Per la prima volta il 21 marzo la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, organizzata dall’associazione Libera, avrà Padova come piazza principale da dove saranno letti i nomi delle oltre 900 persone morte per mano delle mafie. Quando a luglio Libera comunicò la sua volontà di passare a Nordest per porre l’accento sulle dinamiche corruttive e mafiose dei territori di Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia, in pochi ne compresero il senso. La gran parte dell’opinione pubblica ritenne la scelta quasi inutile, pensando che le mafie siano solo “faccenda” del Sud Italia.
Purtroppo, le cronache di questi giorni hanno dato ragione a don Luigi Ciotti e a tutti i volontari di Libera che ogni giorno si impegnano per promuovere la cultura della legalità.Dall’arresto del broker di Portogruaro che investiva soldi riconducibili al clan dei Casalesi, alle relazioni pericolose con la ‘Ndrangheta dell’imprenditore nautico accertate dall’operazione ‘Terry’, fino all’operazione “At last” che lo scorso 19 febbraio ha portato alla luce il ventennale sodalizio mafioso tra il Veneto e Casal di Principe con affiliati ancora al clan dei Casalesi.
Nessuno ormai può più negare che in Veneto l’offerta illecita di credito e la grande disponibilità di capitale ha permesso l’instaurarsi di cartelli di imprese “corruttibili” e “corrotte” e la presenza di organizzazioni criminali delocalizzate; in Friuli Venezia Giulia nel settore dell’edilizia, del gioco d’azzardo e dell’abbigliamento la ‘Ndrangheta ha riciclato denaro proveniente dal traffico di droga e di armi; in Trentino Alto Adige gli alti standard di vita hanno attirato le ‘Ndrine che hanno investito i loro proventi nell’economia legale, diventando esse stesse fucina di imprenditori.
Il meccanismo è sempre lo stesso: la famiglie mafiose in un primo momento entrano nel sistema economico del territorio presentandosi come imprenditori che vogliono trattare affari con altri professionisti locali e poi, una volta introdotti nel sistema, da amici diventano estorsori. È importante comprendere che le mafie non si sono infiltrate ma hanno conquistato il territorio parlando un linguaggio apparentemente simile a quello comune, fatto di propensione all’evasione fiscale, all’uso del lavoro sommerso e all’indipendentismo. Gli imprenditori e i professionisti ne sono stati attratti e hanno aperto, più o meno consapevolmente, le porte delle loro attività, pensando di potersi servire della mafia e delle sue ingenti somme di denaro per superare il momento di crisi o per aumentare il proprio giro d’affari, finendo invece per rimanerne vittime fino a perdere il controllo delle proprie aziende.
Oggi è dunque necessario costruire una nuova narrazione del fenomeno mafioso a Nordest perché, come non si stanca mai di ripetere don Luigi Ciotti, «abbiamo fermato la nostra lettura alle stragi di Capaci e via D’Amelio, in cui persero la vita i giudici Falcone, Borsellino e gli uomini e le donne delle loro scorte. Ma da allora le mafie si sono evolute, non seguono più logiche di appartenenza ma si spostano seguendo i capitali, hanno allargato il loro raggio d’azione e hanno un’accentuata propensione imprenditoriale. E il Nordest per la sua posizione geografica e il suo tessuto economico è un’area fortemente attrattiva».
Il passaggio a Nordest di Libera è un’occasione di riflessione, anche, sul modello spregiudicato di crescita che in questi anni è passato sopra la giustizia sociale, l’ambiente e l’ecologia. Non a caso in Triveneto tra le vittime innocenti non ci sono solo persone ma interi luoghi, distrutti a causa della cieca rincorsa al profitto. Un esempio è il “caso Coimpo” che ha visto indagati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia i vertici dell’azienda per lo sversamento nei campi di ingenti quantità di rifiuti speciali pericolosi. Alla luce di tutto questo la Giornata del 21 marzo, con la presa in carico delle storie delle vittime innocenti delle mafie, diventa un esercizio di memoria responsabile e necessario per poter pensare e costruire un futuro diverso.
“Passaggio a Nord Est. Orizzonti di giustizia sociale” è il titolo scelto per la 24a Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie che da Padova farà risuonare – in contemporanea con migliaia di piazze del mondo – i nomi delle oltre 900 vittime di mafia. Semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell’ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perché hanno compiuto il loro dovere.
La giornata nasce 24 anni fa dal dolore di una madre che, in occasione del primo anniversario della strage di Capaci, si avvicinò a don Ciotti e gli disse: «Sono la mamma di Antonino Montinaro, il caposcorta di Giovanni Falcone. Perché il nome di mio figlio non lo dicono mai? È morto come gli altri». Da allora ogni anno, il primo giorno di primavera, migliaia di persone si riuniscono nelle piazze d’Italia, dell’Europa e dell’America Latina per leggere, simultaneamente,l’interminabile “rosario civile”. «Essere chiamati per nome – spiega don Luigi Ciotti, presidente di Libera – è il primo diritto di ogni persona. E con il nostro elenco di nomi e cognomi ci impegniamo a non far morire mai le vittime di mafia ma a farle vivere nella loro dignità».
Giovedì 21 marzo il programma prevede alle 7 l’arrivo a Padova dei partecipanti da tutta Italia. Il corteo partirà alle 9 da piazzale Boschetti in direzione Prato della Valle, dove alle 11 è prevista la lettura dal palco – in contemporanea con migliaia di luoghi d’Italia, dell’Europa e dell’America Latina – dei nomi delle vittime innocenti delle mafie. Alle 12 l’intervento finale di don Luigi Ciotti.
Nel pomeriggio incontri a tema.
Nel Nordest la mafia fa i suoi affari in tutta la filiera dell’agroalimentare, dalla produzione alla vendita, ripulendo così i proventi degli affari sporchi fatti in altre regioni.
«Le organizzazioni criminali – ha spiega Roberto Iovino, capo dipartimento Flai-Cgil nazionale durante l’incontro “Agromafie e caporalato in Veneto”, organizzato da Libera a Padova il 22 febbraio – hanno capito prima di altri che nel settore dell’agroalimentare del Nordest è possibile investire denaro liquido e metterlo in un porto sicuro. Perché il vero problema della mafia in questo momento è trovare il modo di investire e ripulire l’enorme quantità di denaro accumulata in anni di traffici illegali».

