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Home Interviste

«I cattolici di oggi e l’Appello ai liberi e forti»

17 Gennaio 2019
in Interviste, In primo piano
1
Il presidente nazionale Truffelli: «La politica ha bisogno di persone coraggiose»

Matteo Truffelli

Il 18 gennaio 1919 la commissione provvisoria del Partito Popolare Italiano, su ispirazione di don Luigi Sturzo, pubblica l’Appello ai liberi e forti, un manifesto con i caratteri fondamentali di quello che sarà il popolarismo. Fino ad allora, a seguito del “non expedit” (divieto emesso da papa Pio IX nel 1874 e poi abrogato da Benedetto XV nel 1919), ai cattolici italiani era vietata ogni forma di partecipazione alla vita pubblica: ‘né eletti, né elettori’.

L’Appello rappresenta – secondo molti – una delle vette culturali e politiche dei cattolici italiani sulla scena civile, economica e sociale del Paese nell’arco degli ultimi 150 anni. A 100 anni da quella pubblicazione abbiamo incontrato Matteo Truffelli, storico, professore di Storia delle Dottrine Politiche all’Università di Parma, (e presidente nazionale dell’Azione cattolica) e gli abbiamo rivolto alcune domande per cogliere l’attualità di questo testo.

Truffelli, qual è il contesto sociale, politico ed ecclesiale in cui nasce “l’Appello ai liberi e forti”?

«Il contesto è quello dell’Italia del primo dopoguerra, pesantemente segnata dai tanti morti che quella guerra aveva determinato, ma anche dall’entrata nella storia delle masse. La Prima Guerra Mondiale segna, infatti, il protagonismo delle masse popolari dentro la storia dell’Italia. Al tempo stesso quella guerra, dove i cattolici si erano spesi molto, aveva segnato di fatto una riconciliazione tra cattolicesimo e Statoitaliano. C’è, quindi, anche un passaggio ecclesiale: il mondo cattolico capisce e sceglie di abbandonare le vecchie posizioni di astensione rispetto alla vita politica e istituzionale, superando così il “non expedit”. L’Appello di Sturzo sottolinea questo passaggio: la presa di iniziativa coraggiosa dei cattolici per superare quella frattura».

Nell’Appello si parla di un tempo particolarmente difficile. Ci sono già i primi segnali di una deriva che poi sfocerà nel fascismo…

«C’è un Paese percorso dalle violenze di una società in grande subbuglio, un Paese stremato dalla guerra e che ha bisogno della pace. È un Paese che vede all’orizzonte la reazione a questa situazione, una reazione che poi sfocerà nel fascismo».

Quanto questo appello era atteso dal mondo cattolico?

«Era in un certo senso atteso perché era maturato nel tempo, ma al tempo stesso questo Appello riesce a far fare un salto in avanti che ha superato un fossato e che ha saputo anticipare i tempi dell’approdo dei cattolici alla democrazia, ancor più che alla vita politica nazionale».

L’Appello contiene alcune priorità programmatiche che riassumono il pensiero sturziano. Quali sono?

«È interessante sottolineare che si tratta di un appello programmatico, ed evidenzia l’idea che la politica e l’impegno partitico non potessero che essere di tipo programmatico e non semplicemente ‘mettiamoci insieme tra cattolici’, o ‘una certa classe sociale’ o ‘di una certa area del Paese’, ma diamoci un programma per tutti».

Un altro elemento interessante è l’Appello a tutti e non solo ai cattolici. Qual è il significato di questa scelta?

«Dice la consapevolezza di Sturzo e del gruppo che gli stava accanto della necessaria laicità della politica che non si può fare per difendere istanze di parte anche se sono istanze della Chiesa. La politica è di per sé laica e quindi un appello politico non si poteva che rivolgere a tutti. La sua è una idea moderna di politica e grazie a questo fa approdare i cattolici alla democrazia che è accettazione del pluralismo esterno e anche interno al mondo cattolico».

Cosa dice oggi questo appello agli uomini e alle donne di questo tempo?

«È un appello innanzitutto alla responsabilità di ciascuno a mettere a disposizione il proprio spessore morale, le proprie competenze, la propria passione per ciò che ci accomuna e sapere che questo può avvenire solo – come era scritto nell’Appello – se si condividono delle responsabilità. È, dunque, un appello alla condivisione, alla collaborazione, alla cooperazione. Questo è un elemento decisivo anche per noi come mondo ecclesiale: la consapevolezza che possiamo essere un fattore importante per il Paese innanzitutto se sapremo andare oltre noi stessi e aprirci a una reale collaborazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà».

Il tempo che stiamo vivendo vede i cattolici ai margini della scena politica. Ci sarebbe bisogno di un nuovo appello anche per i cattolici di oggi?

«Credo che ci siano tantissimi cattolici che si spendono con generosità, competenza e passione per il nostro Paese. Ne conosco  tantissimi, soprattutto a livello di politica locale, quella meno gratificante ma più vicina alla vita delle persone. Bisogna dire, poi, che molti esponenti politici nazionali sono cattolici. Forse il tema oggi è quello di una rappresentanza organizzata di alcune posizioni e competenze che sono radicate dentro alla realtà cattolica. Da questo punto di vista la nostra stagione ci chiede di avere creatività, cioè trovare una nuova forma per tradurre politicamente la grande ricchezza del tessuto cattolico, ma in una forma che sia adeguata a questa stagione politica, non quelle forme che sono state opportune e importanti in altre stagioni: il partito cattolico, ma neppure l’Opera dei Congressi da cui Sturzo aiutò ad uscire»

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Commenti 1

  1. Maria Tosti says:
    7 anni ago

    Appello ai cattolici,

    Sento il dovere come credente, fare un appello a tutti i cattolici italiani, affinchè il fango la rabbia, le menzogne che vengono giornalmente costruite su Papa Francesco, possano essere contrastante dalla solidarietà e sostegno con la preghiera per Papa Francesco .

    in questo ultimo anno il Santo Padre ha ricevuto insulti, offese, calunnie, da Roma tappezzata di manifesti contro di Lui, dal web dove girano notizie infanganti, dagli stati uniti d’America dove l’ex nunzio apostolico carlo viganò pretende dal Santo Padre le dimissioni, dalla Polonia, dove la deriva razzista coinvolge non solo il popolo ma cosa grave; i vescovi.
    Coloro che dovrebbero per primi rispettare e condividere la solidarietà di Francesco lo insultano e lo deridono, e noi popolo di credenti che facciamo? Noi, stiamo a vedere!

    Il secolo passato ci ha regalato tanti grandi pontefici, Giovanni XXIII, i concili, le sue encicliche, e non solo, la sua umanità, visite ai carcerati, agli ammalati, e poi, poesia tanta poesia, quel tipo di poesia che fa bene al cuore degli uomini, come il discorso della luna.
    Paolo VI, persona straordinaria non solo per la sua cultura, per la sua preparazione, ma principalmente perché come Cristo, Cristo ha dimostrato al mondo la sua umanità, la sua sensibilità,i suoi appelli, la sua disperazione dopo il sequestro e l’assassinio di Moro:
    “Tu o Signore non hai esaudito la nostra supplica per l’incolumità di Aldo Moro, di questo uomo buono mite saggio innocente e amico”…… Parole che ci hanno toccato tutti profondamente.E’ l’umanità che tocca i cuori degli uomini, non sermoni da professori di teologia La stessa umanità del suo successore: Albino Luciani, un Papa che non solo parlava a tutti, ma che per la prima volta nella storia, iniziava a mettere in dubbio i privilegi ecclesiastici , quando parlò di proprietà privata, affermando che nessuno ha la prerogativa di poterla usare oltre il proprio bisogno, credo che si riferisse principalmente ai potenti e ricchi prelati che detenevano e detengono grandi proprietà e banche.
    E Papa Francesco? Papa Francesco è anche lui l’umanità, la povertà, la solidarietà , la misericordia!! Elementi che infastidiscono chi nella Chiesa detiene ancora oggi potere e privilegi.

    Come cristiana credo nell’esistenza del diavolo, che oggi però non ha corna, occhi di fuoco ed unghie ad uncino, ma indossa vesti di raso pregiato, ha croci al collo d’oro e alle mani?Anelli di oro con pietre preziose e forse vive pure in grandi appartamenti .

    Inoltre è doveroso denunciare alcuni giornalisti che pur di fare scoop, e non certo per amore cristiano, insultano continuamente il Papa arrivando perfino ad affermare che un nostro politico è illuminato dalla Madonna di Medjugorje.
    Oramai Madonne, Croci , frasi di Santi entrano nei comizi e discorsi politici, e questo non è solo vergognoso ma è scandaloso e blasfemo, bisognerebbe ricordare a questi signori e a chi pende dalle loro labbra che anche i mafiosi e criminali usano questa simbologia!

    Papa Francesco è la fine di queste ipocrisie, di queste falsità, di questo apparire “cristiano”a tutti i costi. Papa Francesco è il cuore, è l’anima pulsante del Cristo Risorto e noi cattolici dobbiamo essere uniti per Lui , per la sua missione, lui ha saputo in molte occasione come Gesù Cristo difendere le donne :” ….Adamo ha dato la colpa alla donna che si era mangiata la mela..”,poi per la prima volta poi nella Chiesa si parla di diaconato per le donne.Papa Francesco non è il nuovo, il progressista, ma è il pensiero l’idea della Chiesa di duemila anni fa : la vera Chiesa di Gesù Cristo, forse dimenticata per millenni.
    Noi cattolici vogliamo una chiesa senza fronzoli, forma, inchini riverenze e bacia mano,vogliamo la Chiesa per cui Gesù è morto e risorto!

    Basta insulti, basta volgarità, calunnie su Papa Francesco, noi fedeli siamo con Lui!

    Maria Tosti

    Rispondi

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