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Home Attualità Italia

Consultazioni, altro giro, altra corsa

6 Aprile 2018
in Italia
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Consultazioni, altro giro, altra corsa

“Nel corso della prossima settimana avvierò un nuovo ciclo di consultazioni per ascoltare le opinioni dei partiti e verificare se è maturata qualche possibilità che oggi non si registra”. Alla fine della prima tornata di colloqui il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, tira le somme e ancora una volta fa capire che sono i partiti a doversi decidere. Lui farà la sua parte fino in fondo, certo, con l’autorevolezza che tutti gli riconoscono e con il suo stile maieutico e non interventista. Ma se i partiti restano arroccati nei loro fortini da campagna elettorale permanente c’è poco da fare. Il primo passaggio è proprio prendere atto degli effettivi risultati del voto del 4 marzo. “Le elezioni – ha spiegato Mattarella nella sua comunicazione al termine dei due giorni di consultazioni – hanno visto un ampio aumento di consenso per due partiti, uno dei quali alleato con altri, ma non hanno assegnato a nessuna forza politica, a nessuna parte politica, la maggioranza dei seggi in Parlamento, né alla Camera né al Senato, dove sono presenti tre schieramenti politici”. Né alla Camera né al Senato, non come nel 2013 quando il Pd aveva ottenuto la maggioranza assoluta almeno in un ramo del Parlamento e il suo segretario ebbe per questo una sorta di pre-incarico.

Quella del Presidente è un’analisi da cui non si scappa e dalle conseguenze stringenti, anche sul piano del metodo. “Nessun partito e nessuno schieramento politico – sono ancora le sue parole – dispone da solo dei voti necessari per formare un governo e sostenerlo. E’ indispensabile quindi, secondo le regole della nostra democrazia, che vi siano delle intese tra più parti politiche per formare una coalizione che possa avere la maggioranza in Parlamento e quindi far nascere e sostenere un governo. Nelle consultazioni di questi due giorni questa condizione non è ancora emersa”. Ecco perché, ha concluso il Capo dello Stato, “farò trascorrere qualche giorno di riflessione, anche sulla base dell’esigenza di maggior tempo che mi è stata prospettata durante i colloqui da molte parti politiche. Sarà utile anche a me per analizzare e riflettere su ogni aspetto delle considerazioni che mi hanno presentato i partiti. Sarà naturalmente utile a loro perché possano valutare responsabilmente la situazione”. E quell’avverbio – responsabilmente – suona come una parola-chiave, insieme a quel richiamo alle “regole della nostra democrazia” che attribuiscono un valore essenziale alla capacità di dialogare e costruire intese. La situazione di stallo che si è creata e che ha indotto queste considerazioni di Mattarella si può ricostruire attraverso le dichiarazioni che le delegazioni ricevute oggi al Quirinale – si trattava dei gruppi di maggior peso parlamentare – hanno reso ai giornalisti all’uscita dai rispettivi colloqui con il Presidente.

I primi a salire al Colle sono stati i rappresentanti del Pd. “L’esito elettorale per noi negativo non ci consente di formulare ipotesi di governo che ci riguardino”, ha detto il reggente del partito, Maurizio Martina, secondo cui chi ha vinto le elezioni deve farsi carico della responsabilità di governare. Il Pd eserciterà il suo ruolo di opposizione su “quattro snodi di interesse generale”, vale a dire “taglio del costo del lavoro e reddito di inclusione; controllo della finanza pubblica; gestione del fenomeno migratorio; rafforzamento del quadro internazionale”. E’ stata poi la volta della delegazione di Forza Italia. Per il governo “si dovrà partire da chi ha vinto le elezioni, cioè il centrodestra, e dal leader della coalizione vincente, cioè la Lega”, ha affermato Silvio Berlusconi all’uscita dello studio “alla vetrata” del Quirinale. “Non siamo disponibili a un governo fatto di pauperismi e giustizialismi e populismi e odio che innescherebbe una spirale recessiva e di tasse elevate”, ha aggiunto Berlusconi (e a tutti è apparso un chiaro messaggio contro il M5S), mentre “siamo disponibili con presenze di alto profilo a soluzioni serie e credibili in sede europea”. L’ultima della delegazione della mattinata è stata quella della Lega. “Lavoriamo per un governo che duri almeno cinque annui, partendo da chi ha vinto le elezioni e, numeri alla mano, coinvolgendo i Cinque stelle”, ha dichiarato Matteo Salvini dopo il colloquio con il Capo dello Stato. Ma ha puntualizzato: “Andiamo in Parlamento se ci sono numeri certi, altrimenti si torna al voto”.

Il leader leghista ha dichiarato anche che si impegnerà “per smussare gli angoli che altri, a parole, non vogliono smussare”. Nel pomeriggio è toccato al M5S, che ha il gruppo parlamentare più numeroso, chiudere questo primo giro di consultazioni. Al termine dell’incontro con Mattarella, Luigi Di Maio ha rilanciato la proposta dei Cinquestelle: “Un contratto di governo sul modello tedesco”, riferendosi al patto che in Germania ha consentito la nascita del governo tra Cdu e socialdemocratici. Gli interlocutori del M5S, ha precisato Di Maio, sono o la Lega (escludendo quindi Forza Italia) o il Pd (“nella sua interezza”, cioè Renzi compreso, parrebbe di capire) . “Non riconosco una coalizione di centrodestra”, ha detto il leader pentastellato, perché “si sono presentati alle elezioni con tre candidati premier, tre programmi e si sono presentati divisi anche alle consultazioni”. Secondo Di Maio sono da escludere “governissimi, governi tecnici e governi di scopo” in quanto bocciati dagli elettori.

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