Nell’immaginario comune il museo è spesso percepito come un luogo polveroso, un deposito di opere più o meno importanti, talvolta un po’ noioso da vivere e frequentare. Eppure, oggi più che mai, i musei hanno a che fare con la cultura, la ricerca, la vita quotidiana: sono spazi accessibili e dinamici, coinvolgenti ed educativi per ragazzi, famiglie e adulti.
I musei diocesani, oltre a ciò, svolgono un’altra importante funzione legata alla “memoria del popolo di Dio”. Papa Francesco ha parlato dei musei ecclesiastici come di istituzioni con una missione particolare, «documentare visibilmente il percorso fatto lungo i secoli dalla Chiesa nel culto, nella catechesi, nella cultura e nella carità». Sempre secondo Papa Francesco, i musei ecclesiastici «rappresentano il volto della Chiesa, la sua fecondità artistica e artigianale, la sua vocazione a comunicare un messaggio che è Buona Notizia» (Udienza con AMEI del 24 maggio 2019).
Con questa consapevolezza, il Museo Diocesano — con l’avvicinarsi e in preparazione del Natale — colora le sue sale con l’esposizione di sculture e tele raffiguranti soggetti natalizi. Si tratta di un vero e proprio cammino di bellezza che, dall’Annunciazione, conduce fino alla stalla di Betlemme popolata di pastori e animali, passando per l’incontro con i Magi, fino ad accompagnare la Sacra Famiglia nella fuga in Egitto.
Opere che narrano il Vangelo tinteggiandone le parole, esprimendo sentimenti antichi e moderni di affezione e devozione, documentando la fede dei cristiani vicentini dal IV secolo fino a oggi e mediando il messaggio della Buona Notizia attraverso un’arte spesso costellata di simboli.
In questo percorso artistico natalizio, il dipinto che più di tutti mette in campo un linguaggio fortemente simbolico è certamente la tela dell’Annunciazione, opera donata dal vescovo Pietro G. Nonis al Museo. Si tratta di un dipinto di un anonimo pittore appartenente alla cerchia del Pozzoserrato, autore di origine fiamminga documentato a Venezia e a Treviso nell’ultimo quarto del XVI secolo. L’interesse della tela non risiede tanto nella sua importanza artistica, quanto nella ricchissima iconografia: simboli, particolari, rimandi ai Vangeli — sia sinottici sia apocrifi — e alle preghiere mariane.
Nella tela di devozione privata troviamo la colonna, evocazione della Turris eburnea e della Turris Davidica delle litanie lauretane; il giardino protetto, simbolo dell’Hortus Conclusus; la fontana zampillante, riferimento al Cantico dei Cantici; la tenda che richiama quella che Jahweh piantò tra il suo popolo diventando uomo; l’immagine della Vergine come Arca dell’Alleanza, Tempio dello Spirito Santo e Tabernacolo dell’Eterna Gloria. Fra questa moltitudine di simboli spicca un dettaglio suggestivo e delicato: l’angelo, avvicinandosi a Maria, stende su di lei la sua ombra, una citazione pittorica del testo di Luca che racchiude in un solo gesto tutto il mistero dell’Annunciazione: «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo» (Lc 1,35).
Non solo dipinti, ma anche sculture. Il Museo conserva infatti la più antica opera presente in Diocesi di Vicenza raffigurante Cristo: un fianco di sarcofago con l’Adorazione dei Magi, una lastra riferibile al IV secolo. In questo raffinatissimo bassorilievo in marmo, Maria — seduta in trono come una matrona romana — mostra il Figlio ai tre sapienti che gli offrono i loro preziosi doni. I Magi, in segno di rispetto, coprono le mani con i mantelli mentre porgono l’oro, simbolo della regalità di Cristo, e l’incenso, simbolo della sua divinità. A mani nude offrono invece gli unguentari con la mirra, simbolo dell’umanità e prefigurazione della Passione. I volti dei Magi sono giovani, privi di distinzione d’età o provenienza geografica, per concentrare l’attenzione sul messaggio trasmesso: un messaggio salvifico, di speranza e di attesa della Resurrezione.
Dall’antico al contemporaneo. Nel 2019 è stata donata al Museo una scultura dell’artista polacco Eugeniusz Zegadło, considerato uno dei maggiori esponenti dell’arte naïf polacca. L’opera, che rappresenta la Fuga in Egitto, è descritta con tratti semplici e immediati, con una policromia vivace e una forte espressività.
L’itinerario artistico natalizio al Museo Diocesano vuole essere un augurio. La speranza è che, attraverso la contemplazione della bellezza declinata nelle sue diverse forme, possiamo prepararci al Santo Natale in modo nuovo, rigenerando la nostra fede.
Manuela Mantiero
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