempio per tutti: ha accolto l’Inaudito nella propria vita e, pur non comprendendo tutto, ha riconosciuto quello sguardo singolare di Dio su di lei. Questo è un giubileo che vuole condurre alla rinascita le nostre comunità, sia religiose che civili ».
Quali segni di speranza rimangono a questa diocesi dall’Anno Santo 2025?
«Molti. Ci ha coinvolti in cammini di pellegrinaggio che hanno toccato, muovendo anche gli adolescenti, le famiglie e i ragazzi. E un segno di speranza è la crescita che vediamo nel coinvolgimento dei laici nelle nostre realtà ecclesiali: i gruppi ministeriali in particolare, con un momento di gioia collettivo che si è avuai to nell’assemblea straordinaria di febbraio a Schio. È una Chiesa diocesana che, dopo il Covid, sta facendo il più possibile per rinnovarsi. Ci sono poi i segni di speranza sul territorio, la presa di coscienza delle ferite della nostra terra, il tentativo di curarle: un momento importante è stata la conclusione e conferma giudiziale sull’inquinamento da Pfas, un segno importante è l’impegno delle Mamme No Pfas. E i momenti che abbiamo condiviso sulla Tav, a Vicenza, oltre alla Giornata del Creato alle sorgenti del Bacchiglione. È un Anno Santo che chiuderemo come all’apertura: con tanti ragazzi e ragazze attorno all’altare della Cattedrale, perché quello che vogliamo di più è accogliere al meglio le nuove generazioni. Questo mi ha portato nel reparto di Maternità: abbiamo bisogno di tanta speranza, per superare chiusure e forme di egoismo. Come il non mettere al mondo figli per timore del futuro che potrebbero avere: guardiamo a Gesù, nato in una capanna. Anche noi, allora, possiamo non temere queste difficoltà».
Nell’anno che si chiude non sono mancati stimoli negativi.
«Le guerre e la destabilizzazione della geopolitica. Il colpire quegli organismi sovranazionali che, pur lontani dalla perfezione e con tante criticità, assicuravano un certo ordine: come l’Onu e la stessa Unione Europea. Penso non si debba tornare indietro a forme di nazionalismo, bensì guardare avanti e stringere forme di alleanza più strette. Per le nuove generazioni».
Papa Leone ha avuto parole di elogio per quella parte della Chiesa americana che, di fronte alle deportazioni di migranti volute dall’amministrazione USA, si è schierata in loro favore.
«C’è una valutazione da fare sull’integrità complessiva dell’annuncio del Vangelo e dell’esperienza cristiana. Certamente la politica deve guardare a compromessi, ma i compromessi non possono mai giungere a privare le persone della loro dignità. Non si può essere a favore della vita e ostacolare in modo così radicale chi emigra. Non si può dichiararsi a favore della famiglia e allo stesso tempo non impegnarsi in politiche che diano realmente condizioni decorose alle famiglie, per la nascita dei figli e il mantenimento della professione di entrambi i genitori. Non si può essere a favore della vita e poi consentire a ciascuno di togliersela, quando si tratta di legiferare in termini di fine vita. L’altro grande tema che ci coinvolge è quello che riguarda le persone che hanno sbagliato e sono in carcere: in spazi angusti, con personale ridotto e condizioni critiche. E c’è una politica tesa a rendere questi spazi ancora più chiusi, con vincoli sempre più rigidi per chi fa volontariato a favore dei detenuti».
Nei suoi tre anni come Vescovo, ha dimostrato disponibilità e apertura all’incontro e al dialogo anche con persone, comitati e istituzioni che esprimevano ed esprimono posizioni molto diverse e non necessariamente vicine alla Chiesa…
«Ritengo che come Chiesa noi si sia chiamati ad avere un’apertura verso tutti. La conferma l’abbiamo dal Vangelo, Gesù va a parlare coi samaritani – in contrasto con gli ebrei – e in zone lontane dalla fede professata a quel tempo. Qualche volta proprio dai lontani emerge una sensibilità, un avvicinamento a situazioni di marginalità che chi è più vicino non coglie».
Nel 2026 inizierà la visita pastorale nella diocesi?
«Il mio desiderio è di poter cominciare al più presto. Ma non ci sono al momento programmi: vanno prima definite meglio struttura e forme della visita. Ci sono vari mutamenti in corso, nelle unità pastorali, con la fusione delle parrocchie. Per le quali, lo dico con forza, è necessario creare alleanze per andare incontro problemi che si presentano. Alleanze in primis coi Comuni, per poter risolvere i problemi e creare progettualità più ampie».
Che progetti ha per quella parte di edifici che, in pieno centro storico, ospitavano la Curia oggi al Centro Onisto e che sono vuoti?
« Vorrei che fossero destinati a realtà di carattere sociale, educativo, o legate alle marginalità e al supporto delle persone con disabilità. Quindi ad un volontariato e ad un’attività sociale, non ad attività commerciali in senso stretto. Spero si possa mettere in qualche modo a disposizione quella parte del palazzo vescovile che era usato dagli uffici della Curia e ora è vuoto, il piano terra adiacente al museo. Abbiamo avuto delle interlocuzioni, ma finora senza accordi specifici. Non è semplice, sono all’interno della Ztl quindi difficilmente diventano fruibili».
Infine, è possibile che in questo anno dedicato alla Madonna di Monte Berico papa Leone visiti Vicenza?
«Se dovesse venire, saremmo molto contenti. Molto dipende dai suoi programmi e dalle priorità che lui ritiene più urgenti. Per ora i nostri sono solo desideri, non c’è nulla di fissato».
Andrea Alba
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