Mentre faticosamente si cerca di dare un governo al Paese e, magari, avviare quella che dovrebbe essere nella narrazione dei vincitori, la Terza Repubblica, il mese di aprile ci offre due anniversari di grande significato ai quali si dovrebbe avere l’umiltà (virtù di cui da tempo si sente la scarsità nel panorama politico nostrano) di guardare per trarre spunto per il presente.
Tra qualche giorno festeggeremo il 25 aprile, ovvero l’anniversario della liberazione dell’Italia: in particolare fu il giorno della liberazione da parte dei partigiani delle città di Milano e Torino.
È un giorno di grande significato in quanto simboleggia la fine dell’occupazione tedesca in Italia, del regime fascista e della Seconda guerra mondiale. È dunque la festa della riconquistata libertà da parte degli italiani. Sappiamo come quei mesi di lotta al regime fascista furono caratterizzati anche da violenze e sicuramente errori da parte delle forze partigiane. Ma tutto questo non ha mai fatto venir meno le diverse responsabilità di quelle che erano le forze in campo. Quella lotta per la libertà contro il nazifascismo è una delle fondamenta della nostra Repubblica e guai se la memoria si appannasse oggi che si scruta l’orizzonte per dare agli italiani un futuro politico rinnovato.
Questo 25 aprile sta a fondamento di un’altra data storica che ha segnato l’avvio a pieno titolo della democrazia italiana: il 18 aprile del 1948 (70 anni fa) la Democrazia Cristiana, guidata da Alcide De Gasperi, vinceva le prime elezioni libere e si assumeva la responsabilità di guidare il Paese verso una nuova stagione che sarebbe stata di sviluppo, crescita e progresso.
Il modo in cui quella generazione di politici seppe affrontare le sfide enormi del momento, dovrebbe insegnare qualcosa a chi oggi rischia di farsi abbagliare da obiettivi di breve periodo e dalla incapacità di riconoscere l’urgenza di dare al Paese una direzione certa, equilibrata, fedele alla propria storia, in grado di aprire una stagione di speranza innanzitutto per le giovani generazioni.
Pur nella profonda diversità di stagioni politiche, mai come oggi la Storia può essere maestra per chi si sta per assumere responsabilità di governo e non solo. Bisogna vedere se ci sono discenti disponibili ad assumersi la fatica di imparare.
