Sabato 29 novembre al Palazzo delle Opere Sociali in piazza Duomo a Vicenza, dalle 9 alle 13.30, si terrà il convegno “Vicenza e inquinamento. Prendiamoci cura della nostra città”. L’incontro è promosso dall’Ordine dei Medici, dal Comune di Vicenza e dalla Diocesi di Vicenza con l’adesione di altri ordini professionali e prevede l’intervento conclusivo del cardinale Fabio Baggio. Ne parliamo con uno dei promotori, il dottor Massimiliano Zaramella che è medico di chirurgia vascolare all’Ulss 8 Berica ed è anche presidente del consiglio comunale di Vicenza con delega alla salute e al benessere dei cittadini.
Dottore, da dove nasce l’idea di questo convegno?
«Alla base di questa mattinata di studi ci sono tutta una serie di spinte che arrivano soprattutto dal basso. Il tema dell’inquinamento ambientale in generale e in particolare quello dell’inquinamento da PFAS è una questione molto sentita e le persone chiedono informazioni corrette da interlocutori credibili e preparati che informino da un lato sui rischi reali, ma aprano anche sulle soluzioni possibili».
Parliamo di problemi che riguardano potenzialmente migliaia di persone nel nostro territorio…
«Per l’inquinamento da PFAS la Regione Veneto ha identificato con colori diversi le zone in base alla concentrazione riscontrata. La zona in cui l’inquinamento è più importante è stata indicata con il colore rosso ed è una zona di oltre 180 km quadrati che interessa ampie zone delle province di Vicenza, Verona e Padova. Sempre secondo la Regione si stima che, negli anni che vanno dal 1985 al 2018, oltre 350.000 persone sono state esposte a un avvelenamento da queste sostanze».
E pare non essere finita… ma perché, visto che i soggetti inquinanti ora sono stati bloccati?
«Certo, la Miteni di Trissino, che è stata riconosciuta la principale colpevole di questo disastro ambientale, ha chiuso. Ma i residui della sua produzione restano nel terreno e finché questi non saranno bonificati agiranno come una “bustina da tè”. Ad ogni riempimento della falda, l’acqua tornerà a inquinarsi e un po’ alla volta raggiungerà anche territori più lontani e non ancora contaminati. Nelle prossime settimane dovrebbero essere rese note le motivazioni della sentenza pronunciata a carico della Miteni. Da lì si potrà iniziare a capire a chi spetta la bonifica dei terreni».
Quali sarebbero i costi di tale bonifica?
«Da una serie di studi fatti negli Stati Uniti (colpiti da casi simili soprattutto in Virginia) risulta che per rimediare ai danni da PFAS, tra cure mediche per i soggetti coinvolti e bonifiche del terreno, a livello globale servirebbero almeno 170 miliardi di dollari. Dunque è lecito ipotizzare che per bonificare il sito della ex Miteni ci vorranno milioni di euro, una cifra evidentemente indisponibile ai nostri comuni o alla Regione. Deve pagare chi ha inquinato, ma non possiamo aspettare 10 o 20 anni, i tempi della giustizia su un processo del genere».
E quindi?
«Penso che la Regione Veneto dovrebbe considerare la possibilità di dichiarare uno stato di calamità, aver accesso così a una serie di fondi specifici per affrontare la situazione e poi lo Stato si rifarà su chi ha inquinato quando il processo giungerà a termine».
E il caso Miteni non è comunque l’unico. Quali altre emergenze soffre il nostro territorio a livello ambientale?
«Il problema della qualità dell’aria a causa delle micropolveri è sotto gli occhi di tutti. La pianura Padana è da questo punto di vista una delle aree più inquinate d’Europa. Questo ha ripercussioni inevitabilmente sulla salute. Oggi il concetto di salute è molto cambiato rispetto a un tempo. Non è più solo “assenza di malattia”, ma è uno stato di benessere fisico, psichico, sociale, ambientale. Per questo al convegno del 29 novembre non interverranno solo medici, ma sono previste anche relazioni di veterinari, di chimici industriali, di farmacisti e del cardinale Fabio Baggio che porterà la riflessione sulla fondamentale dimensione più etica. Sono convinto che serva una medicina che non si limiti a curare le malattie, ma che in qualche modo sappia coltivare proprio il benessere generale della persona, curando la qualità delle relazioni, la giustizia ambientale, una solidarietà sociale e anche, perché no, la bellezza e la cultura».
Quindi un impegno che ci riguarda tutti?
«Assolutamente sì, salute a 360° grazie al contributo fattivo di ciascuno. Il convegno del 29 novembre è una presa di consapevolezza delle ferite della nostra città e del nostro territorio, ma anche un appello collettivo a nuovi stili di vita più sani e sostenibili. E tutto questo, lo iniziamo a capire solo ora, c’entra molto anche con la felicità individuale. Davanti ai problemi dobbiamo smetterla di lamentarci e basta. Se ce ne stiamo zitti, se siamo negativi ma non propositivi, a quel punto è molto difficile che le cose possano prendere un certo tipo di indirizzo. Da questo punto di vista è molto bello che un appello alla cura del nostro territorio venga da soggetti diversi, diocesi compresa».
Naike Monique Borgo e Alessio Graziani
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