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Home Editoriali

615 euro

28 Aprile 2026
in Editoriali, In primo piano
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615 euro

Anche se l’importo si avvicina, non è la pensione minima erogata dall’INPS con cui circa due milioni di anziani devono cercare in qualche modo di arrivare a fine mese. Quella, per il 2026, è di 619 euro e 80 centesimi. E non è neppure lo stipendio di uno degli oltre sei milioni di italiani che rientrano nella categoria dei cosiddetti lavoratori poveri, con redditi sotto i mille euro netti al mese e ben comprensibili difficoltà abitative. Giusto per ricordare alcuni dei problemi reali che affliggono il nostro Paese.

615 euro è il “premio” promesso ora dal Governo a quanti faciliteranno il reimpatrio volontario di una persona migrante. La norma è contenuta nell’ennesimo decreto sicurezza approvato dal Parlamento alla vigilia del 25 aprile e ha suscitato una marea di polemiche da parte delle opposizioni, richiesta di rettifiche dal Presidente della Repubblica e forti perplessità nel mondo cattolico e delle associazioni che operano in favore dei migranti. In un primo momento, il disegno di legge prevedeva il “bonus” per gli avvocati che avessero aiutato un cittadino straniero ad essere inserito nei programmi di reimpatrio finanziati ogni anno dalle Nazioni Unite e doveva essere erogato solo al momento dell’effettiva partenza del migrante dal suolo italiano. La durissima presa di posizione del Consiglio Nazionale Forense e gli elementi di incostituzionalità ravvisati dal presidente Mattarella hanno portato a modificare la norma che alla fine è stata approvata destinando i 615 euro a chi, operando nel terzo settore, presti un’azione di supporto a un cittadino straniero nel presentare domanda di reimpatrio volontario e prevede che tale cifra sia erogata anche nel caso in cui la procedura non vada a buon fine.

L’ufficio legale di Caritas italiana ha ravvisato comunque nella norma il concreto pericolo che “l’introduzione di logiche premiali sotto forma di un incentivo economico possa condizionare i percorsi di accompagnamento, che dovrebbero invece basarsi esclusivamente sull’interesse e la libertà di scelta della persona, portando a non fornire più informazioni complete o corrette a chi sta valutando la possibilità di lasciare l’Italia e fare ritorno a casa”. Il rischio insomma, tipico di tutti i bonus, che qualcuno se ne approfitti, in questo caso sulla pelle dei migranti che, anziché essere aiutati a superare le difficoltà di integrazione e di inserimento lavorativo, potrebbero essere spinti da persone senza scrupoli e a caccia di facili guadagni a fare ritorno al loro Paese di origine. Un po’ come accadeva con gli agenti di emigrazione che a fine Ottocento battevano le nostre campagne cercando di convincere i contadini più poveri a partire per le Americhe, promettendo un radioso avvenire e intascandosi intanto una percentuale sul biglietto di ogni migrante che si imbarcava a Genova o a Napoli. Qualcuno, in questo senso, non ha esitato ha parlare di una specie di “taglia” posta per Legge sul capo dei migranti.

I reimpatri volontari dall’Italia sono, in media, circa seicento all’anno: persone che considerano conclusa la loro permanenza nel nostro Paese, che desiderano ricongiungersi ai propri cari, che non hanno trovato un’adeguata sistemazione lavorativa o che proprio non riescono ad abituarsi al nostro stile di vita. A queste persone le Nazioni Unite facilitano un ritorno a casa dignitoso e sicuro. Ora però di questo strumento, che nasce in una logica di protezione umanitaria, si vuole in Italia evidentemente fare qualcosa d’altro, piegandolo a servizio della solita propaganda dell’invasione e della sicurezza con cui si cercano di raccogliere facili consensi a danno dei più poveri e dell’amicizia sociale. Il Governo ha stanziato 1,4 milioni di euro in tre anni per chi faciliterà il ritorno a casa di una persona migrante. La previsione è dunque di “aiutare” almeno 2.500 persone a lasciare il nostro Paese volontariamente. Questi soldi non potevano invece essere destinati a velocizzare le pratiche dei richiedenti permesso di soggiorno e il loro inserimento lavorativo in un’Italia che ha sempre più bisogno di giovani e di lavoratori?

Alessio Graziani, donalessio@lavocedeiberici.it

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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