Lo avevo notato da qualche tempo. All’interrogativo “Come va?”, la gente sempre più spesso risponde: “Abbastanza bene, grazie!”. E questo vale anche per me.
Chi ha posto la domanda senza reale interesse, alla risposta prosegue la conversazione senza scomporsi. Gli altri un po’ si preoccupano, un po’ si sentono meno soli nelle proprie fatiche quotidiane. Mi chiedevo se il tramonto dell’ottimistico “Tutto bene, grazie!” fosse legato al mio ingresso nella mezza età o se riflettesse piuttosto un clima generale.
La risposta l’ho trovata nel Rapporto Censis sulla situazione della società italiana 2024, pubblicato la scorsa settimana. Dice che il Paese “galleggia”: non va a fondo, ma neppure nuota a farfalla. “Abbastanza bene, grazie!”, appunto. Che poi galleggiare è, fuor di metafora, sinonimo di sopravvivere. Un paese che a livello sociale ristagna, senza picchi, né positivi, né negativi. Che tira la carretta e va avanti, senza rabbia e senza entusiasmo.
Qualcuno ha fatto notare che si tratterebbe in realtà di quella mediocritas, non molto aurea ma tutta italiana, che ha da sempre caratterizzato il nostro Paese, permettendoci di affrontare momenti difficili, ma anche rendendoci incapace di grandi rivoluzioni e cambiamenti: l’altra faccia della tanto decantata “resilienza”, un connaturato spirito di adattamento, forse proprio di matrice cattolica, che, privato dei grandi orizzonti ideali e valoriali del passato, porta ora ad un sentimento diffuso di disincanto e rassegnata tristezza.
Gli indicatori di tale clima generale messi in luce dal Censis sono diversi e preoccupanti: la sfiducia nella democrazia e il sempre maggiore ripiegamento nel privato; l’irrazionale paura delle diversità; l’ignoranza crescente; le paure e le fragilità dei giovani; la solitudine degli anziani. A tali problematiche si aggiungono quelle di natura economica e lavorativa: redditi più bassi, calo del potere d’acquisto, penuria di professionalità specifiche, smantellamento del welfare, rarefazione dei servizi (parrocchie comprese) nei territori periferici, erosione del risparmio privato. Gli unici settori in aumento sono quello turistico (viaggi, weekend, centri benessere…) e quello della sicurezza (vigilanza, allarmi, porti d’armi…).
Della serie, evadiamo dalla quotidianità non appena possiamo e blindiamoci in casa quando non possiamo andare via. E se alcuni problemi sono oggettivi e reali (come ad esempio le condizioni economiche peggiorate per tutti negli ultimi dieci anni), altri nascono invece da una percezione distorta della realtà, che si nutre di ignoranza, fake news e da una narrazione populista portata avanti in modo sconsiderato da determinati gruppi politici. Più di un quarto degli italiani è convinto che gli “immigrati clandestini” in Italia siano oggi 10 milioni (gli irregolari sono in realtà attorno ai 500mila); per il 20% della popolazione italiana gli ebrei “dominano il mondo”; per più del 10% la propensione a delinquere ha basi etniche o religiose; addiri ttura l’85% della popolazione ritiene di dover investire risorse per tutelare la propria sicurezza, benché in realtà omicidi, rapine e furti siano in costante calo dal 2013 ad oggi.
Tale percezione negativa del mondo rende molto vulnerabili i più giovani: la metà delle persone tra i 18 e i 34 anni dichiara di sentirsi fragile, di soffrire d’ansia o depressione; un giovane su tre è stato in cura da uno psicoterapeuta e, dato più allarmante, il 17% fa o ha fatto uso di sonniferi e psicofarmaci.
Inizia il Giubileo della Speranza. Il mondo ne ha un gran bisogno. Ne siamo consapevoli? E noi sapremo essere guaritori feriti per i nostri fratelli e le nostre sorelle, testimoni gioiosi di un altro modo possibile di pensare e di vivere?
Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it


