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500 fa esatti la partenza dell’epico viaggio del Pigafetta

2 Agosto 2019
in Cultura
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500 fa esatti la partenza dell’epico viaggio del Pigafetta

Cinquecento anni fa il vicentino Antonio Pigafetta partiva con il capitano portoghese Ferdinando Magellano (Magallanes) per la prima circumnavigazione attorno al mondo, poi da lui raccontata nel suo celeberrimo diario. La flotta di cinque navi salpò il 20 settembre 1519 da Sanlúcar de Barrameda in Spagna dopo avere disceso il fiume Guadalquivir da Siviglia, da cui era partita il 10 agosto, giorno di San Lorenzo.

Questa epica esperienza di tribolazioni, speranze e attese, finanziata dall’imperatore Carlo V, è diventata una ghiotta occasione per riscoprire un personaggio “unico” nel suo tempo. Anche se il titolo attribuito ad Antonio Pigafetta, “sobrasaliente”, vale a dire “uomo d’arme”, in quanto cavaliere dell’ordine di San Giovanni di Gerusalemme di Rodi (oggi di Malta) è forse più noto in tanti stati del mondo che in Italia. Nato nel 1492 a Vicenza (sintomatico e quasi di presagio l’anno di nascita, lo stesso in cui Cristoforo Colombo credeva di essere giunto nelle Indie attraverso l’Atlantico) era parente dei nobili Chiericati, e grazie proprio al nunzio apostolico Francesco Chiericati, in missione in Spagna, partì, sulla nave ammiraglia  “Trinidad”, registrato con il nome di Antonio Lombardo, in quanto nell’Italia settentrionale, dal Medioevo all’inizio dell’età moderna, erano così definiti i suoi abitanti: lombardi. Antonio diventa, sebbene con qualche difficoltà iniziale, “criado” (attendente) del grande Magellano anche grazie alle sue conoscenze di geografia e astronomia. È noto poi il suo ascendente sui marinai superstiti, appena diciotto, che fecero ritorno con lui sulla “Victoria”, dopo il forzato affondamento della “Concepcion” e il naufragio della “Trinidad”, dopo la morte di Magellano, a Mactan, nelle isole Filippine il 27 aprile 1521. Il rientro, per Antonio Pigafetta, avvenne a San Lucar, vicino a Siviglia, il 6 settembre del 1522, un anno e mezzo dopo la morte di Magellano e dopo ben due anni, undici mesi e diciassette giorni di estenuante navigazione. Ma l’impresa aveva aperto una pagina della Storia per questo pugno di uomini stanchi, denutriti e malati arrivati alla corte imperiale spagnola. Con il passaggio doppiato di Capo Buona Speranza, attraverso l’Oceano indiano e il soggiorno forzato nel Brunei e Capo Verde, sotto la spinta dell’ammiraglio Juan Sebastian Elcano. In verità con il Nostro, c’erano altri due italiani, Martino De Judicibus e il savonese Leon Pancaldo, rientrato, quest’ultimo, solo nel 1525, dopo la riparazione della “Trinidad”. Ma il diario originale del viaggio, documento scritto da Antonio Pigafetta, era la testimonianza circostanziata e preziosa dell’impresa, consegnata direttamente nelle mani dell’imperatore. Diario che fu fatto sparire perché Magellano era portoghese e quindi malvisto dalla corona spagnola e anche Pigafetta fu liquidato con il prezzo pattuito della spedizione.

Il trionfo e la morte

Solo tra il 1524 e il 1525, riscritta in lingua italo-veneta la sua Relazione del primo viaggio intorno al mondo  insieme con un trattato sulla navigazione, la fama lo portò ad essere conteso a Venezia, dove apparve la stampa del suo lavoro e a Roma, ricevuto da papa Clemente VII. Perfino la reggente del regno di Francia, Luisa di Savoia, lo volle conoscere. Dopo queste sue esaltanti apparizioni, meritate, nelle corti più rinomate del primo Cinquecento,  morì nel 1527. Ci sono due ipotesi sulla  sua morte. Una, vicentina, di Stefano Ebert che scrisse un libro sul navigatore e uomo d’arme: Pigafetta sarebbe morto nel sacco di Roma dei Lanzichenecchi durante una pestilenza, a Monterosi, nei pressi di Viterbo. Una seconda di Rita Pigafetta, invece, secondo la quale egli sarebbe deceduto a Modone nella Messenia greca, nel 1531, in uno scontro tra la flotta turca e i cavalieri ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme, ordine già citato in precedenza e al quale Antonio apparteneva. 

La sua eredità a Vicenza e nel mondo

Di Antonio Pigafetta resta solo un’immagine iconografica e la tradizione di quella bella casa Pigafetta che conosciamo, ma che nulla ha a che fare con lui direttamente perché apparteneva ad un altro ramo della famiglia. Premesso questo, è bene notare che la lettura del suo diario, ri-stampato pure in forma elegante, dall’allora Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno, in una preziosa collana, è stata portata in televisione da Giulio Bosetti, decenni fa; in seguito è uscito un film “Lapu-Lapu” nel 2002 e, per finire, nel 2005, al teatro Olimpico con gli attori Pagliai e Cuppone con musiche di Erle, fu eseguito uno spettacolo di successo. Recentemente, con l’associazione, presieduta da Stefano Soprana, si è costituito il comitato per i 500 anni del viaggio di Pigafetta, che coinvolgerà la città in attività ed appuntamenti (vedi box a lato). Resta infine il pronto tributo di Vicenza che gli ha dedicato il liceo ginnasio di via Cordenons (il più antico istituto scolastico vicentino) e un monumento lungo viale Roma, dove egli appare, solitario eroe, sulla “Victoria”. L’Italia gli dedicò un cacciatorpediniere della regia marina durante il secondo infausto conflitto mondiale e l’Alitalia un aeromobile, andato perduto nell’incidente al Punta Raisi di Palermo nel 1972. E importante è il nome “Pigafetta” dato all’asteroide 52558. E anche sotto questo profilo, andrebbero compiuti ulteriori studi in base alle sue carte lasciateci circa le sue osservazioni astronomiche e geografiche. Tanti giovani di oggi potrebbero riscoprire così un altro aspetto di questo vicentino dal “multiforme ingegno”!

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