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Home Interviste

Giovanni Scifoni: «Anche i santi hanno i brufoli, vi spiego perché»

8 Agosto 2021
in Interviste
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Giovanni Scifoni: «Anche i santi hanno i brufoli, vi spiego perché»

L'attore romano Giovanni Scifoni.

Mentre tutti ci chiudevamo in casa durante il lockdown, Giovanni Scifoni apriva le porte della sua con il format “La mia jungla” su Rai Play, una serie di video tanto brevi quanto divertenti con i quali l’attore romano e la sua famiglia (la moglie e i tre figli) raccontavano una sorta di “diario della pandemia” che dalle piccole cose di ogni giorno alzava lo sguardo nel tentativo di dare un senso al tempo e a quanto accadeva. Recentemente in libreria con  “Senza offendere nessuno”, Scifoni sta portando nei teatri italiani lo spettacolo “Anche i santi hanno i brufoli”. Sì, perché alla carriera di attore per il cinema e la televisione (l’ultimo ruolo importante lo ha interpretato nella serie “Doc” della Rai), Scifoni affianca quella di attore e autore teatrale, con un percorso artistico che si è interrogato sulla fede venendo più volte premiato e nel concorso “I teatri del Sacro”.

Giovanni, partiamo dal suo ultimo libro. “Senza offendere nessuno” sembra un’impresa impossibile al giorno d’oggi: è così?

«È quello che cerca di fare il personaggio del libro, che si chiama Giovanni come me e che si trova ad affrontare ventuno conflitti quotidiani con tifoserie ideologiche di ogni genere: dai buddhisti ai cattolici, dagli antiabortisti agli attivisti Lgbqt+, dagli atei militanti ai cattolici leghisti… tutte tifoserie ideologiche vissute in maniera ossessiva che chiedono al protagonista, di volta in volta, di schierarsi da una parte o dall’altra. Giovanni invece rivendica la volontà di affrontare il mondo nella sua complessità, senza la pretesa di avere sempre la risposta pronta o sapere da subito con chi schierarsi».

Il suo ultimo spettacolo teatrale si intitola “Anche i santi hanno i brufoli”. Perché questo titolo?

«Perché anche i Santi hanno i brufoli: hanno dei limiti forti, sono parte dell’umanità con tutte le sue storture e imperfezioni, anche estetiche. Sono come noi, hanno gli stessi problemi nostri, anche quelli piccoli ma fastidiosi come i brufoli».

Quello dei Santi è un tema sul quale ha lavorato molto in questi anni. La sua pagina Facebook è piena di video divertentissimi girati con i membri della sua famiglia in cui racconta alcune delle loro vite con un approccio “colto” ma distantissimo dai “santini” ai quali siamo abituati. Come è arrivato a questa forma di racconto?

«La forma è arrivata in maniera spontanea, laparte difficile è stato il lavoro di ricerca. Ho avuto la fortuna di partecipare per tre anni alla trasmissione “Beati voi” su Tv2000 dove cisiamo avventurati nelle storie dei Santi. Sonostorie bellissime, ma andare a scavare in mezzo all’agiografia terribilmente mielosa è complicatissimo. I Santi si portano dietroquesta stratificazione di racconti edulcoratipieni di melassa, un imbellettamento per restituire al mondo un’immagine appetibile per la causa di canonizzazione. Andare a pescare l’uomo, la verità in tutto questo è molto difficile. Però se ne ricava un’idea sorprendente di queste figure. Il racconto, poi, viene fuori in maniera semplice, il meccanismo del paradosso, dell’ironia e del rovesciamento fanno il resto».

E il coinvolgimento della sua famiglia come è avvenuto?

«Anche in questo caso in maniera graduale e spontanea. Il mio lavoro difficilmente prescinde dalla mia vita, da tanti anni racconto le cose per me più intime. Per questo è stato naturale coinvolgere moglie e figli, erano parte integrante di quello che stavo narrando. Dall’altro lato, visto che faccio tutto in casa, era anche un modo per tenere buoni i bambini mentre giravo: “Vieni, dì una cosa anche tu!”. Era un modo per intrattenerli».

Vede qualcuno dei suoi figli che potrebbe seguire le orme paterne?

«Spero nessuno, questo è un lavoro che non dà felicità».

Davvero? Non sono persone felici gli attori?

«Di felicità ce n’è pochissima, i momenti sono rari, microscopici: quando sali sul palcoscenico e riesci a recitare come vorresti, a raggiungere quell’equilibrio, quel brevissimo momento in cui sei perfettamente centrato sul personaggio e senti il pubblico sulla stessa lunghezza d’onda. Il resto del lavoro è convincere il produttore, trovare soldi, fare provini, umiliarti, dipendere dal giudizio degli altri… Per una donna, poi, è ancora peggio, le pressioni sono altissime».

Tornando al teatro, i lavori che in questi anni ha portato sul palco hanno affrontato tutti temi legati alla fede. La sua ricerca teatrale è anche un percorso spirituale?

«Il teatro è l’esperienza più intima per me e lo specchio dello stato in cui mi trovo artisticamente in questo momento della mia vita. È come il mio diario, ciò che mi ritrae più fedelmente. Affronto molto spesso il tema della fede e delle sacre scritture perché sono i temi per me cruciali, di vita e di morte. Ogni artista racconta le cose per sé più importanti. La fede e le scritture, hanno determinato la maggior parte delle scelte della mia vita».

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