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Conte ha la fiducia delle Camere. Il nuovo Governo è in carica

11 Settembre 2019
in Italia
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Conte ha la fiducia delle Camere. Il nuovo Governo è in carica

Con 169 voti favorevoli, 133 contrari e 5 astenuti, l’Aula del Senato ha dato la fiducia al nuovo governo nella seduta di martedì 10 settembre. Il giorno prima, alla Camera dei Deputati, il Conte bis ha incassato la fiducia con 343 voti favorevoli, 263 contrari e 3 astenuti.

Il secondo governo Conte ha appena iniziato il suo percorso e non sarebbe intellettualmente onesto negargli un’apertura di credito. E’ nato in una situazione molto problematica e con non poche contraddizioni, ma bisogna avere la memoria veramente troppo corta per non ricordare quant’è stata faticosa, contrastata, piena di giravolte e assai più lunga la genesi del precedente esecutivo. Un nuovo governo che prende il via si trova all’incrocio di preoccupazioni e di attese, di delusioni e di speranze. Il Paese ha bisogno di crescita e di coesione, come ha sottolineato lo stesso Capo dello Stato, perché la brusca interruzione del governo giallo-verde ha lasciato un’Italia economicamente ferma e socialmente, culturalmente divisa. Il nuovo governo, quindi, andrà giudicato nella misura di quanto sarà capace di fare su questo duplice terreno, non sulla base di un “a priori” ideologico. E non conteranno soltanto i singoli provvedimenti, ma la direzione di marcia complessiva, dato che un governo dev’essere capace di una sintesi che va oltre i partiti che lo sostengono e le loro pur legittime istanze.
Perché questo giudizio onesto e libero sia possibile, però, è necessario sgombrare il campo da alcuni pregiudizi che continuano a trovare alimento nelle dinamiche tribali dei social e che tendono in buona sostanza a presentare come antidemocratico (se non addirittura illegittimo) il nuovo esecutivo, in quanto non deciso dagli elettori e frutto di una manovra di palazzo progettata da mesi. Su quest’ultimo punto la verifica dei fatti (la chiamano fact-checking ma di questo si tratta) si fonda su un’evidenza: se l’8 agosto a Salvini non fosse venuto in mente di far saltare tutto sorprendendo anche molti dei suoi, adesso sarebbe ancora in carica il governo giallo-verde. Qualsiasi interpretazione su quel che è accaduto dopo quella data, non può prescindere dalla presa d’atto che è stato il leader leghista a innescare il processo con una decisione in solitaria.

L’altro aspetto è più sottile e per questo più insidioso. Perché a essere sbagliata è innanzitutto la premessa generale: la Costituzione italiana, infatti, non prevede l’elezione diretta del governo. I cittadini eleggono i loro rappresentanti che formano il Parlamento e nel Parlamento nascono i governi. Quindi tutti i governi della storia della Repubblica sono stati espressione della volontà popolare manifestata con il voto, mentre non è mai esistito un governo deciso direttamente nelle urne. Anche quando dal responso elettorale, in virtù di un particolare sistema di voto, è emersa un’indicazione univoca sulle preferenze dei cittadini, il governo è concretamente nato secondo le procedure previste da una Costituzione fondata sul principio della democrazia rappresentativa e quindi in Parlamento. Tant’è vero che anche in quei casi fu possibile cambiare governo nel corso della legislatura senza dover necessariamente ricorrere a nuove elezioni, tenuto conto che per la Carta la durata fisiologica della legislatura è di cinque anni.

Se dalla premessa generale si passa al caso specifico, è doveroso ricordare che nelle elezioni del 4 marzo 2018 nessuno ha potuto votare per un governo M5S-Lega, per il semplice motivo che i due partiti si presentavano agli elettori autonomamente e in competizione tra loro. Anzi, la Lega ha raccolto i sui consensi facendo parte di un’altra potenziale coalizione di governo, formalmente dichiarata prima del voto, quella del centro-destra. Successivamente, in Parlamento si è costituita una maggioranza formata dal partito più votato (il M5S) e dal terzo partito (la Lega) per numero di consensi e questa maggioranza ha espresso il governo. Analogamente, nei giorni scorsi abbiamo assistito a un accordo politico tra il partito più votato (il M5S) e il secondo per numero di consensi (il Pd), con l’apporto anche di un’altra formazione (Leu) e su questa maggioranza è nato il nuovo esecutivo. A cui in termini di legittimità e democraticità non si può proprio contestare nulla. Adesso però dovrà dimostrare che cosa è capace di fare.

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