Il fiume del jazz è tornato a scorrere a Bassano del Grappa, città che vanta tra i suoi cittadini onorari Dizzy Gillespie. Nel 1987 il celebre trombettista, dalle guance che si gonfiavano a dismisura quando suonava, ha perfino festeggiato i suoi 70 anni allo Stadio Mercante con un concerto memorabile. Ma questa è un’altra storia, utile però a sottolineare quanto il jazz abbia sempre trovato a Bassano terreno fertile.
Lo confermano le “Brenta Jam”, vere e proprie jam session che si svolgono a Villa Angaran San Giuseppe. Seduti ai tavolini del bar della villa, sorseggiando birra, tisana o gin tonic, appassionati occasionali o “duri e puri” respirano un’atmosfera a metà strada tra il rurale e il club.
«Le serate cominciano con un “set”, un breve concerto di una band, e dopo la pausa tutti i musicisti che lo desiderano possono aggregarsi e interagire – spiega Leonardo Franceschini, chitarrista e musicista di professione, impegnato in un tour in Olanda in questo periodo –. Brenta Jam è nato lo scorso settembre quando l’Università di Padova ha portato a Bassano una decina di musicisti di New York per una residenza artistica durata tre settimane. Molti musicisti della zona sono stati coinvolti, sia per aspetti organizzativi sia musicali. Alla fine ci siamo detti che l’esperienza era stata bella e aveva generato tanta energia che ci dispiaceva disperdere. Così è nata l’idea di Brenta Jam».
Il programma e gli artisti
Martedì 28 aprile, ore 20.30, “Andrea Pimazzoni Trio“: Andrea Pimazzoni – sassofono tenore; Giulio Campagnolo – organo; Marco Carlesso – batteria
Martedì 12 maggio, ore 20.30, “VCP 96 Organ Trio“: Fabio Pavan – sassofono baritono, Samuele Donadio – organo, Simone Buttarello – batteria
Martedì 26 maggio, ore 20.30, “Mirabassi / Bordignon / De Tuoni Trio“: Pietro Mirabassi – sassofono tenore
Francesco Bordignon – contrabbasso; Francesco De Tuoni – batteria
Martedì 16 giugno, ore 20.30, “Francesca Bertazzo Hart Trio“: Francesca Bertazzo – voce e chitarra, Matteo Padoin – contrabbasso, Marco Carlesso – batteria
Una musica trasversale
«Il jazz è sempre stato una musica trasversale che si è mossa nell’ambiente afroamericano da condizioni di subalternità – spiega Giulio Campagnolo, musicista e direttore artistico di una fortunata rassegna jazz organizzata dalla Filarmonica Bassanese tra febbraio e marzo di quest’anno – È una musica di condivisione. Con il tempo si sono sviluppati moltissimi sottogeneri e, indubbiamente, ne esiste una parte più cervellotica e difficile, ma per la maggior parte è musica fruibilissima».
Oltre a essere veicolo di un messaggio potentissimo: «Se suoni jazz devi avere le orecchie aperte, ascoltare cosa dicono gli altri, esprimere la propria idea con forza ma coerentemente – conclude Campagnolo –. È una musica che esprime senso di comunità e fratellanza, il contrario della paura del diverso e della chiusura. Storicamente è stato il primo genere che ha visto suonare insieme afroamericani, bianchi, tossicodipendenti e borghesi. È la musica più aperta e inclusiva possibile, sia da un punto di vista esecutivo che sociale».
Andrea Frison
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