Il Signore è disceso nell’oscurità della morte, ma il suo corpo viene raccolto da mani buone.
L’intero ciclo della Via Crucis di Paolino Rangoni risente, nelle composizioni delle scene e nel tono narrativo, della grande tradizione artistica italiana. In questa Deposizione di Gesù il riferimento all’arte somma è più che mai evidente nella figura del personaggio in primo piano che, con tutto il suo corpo, sostiene il peso di Cristo morto calato con amore dalla Croce.
L’immediato richiamo è a Caravaggio e, in particolare, alla Crocifissione di san Pietro, opera esposta nella chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma. Il nostro artista ligure, nella tela, celebra Michelangelo Merisi citando puntualmente l’opera romana attraverso la figura inginocchiata di cui non si vede il volto, il corpo teso nello sforzo, i piedi in primo piano sporchi, umili, tratteggiati con lunghe pennellate di colore scuro.
La luce scenografica che caratterizza la poetica caravaggesca si ritrova anche nel dipinto di Rangoni: una luce fortemente chiaroscurata che investe, potente come una lama, i corpi di chi aiuta a deporre il Salvatore dalla Croce. Cristo ha il volto riverso, la luce ne sfiora e sagoma i lineamenti, il corpo è definito dal livido colore bluastro e il braccio è abbandonato senza vita (altro richiamo a Caravaggio, citazione della Deposizione di Cristo conservata nella Pinacoteca Vaticana).
Una luce che si fa protagonista e che, Rangoni, guida con attenzione e decisione per mettere in evidenza lo sforzo di chi sostiene, l’angoscia di chi piange, la placida pace di Cristo, amorevolmente accolto da mani buone.
Gesù è morto, ma non è solo. I fedeli ci sono anche lì, sotto la croce, nonostante gli avvenimenti straordinari successi. Ci sono Maria, sua Madre, la sorella di sua Madre, Maria, Maria di Magdala e Giovanni, il discepolo che egli amava. Ora arriva anche un uomo ricco, Giuseppe d’Arimatea che accoglierà il corpo di Gesù nella sua tomba, ancora intatta. Arriva anche un membro del sinedrio, Nicodemo, al quale Gesù aveva annunciato il mistero della rinascita da acqua e da Spirito. Nel sinedrio, che aveva deciso la sua morte, c’è qualcuno che crede, che riconosce Gesù dopo la morte. Non sono pubblicamente discepoli del Maestro; non hanno presenziato ai grandi miracoli, e non lo hanno accompagnato nell’entrata trionfale in Gerusalemme. Adesso, nel momento brutto, quando gli altri sono fuggiti, non temono di dare la faccia per il loro Signore. Questi due uomini, Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo, senza esitazioni sono andati da Pilato affinché fosse loro concesso il corpo di Gesù per la sepoltura, altrimenti sarebbe stato buttato in una fossa, o lasciato agli animali. Pilato lo concesse. I due staccarono il corpo di Gesù dalla croce. Un’operazione non facile.
Insieme prendono il corpo di Gesù con una forza e una delicatezza unici. Tenere il corpo di un morto non è facile, perché il peso è totale e le membra inerti del cadavere sono veri intralci. Questi due uomini con la forza della loro fede e con l’amore che portano nel cuore fanno scendere Gesù dalla croce. Uno ha abbracciato fortissimamente il suo Signore, un corpo verdastro che ricorda la morte, ma che è ancora pieno di bagliori luminosi. Lo stringe alla vita con la forza delle sue braccia, il suo capo regge il braccio destro di Gesù e deve farsi forza con la gamba destra inginocchiata a terra per tenere bene quel corpo martoriato. L’altro si è chinato a terra per fare – con il suo stesso corpo – quasi un tappeto dove viene deposta la salma del Salvatore. La forza delle sue gambe, sue delle braccia, fanno sì che Gesù non tocchi terra, ma si appoggi su di lui, che lo accoglie con tutta la sua vita, fino a far scomparire il suo volto. Si vedono le dita forti della sua mano sinistra che sorreggono la gamba del Salvatore, perché non sia offesa nessuna parte del suo corpo.
Ugualmente non si deve trascurare il gesto di delicatezza di quell’uomo che dall’alto della croce sta accompagnando il braccio sinistro di Gesù: la sua mano sorregge la mano di Cristo con una tale attenzione e cura che non possono e non debbono sfuggire.
Il lato destro della tela è occupato da Maria, con il volto ridotto a un’ombra di dolore, sorretta da Maria e da Giovanni, mentre un’altra donna si sta disperando a fianco. Non passi inosservato quel taglio di luce nella veste della Vergine: una speranza di vita e di risurrezione che non ha mai abbandonato la Madre.
Signore, sei disceso nell’oscurità della morte. Ma il tuo corpo viene raccolto da mani buone.
In questo nostro tempo, quanti infiniti morti da Coronavirus! Quante persone sono morte da sole, senza che la loro fine, senza che i loro corpi che scendevano dalla croce, fossero accolti da mani buone. Quanti morti sono andati verso gli inceneritori desolatamente nel silenzio, nella solitudine, senza nessuno. Deposti dalla croce anche loro, nella lontananza da tutti, nelle lacrime lontane versate da chi li amava. Impegniamoci ad essere presenti alle morti perché nessuno sia mai solo, non finisca la sua vita senza che qualcuno lo accolga con mani buone.


