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Home Itinerari

“Marca gioiosa et amorosa” scrigno di tesori unici

4 Ottobre 2020
in Itinerari
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“Marca gioiosa et amorosa” scrigno di tesori unici


La città, ricca di storia e fascino, non è un ‘complemento’ di Venezia. Senza dubbio merita una visita a parte.

Ha un unico difetto Treviso: quello di essere troppo vicina a Venezia. Meta secondaria, la definiscono, proprio in ragione dell’attrattiva turistica della Serenissima, che richiama (o meglio richiamava, prima dell’era Covid…) milioni di turisti, creando non poche difficoltà ai residenti pressati da un overtourism ossessivo. Al contrario, il capoluogo della “Marca gioiosa et amorosa”, come veniva definita già dal Duecento, è uno scrigno di tesori unici, che fa da complemento a Venezia ma che merita senza dubbio una visita a parte.
Massacrata il 7 aprile 1944 da un terribile bombardamento da parte di aerei alleati, che provocò oltre 1600 vittime civili, di cui ben 123 bambini, la città ha saputo risorgere dalla devastazione senza troppe ricostruzioni, ma restaurando quanto fu possibile, ad iniziare dallo splendido Palazzo dei Trecento, che le bombe squarciarono, e mantenendo quindi quell’aspetto medioevale di “urbs picta” che la contraddistingue.
La nostra visita la vogliamo far iniziare, in modo estremamente poco ortodosso, proprio da una meta poco conosciuta ai più, spersa nell’estrema periferia di Treviso, dove la città diventa campagna. Si tratta della Chiesetta della Madonnetta, a Santa Maria del Rovere, costruita proprio per ricordare quelle 123 vittime innocenti
causate dalla follia della guerra.

La prima raffigurazione degli occhiali della storia.

Qui, oltre che a recitare una preghiera, possiamo ammirare l’essenza di Treviso, città che trova origine dall’acqua, visitando il magnifico Parco dello Storga, il cui accesso è nelle vicinanze della chiesetta. I mille rivoli naturali, il fluire lento del fiume, il bollire sabbioso delle risorgive, i “fontanassi”, come qui li chiamano, ci riportano a quello che è il Canal Grande di Treviso, il Sile, il più lungo fiume di risorgiva d’Italia, che dopo aver bagnato il capoluogo della Marca assieme al Cagnan, ramo del fiume Botteniga, con un percorso sinuoso e affascinante, sfocia nella laguna di Venezia, proprio nelle vicinanze di Torcello, dove tradizione e storia collocano i primi insediamenti abitativi della città.
È dunque nell’acqua che anche Treviso si fonda. E basta passeggiare per la città per rendersi conto di questo: piccoli canali, ruote di mulini, ponti creano degli scorci unici e suggestivi che ricordano, con un po’ di fantasia, Venezia.
Ma sarebbe un imperdonabile errore paragonare la città con il capoluogo del Veneto. Treviso ha, infatti, una sua unicità, che non va confrontata, ma compresa. Non è una meta precisa, dunque, la nostra seconda tappa, ma un girovagare alla ricerca dei mille rivoli d’acqua che Treviso nasconde e svela allo sguardo del visitatore attento che riesce ad adattarsi al ritmo lento della vita cittadina, che ricorda, appunto, il fluire placido dei suoi canali.


La chiesetta della Madonnetta, a Santa Maria del Rovere, è stata costruita per ricordare i 123 bimbi uccisi dalle bombe nel 1944.

 

Il nostro passeggiare ci porterà senz’altro nel cuore pulsante di Treviso, Piazza dei Signori (nella foto grande), con il Palazzo del Podestà e la torre civica, del XIII secolo, ora sede della Prefettura.
Ma basta girare lo sguardo per ammirare, a chiusura della piazza, lo splendido Palazzo dei Trecento, costruito nel 1185 per ospitare le assemblee cittadine e ancor oggi sede del Consiglio comunale. Qui, proprio al centro della piazza, in epoca romana si incrociavano le due principali vie cittadine, il cardo e il decumano. E proprio a pochi passi dalla Piazza, lungo il Calmaggiore, la principale via cittadina (l’antico cardus appunto), c’è una piccola chicca sconosciuta ai più. Per ammirarla bisogna avere un po’ di fortuna e una buona dose di improntitudine: dagli scantinati del primo negozio a destra, dando le spalle alla Piazza, è possibile infatti accedere a una piccola area ipogea che ci mostra, in tutto il suo splendore, l’antica via romana. Occorre chiedere con gentilezza ai proprietari che, una volta – dicono – avevano l’obbligo di accontentare la richiesta e di far visitare l’area. Adesso sembra che tale obbligo sia decaduto e quindi ci si deve affidare al buon cuore del negoziante. Insomma: domandare è lecito e rispondere è cortesia..
Se la fortuna non ci aiutasse con la strada romana, possiamo comunque consolarci con un’altra piccola particolarità, proprio a pochi passi da Piazza dei Signori: la Fontana delle Tette, un’antica fontana scolpita nel 1559 in seguito ad una forte siccità che colpì Treviso. Da allora e fino alla caduta della Serenissima, in onore di ogni nuovo podestà della città, dalla fontana, fatta a sembianza di donna con il seno scoperto, veniva fatto sgorgare da una tetta vino rosso e dall’altra vino bianco e tutti potevano bere gratuitamente per tre giorni consecutivi. Ora l’originale della fontana è nel Museo di Ca’ da Noal, ma si può ammirare, nella corte di Palazzo Zignoli, aperta al pubblico, una fedele copia che, ovviamente, invece del vino, distribuisce dell’ottima acqua.
Non distante dalla fontana, ritornando sui nostri passi e oltrepassando Piazza dei Signori, troviamo la splendida Loggia dei Cavalieri, costruita dove probabilmente era l’antico foro della Tarvisium romana.
Costruita attorno al 1276, ma alcuni sostengono sia di un secolo prima, la loggia era il simbolo del potere dei nobili, e prende il nome dagli affreschi che mostrano scene cavalleresche.
Da qui, sempre nelle vicinanze, possiamo visitare la Chiesa di Santa Lucia, considerata una delle più belle di Treviso, del XIV secolo, con opere in pietra d’Istria e affreschi. Una particolarità da notare: in un affresco, il Gesù Bambino è rappresentato mentre, tra le braccia della Madonna, è intanto a catturare una farfalla, simbolo dell’anima.
Possiamo quindi in pochi minuti giungere ai mosaici romani di Piazza Duomo, ritrovati proprio dietro la principale chiesa cittadina, durante lavori di restauro. Sono proprio da vedere: tralci di vite, uccelli, pesci ricordano i mosaici che si possono ammirare a Roma o nelle sfarzose ville pompeiane.
E a proposito di affreschi, non possiamo dimenticarci che a Treviso si trova la prima rappresentazione degli occhiali nella storia dell’arte: nella Sala del Capitolo dei Domenicani, presso l’ex Convento di San Nicolò, si può ammirare una delle opere più conosciute di Tomaso da Modena, che rappresenta appunto un monaco mentre è intento alla trascrizione di testi sacri inforcando un paio di occhiali.
Per concludere il nostro giro possiamo dare una occhiata alle mura della città, opera di Frà Giovanni Giocondo, e uscire dalla porta di San Tommaso, la più maestosa delle porte cittadine, lasciando il capoluogo della Marca con l’auspicio, che facciamo nostro, che si volle iscrivere sull’arco della costruzione: “Dominus custodiat introitum et exitum tuum”.

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