«Guardate a lui come all’educatore esemplare». Papa Francesco si è rivolto così a giovani, malati e sposi novelli, riferendosi alla figura di San Giovanni Bosco, in occasione dell’udienza generale del mercoledì, coincidente con la memoria liturgica del santo torinese.
La liturgia della Parola
Ascoltare le letture durante la Messa è un’esperienza che avviene “in diretta”, e non per sentito dire. Per questo è importante ascoltare non solo con gli orecchi, ma con il cuore e con le mani. Parola di Papa Francesco, che nella catechesi dell’udienza generale di oggi si è soffermato sulla Liturgia della Parola, dispensando molti suggerimenti fuori testo per aiutare a vivere meglio questo momento fondamentale della Messa. Arrivato in piazza S. Pietro per il consueto giro della piazza, Francesco ha ospitato a bordo sei bambini: tre ragazzi e tre ragazze.
Quando si chiacchiera, non si ascolta. È il primo monito del Papa, che ha messo in guardia dalla cattiva abitudine di parlare o fare commenti col proprio vicino di banco, mentre a Messa vengono proclamate le letture.
“Si devono fare dei commenti mentre si legge la Parola di Dio?”, la domanda a braccio in dialogo con i fedeli: “No – la risposta – perché se tu fai delle chiacchiere con la gente, non senti la Parola di Dio. Quando si legge la Parola di Dio nella Bibbia dobbiamo ascoltare, aprire il cuore, perché è Dio stesso che ci parla, e non pensare ad altre cose o parlare di altre cose”. La Parola di Dio deve operare nei cuori ciò che fa risuonare negli orecchi: “Per ascoltare la Parola di Dio bisogna avere anche il cuore aperto, per ricevere le parole nel cuore. Dio parla e noi gli porgiamo ascolto, per poi mettere in pratica quanto abbiamo ascoltato”.
Ascoltare, il primo imperativo: anche quando non capiamo perché le letture sono un po’ difficili, Dio ci parla lo stesso, in un altro modo. “In silenzio, e ascoltare la Parola di Dio: non dimenticatelo questo!”, esclama Francesco a braccio per spiegare come ascoltare la Parola di Dio sia “una questione di vita”, perché “non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. La Liturgia della Parola è una mensa che il Signore imbandisce per alimentare la nostra vita spirituale. Una pietanza da valorizzare con il canto, almeno nel ritornello, è il Salmo responsoriale. Nella liturgia della Parola, “scelte soggettive, come l’omissione di letture o la loro sostituzione con testi non biblici”, sono “proibite”. Il Papa sceglie questo imperativo, per spiegare come “la proclamazione liturgica delle letture, con i canti desunti dalla Sacra Scrittura, esprime e favorisce la comunione ecclesiale, accompagnando il cammino di tutti e di ciascuno”. No, quindi, alla prassi di “sostituire le letture con altre cose”, perché queste ultime “impoveriscono e compromettono il dialogo tra Dio e il suo popolo in preghiera”. L’esempio citato è la sostituzione, durante la Messa, delle letture bibliche con la lettura del giornale, perché è la notizia del giorno: “il giornale lo possiamo leggere dopo, ma la liturgia è Parola di Dio, è il Signore che ci parla”.
Al contrario, la dignità dell’ambone e l’uso del Lezionario, la disponibilità di buoni lettori e salmisti sono gli ingredienti essenziali della Messa. “Cercare dei buoni lettori, quelli che sappiano leggere, non quelli che leggono e non si capisce nulla”, l’indicazione a braccio di Francesco: “Buoni lettori. Si devono preparare, fare la prova prima della Messa per leggere bene”.
“Dalle orecchie, al cuore, alle mani: questo è il percorso che fa la Parola di Dio”. Con queste parole, pronunciate ancora una volta a braccio, il Papa ha concluso la catechesi. “Come potremmo affrontare il nostro pellegrinaggio terreno, con le sue fatiche e le sue prove, senza essere regolarmente nutriti e illuminati dalla Parola di Dio che risuona nella liturgia?”.


