Profondamente turbati. Di fronte alla tragedia che si sta consumando in Siria non si può che fare proprie le parole pronunciate da papa Francesco domenica scorsa all’Angelus, per esprimere lo stato d’animo con il quale assistiamo all’escalation di violenza di questi giorni.
Dopo l’attacco chimico compiuto a Douma, a est di Damasco, lo scorso 7 aprile da parte (sembra oramai certo) del governo siriano di Bashar al Assad Usa, Inghilterra e Francia hanno risposto bombardando alcuni obiettivi militiari in particolare legati alla produzione di armi chimiche del regime del presidente siriano. Ma l’intervento, ampiamente annunciato, non sembra destinato in qualche modo a risolvere un conflitto che dura oramai da sei anni e che ha fatto più di 270mila morti, con gran parte della popolazione costretta a lasciare la propria casa, un paese in rovina. Anzi, la tensione è subito salita. E questa guerra, ancora una volta, appare utilizzata dalle grandi potenze per altri scopi, come terreno dove consumare propri regolamenti di conti per i quali nulla c’entrano le popolazioni locali.
Turbati e inermi. Così ci sentiamo oggi di fronte a giochi internazionali che ci sovrastano e che sembrano mossi da logiche che nulla hanno a che fare con l’interesse minimo delle donne, degli uomini e dei bambini siriani. In questi anni questa guerra è stata lasciata marcire, senza una volontà reale di trovare una via di uscita che non può che essere politica, diplomatica e umanitaria. Di fronte alle immagini drammatiche che arrivano da queste terre emerge in tutta la sua drammatica l’inconsistenza della politica estera dell’Europa e degli Stati Uniti che più di altri (se non altro per i valori ai quali si richiamano) dovevano e dovrebbero operare per porre fine a questi massacri. Si misura, inoltre, l’immobilismo dell’Onu che, a causa dei veti incrociati, non riesce a battere un colpo e a far sentire che esiste.
In questo quadro tanto drammatico quanto sconfortante rimane forte l’appello del Papa a pregare per la pace, a supplicare per essa. In questa situazione possiamo fare davvero pochissimo. Ma almeno non dobbiamo stancarci di pregare per la pace.

