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Home Itinerari

Tra ‘i Grandi Alberi’ per dimenticare il rumore e lo smog della città

10 Novembre 2021
in Itinerari
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Tra ‘i Grandi Alberi’ per dimenticare il rumore e lo smog della città

Il tragitto non presenta particolari difficoltà, ha un dislivello di circa 300 metri ed è di una quindicina di chilometri.

Il fagaro (particolare)

L’aria buona di montagna, il verde dei boschi e il magico scenario delle Piccole Dolomiti a sorprendere lo sguardo. Il Sentiero dei Grandi Alberi che si dipana a Recoaro Mille, nell’altopiano delle Montagnole, è un’escursione ideale per chi vuole dimenticare per qualche ora il rumore e lo smog della città e immergersi nella natura. A guidare il percorso sono, come dice il nome, i grandi alberi che s’incontrano lungo il sentiero che da Recoaro Mille porta al rifugio Cesare Battisti sul colle della Gazza: il tragitto completo, che non presenta particolari difficoltà e ha un dislivello di circa 300 metri, è di una quindicina di chilometri e si compie in circa 5 ore. Tuttavia, pregio delsentiero è la possibilità di compierne anche solo dei brevi tratti ad anello per chi vuole solo fare una passeggiata assaporando comunque la bellezza della zona e ammirando almeno qualcuno degli esemplari dei grandi alberi. In questo è d’aiuto la ventina di pannelli didattici che accompagnano nel tragitto: oltre a descrivere le caratteristiche delle piante che stiamo ammirando, i cartelli indicano infatti la nostra posizione nel percorso. Uno dei punti di partenza possibili per chi affronta il sentiero è la “busa” di Pizzegoro con il suo grande parcheggio. Pochi passi e si fa subito la conoscenza di un imponente gruppo di grandi alberi. Sono i linte di Pizzegoro: ventisette tigli, di cui ventitré formano un boschetto, sopravvissuti allo scorrere del tempo, il più imponente dei quali vanta un’altezza di 30 metri, una circonfe renza del fusto di 3 metri e un diametro medio della chioma di 14 metri. Il nome linte, dal tedesco linde che significa faggio, ricorda il legame di questa terra con i cimbri che vi facevano rifornimento di legna prima dei Veneziani che, soprattutto nel XVI secolo, da qui recuperavano legname per i loro arsenali. Come racconta in un volume dedicato all’area Bepi Magrin, uno dei massimi conoscitori delle Piccole Dolomiti, il linde – o la linte come dicono i pastori – era considerato albero sacro dai primi abitatori di queste terre alte, forse per il profumo delizioso che emana durante la fioritura estiva e per il senso di protezione che danno le sue ampie fronde. Infatti, sotto il grande albero solevano darsi convegno i maggiorenti dell’epoca per esercitare la giustizia, celebrare le feste dei villaggi o prendere decisioni comuni.

Enormi faggi e tigli guidano il percorso da Recoaro Mille al rifugio Battisti.

La segnaletica per il sentiero dei Grandi Alberi

Lasciato Pizzegoro, si possono alternare tratti su strada asfaltata e immersioni nel bosco che portano a scoprire anche verdi prati per il pascolo e suggestivi scorci sulle montagne circostanti. Di passo in passo, nuovi grandi alberi si incontrano sulla strada. Dal cucuzzolo erboso sopra malga Sebe ci saluta “el linte” delle Montagnole, il grande vecchio: questo tiglio plurisecolare, alto 25 metri e una circonferenza del fusto che supera i cinque metri, porta i segni della sua lunga storia di “patriarca” di tutti i grandi alberi di Recoaro.

Poco dopo a sorprenderci lungo il sentiero è uno splendido“fagaro”la cuifigura è resa più stupefacentedall’imponente masso che gli fa compagnia. Nell’area delle casareAsnicar, a malga Ofra-Morando, oltre a una straordinaria vista sulle Piccole Dolomiti, incontriamo un altro faggio, bisecolare e caratterizzato da un fusto diviso alla base in quattro tronchi. Per gli appassionati di storia, nel colle retrostante la malga sono presenti anche alcuni resti di una vecchia trincea della Grande Guerra.

Il linte di Pizzegoro

Chi raggiunge malga Raute può invece fare la conoscenza di altri faggi selvatici e di sorbi. Tra questi ultimi spicca per altezza – 14 metri – e per età – plurisecolare – “el palissin”. Queste sue caratteristiche lo rendono uno dei più importanti sorbi montani d’Italia: la sua forza e resistenza agli agenti atmosferici e allo scorrere del tempo trovano ancora oggi traccia nel “tronco massiccio e contorto” come evidenzia il corrispondente cartello esplicativo. Ulteriori faggi di grandi dimensioni formano invece un boschetto a malga Pace,altra tappa che s’incontra lungo il sentiero che sull’altopiano delle Montagnole porta, tra saliscendi, fino alla sua conclusione al rifugio Cesare Battisti. A rendere più piacevole il sentiero sono anche diversi punti di possibile ristoro: oltre a Pizzegoro è possibile fermarsi alla Cabiola, a Malga Morando (nella stagione estiva) e al rifugio Cesare Battisti.

Conclusa la passeggiata lungo il Sentiero dei Grandi Alberi, per chi non è stanco, un’altra tappa suggestiva è offerta dalla Montagna Spaccata, località situata nella strada che da Valdagno sale a Recoaro Mille. Qui si trova un canyon naturale di origineteutonica, scavato nella roccia per una lunghezza di 92 metri. Una gradinata in metallo porta alla scoperta del suo interno, lasciando i visitatori in molti punti sospesi tra l’acqua e la roccia.

Tra fessure, cascate e pareti rocciose ci si perde in un luogo naturale che è reso ancora più magico da una leggenda che parla di maghi, amori e anguane, donne che, con la luna piena, ammaliavano gli uomini servendosi del loro fascino.

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