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COP26. Parolin “portavoce” del Papa a Glasgow: «Non c’è più tempo per aspettare»

31 Ottobre 2021
in Chiesa, In primo piano
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COP26. Parolin “portavoce” del Papa a Glasgow: «Non c’è più tempo per aspettare»

(Photo by Oli SCARFF / AFP)

“Purtroppo, dobbiamo constatare amaramente come siamo lontani dal raggiungere gli obiettivi desiderati per contrastare il cambiamento climatico. Va detto con onestà: non ce lo possiamo permettere! In vari momenti, in vista della COP26, è emerso con chiarezza che non c’è più tempo per aspettare”.  È il “messaggio” di Papa Francesco ai leader mondiali riuniti a Glasgow per la conferenza delle Nazioni Unite sul clima Cop26. Il Papa avrebbe dovuto partecipare personalmente alla Conferenza ma – come scrive lui stesso nel messaggio – “non è stato possibile” assicurando però di seguire i lavori “con la preghiera in queste importanti scelte”.

Sono troppi i volti umani sofferenti

Letto dal Segretario di Stato Vaticano card. Pietro Parolin, nel messaggio il Papa esorta i leader mondiali a prendere decisioni coraggiose. “Sono troppi, ormai, i volti umani sofferenti di questa crisi climatica: oltre ai suoi sempre più frequenti e intensi impatti sulla vita quotidiana di numerose persone, soprattutto delle popolazioni più vulnerabili, ci si rende conto che essa è diventata anche una crisi dei diritti dei bambini e che, nel breve futuro, i migranti ambientali saranno più numerosi dei profughi dei conflitti”. Da qui, un appello forte ai partecipanti alla Cop26 e ai leader mondiali: “Bisogna agire con urgenza, coraggio e responsabilità. Agire anche per preparare un futuro nel quale l’umanità sia in grado di prendersi cura di sé stessa e della natura. I giovani, che in questi ultimi anni ci chiedono con insistenza di agire, non avranno un pianeta diverso da quello che noi lasciamo a loro, da quello che potranno ricevere in funzione delle nostre scelte concrete di oggi. Questo è il momento della decisione che dia loro motivi di fiducia nel futuro”.

Il cardinale Pietro Parolin (foto SIR/Marco Calvarese)

Azioni collegiali, solidali e lungimiranti

Nel messaggio, Papa Francesco usa parole forti per descrivere la crisi che stiamo vivendo: “La ferite portate all’umanità dalla pandemia da Covid-19 e dal fenomeno del cambiamento climatico sono paragonabili a quelle derivanti da un conflitto globale. Così come all’indomani della Seconda guerra mondiale, è necessario che oggi l’intera comunità internazionale metta come priorità l’attuazione di azioni collegiali, solidali e lungimiranti”. La voce del Papa sprona all’azione: “Abbiamo bisogno di speranza e di coraggio. L’umanità ha i mezzi per affrontare questa trasformazione che richiede una vera e propria conversione, individuale ma anche comunitaria, e la decisa volontà di intraprendere questo cammino”.

Ripagare il “debito ecologico”

Papa Francesco invita a guardare soprattutto alle fasce più povere della popolazione mondiale: “Particolare cura – scrive – va rivolta alle popolazioni più vulnerabili, verso le quali è stato maturato un “debito ecologico”, connesso sia a squilibri commerciali con conseguenze in ambito ambientale, sia all’uso sproporzionato delle risorse naturali del proprio e di altri Paesi. Non possiamo negarlo”. “Il post-pandemia può e deve ripartire tenendo in considerazione tutti questi aspetti, collegati anche con l’avvio di attente procedure negoziate di condono del debito estero associate a una strutturazione economica più sostenibile e giusta, volto a sostenere l’emergenza climatica”. “Uno sviluppo – scrive Francesco – a cui, finalmente, possano partecipare tutti”.

Una sfida di civiltà

«Viviamo in un momento significativo della nostra storia. Le risposte al Covid-19 e ai cambiamenti climatici possono realmente dare seguito all’auspicio espresso da Papa Francesco nella Laudato si’ che: “mentre l’umanità del periodo post-industriale sarà forse ricordata come una delle più irresponsabili della storia, c’è da augurarsi che l’umanità degli inizi del XXI secolo possa essere ricordata per aver assunto con generosità le proprie gravi responsabilità“».

Così il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e capo delegazione del Vaticano alla COP26 di Glasgow in un’intervista pubblicata su Vatican News.

«Si tratta, appunto, di una sfida di civiltà – ha proseguito il cardinale – a favore del bene comune e di un cambiamento di prospettiva, che deve porre la dignità umana al centro di ogni azione. Fenomeni globali e trasversali come la pandemia e il cambiamento climatico mettono sempre più in risalto quel cambio di rotta richiesto da Papa Francesco fondato sulla consapevolezza che dobbiamo lavorare tutti insieme nel rinsaldare l’alleanza tra l’essere umano e l’ambiente naturale, con una particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili».

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