Alcuni animatori di comunità raccontano come stanno aiutando a far crescere la capacità di ascolto.
Se il dialogo è una relazione tra persone, ci sono spazi che nascono proprio per facilitarlo e promuoverlo. Gli oratori, ad esempio, sono luoghi in cui da sempre vanno in scena tante forme di dialogo, non ultimo quello intergenerazionale. Nelle attività parrocchiali, nelle associazioni e nei gruppi informali, i ragazzi sono protagonisti e, con loro, gli animatori, i responsabili, i volontari che li seguono o sono impegnati nella gestione degli spazi. Nel 2018 il vescovo Beniamino Pizziol ha deciso di dare vita in Diocesi a un progetto triennale portando in dieci oratori una nuova figura – l’animatore di comunità – alla quale è stato affidato un ruolo di accompagnamento per rendere protagonisti i giovani, per responsabilizzarli e facilitare la collaborazione fra generazioni diverse. Un ruolo nel quale il dialogo gioca una parte fondamentale.
«C’è davvero un grande bisogno di dialogo. Nei giovani si avverte la necessità di stare insieme, di parlare e raccontarsi», afferma Francesco Caccin, 28 anni, da ottobre del 2019 animatore di comunità nella parrocchia di San Lazzaro a Vicenza. «La sfida sta nel trovare un linguaggio comune, un vocabolario condiviso e nel riuscire a cogliere temi che interessino i giovani. Queste sono le difficoltà che si incontrano in un dialogo intergenerazionale, ma, una volta superate, le soddisfazioni sono tante». In queste settimane le attività dell’oratorio stanno ripartendo, con le necessarie accortezze e precauzioni. «Oggi non sono importanti solo le parole – spiega Francesco -. Oggi lavoriamo prima di tutto sulla presenza: il nostro esserci nella quotidianità dei giovani, il nostro stare con loro senza chiedere troppo è già un segnale che diamo di un canale di dialogo possibile e aperto».
E quanto il dialogo sia importante, ancora di più in questo tempo, lo conferma anche Laura Cerantola, coordinatrice del centro giovanile della parrocchia di Santa Maria in Colle a Basano del Grappa. «C’è un grande bisogno di relazioni, di provare a riprendere in mano i cammini interrotti e riannodare quei fili lasciati sospesi – dice -. Quello che si nota è non solo la voglia di vivere gli spazi, ma anche una nuova capacità di ascoltare e di non dare per scontato quello che si ha». Come appunto gli spazi di un oratorio o le attività di un gruppo e di un’associazione. «Piano piano i giovani stanno tornando a vivere i loro luoghi e si dimostrano disponibili e attenti alle regole, viste non come obblighi ma come possibilità di fare – aggiunge Laura -. C’è quasi un lavoro di squadra, una responsabilità condivisa che passa anche attraverso il dialogo. Capirsi non è sempre facile, ma spetta anche a noi, adulti, trovare i giusti agganci per capire cosa davvero vogliono i giovani e come aiutarli. Lo vediamo tutti i giorni: con le imposizioni non si va da nessuna parte, mentre dialogando ci si capisce. Ancor più quando si parla di progettare, di lavorare per il futuro».
Anche all’oratorio di Laghetto di Vicenza il dialogo è al centro nei progetti che si stanno elaborando con l’aiuto dell’animatrice di comunità Elisabetta Pomi. «Abbiamo deciso di adottare un nuovo approccio con i ragazzi: non chiedere solamente, ma partire dai loro desideri e sogni, soprattutto in questo tempo così carico di apprensioni – spiega Elisabetta -. L’obiettivo è di creare una relazione sempre più propositiva e, su questa strada, abbiamo iniziato a lavorare insieme concretamente con generazioni diverse.
Questo tempo ci ha fatto cambiare prospettiva nel dialogo coi ragazzi: non più pretesa o richiesta di aiuto, limitata a quando serve o a determinati progetti, ma una relazione continua anche di ascolto e di disponibilità in entrambi i sensi. È infatti questo tipo di dialogo che ti fa sentire davvero parte di un gruppo e di una comunità. Se è sempre qualcun altro che prende le decisioni e guida il dialogo, non diventi mai responsabile delle tue azioni, delle tue possibilità, dei tuoi spazi. La nostra idea di dialogo ha invece un altro punto di partenza: partiamo dai desideri e dai sogni, quelli realizzabili, e da lì lavoriamo insieme perché così si aprono nuove dinamiche di possibilità e soddisfazioni».


