Parrocchie che si svuotano, unità pastorali che si allargano, preti sommersi da incombenze amministrative e laici disaffezionati alle proposte pastorali. Sono (anche) queste le faglie capaci di “terremotare” l’idea di comunità cristiana come l’abbiamo conosciuta e vissuta negli ultimi secoli: una unità territoriale chiara, con spazi, tempi e ruoli definiti che oggi vivono una crisi profonda. Ecco allora che i Servizi di pastorale giovanile delle Diocesi di Vicenza, Padova, Chioggia e l’Unità pastorale di Soave (Verona), hanno dato il via nei mesi scorsi al progetto “Animare le comunità”. Il progetto, che vede la Diocesi di Vicenza capofila e che si sviluppa nell’arco di un triennio, è reso possibile da un contributo di 400 mila euro ottenuto da QuVi – Fondazione di comunità vicentina per la qualità della vita e con il sostegno di BCC Veneta.
L’obiettivo è sperimentare e diffondere nuovi strumenti e metodologie per l’attivazione comunitaria, attraverso un approccio sistemico e integrato. Il riferimento è al Community development, una disciplina sviluppata nel mondo anglosassone e conosciuta nelle scienze umane e sociali, che promuove il benessere delle comunità attraverso il coinvolgimento e la collaborazione degli attori presenti sul territorio.
Relazioni, partecipazione e protagonismo giovanile
«Quello che il progetto si propone è fare emergere l’anima pastorale propria delle comunità cristiane, lavorando sulle relazioni, sui conflitti sommersi, sulle relazioni tra persone e gruppi», spiega Laura Pigato, che insieme a Giorgio Pusceddu, collaboratori dei Servizi di pastorale giovanile di Vicenza e Padova, si occupa del coordinamento operativo.
Il progetto persegue quattro obiettivi: attivare e rafforzare le reti comunitarie, favorendo la collaborazione tra gruppi, associazioni e istituzioni; ripensare e trasformare gli spazi della comunità; coinvolgere i giovani nella progettazione di nuove esperienze, riconoscendoli come ideatori, organizzatori e guide; promuovere processi decisionali partecipati, affinché possano contribuire al discernimento comunitario.
«La forza di “Animare le comunità” sta proprio nella sua dimensione di rete: un progetto condiviso tra più diocesi, che hanno scelto di collaborare mettendo in comune esperienze, competenze e prospettive», sottolinea Pietro Mancino, referente del Servizio di pastorale giovanile della Diocesi di Vicenza.
Le singole realtà hanno declinato gli obiettivi in base alle caratteristiche e ai bisogni dei rispettivi territori. Ne è nata una progettazione diversificata, che spazia dall’animazione delle comunità locali alla pastorale universitaria, fino alla formazione dei volontari impegnati negli oratori.
Quattro territori, progetti differenti
A Vicenza il percorso proseguirà investendo sulla figura dell’animatore di comunità, esperienza presente da tempo in Diocesi. «Il suo compito non è portare soluzioni già pronte, ma facilitare le relazioni, favorire l’incontro tra persone e realtà diverse e accompagnare la comunità a leggere e riconoscere i propri bisogni, individuando insieme le risorse e le opportunità per affrontarli», spiega Mancino.
A Chioggia il progetto si concentra sui preadolescenti. L’intenzione è mappare la realtà e i bisogni di questa fascia d’età e co-progettare interventi per contrastare la dispersione e l’isolamento sociale all’interno delle parrocchie. Tra le azioni previste figurano la creazione di nuovi spazi di aggregazione accessibili a tutti, anche itineranti tra le diverse realtà parrocchiali, la costruzione di una rete territoriale e la riqualificazione di locali attualmente inutilizzati.
A Padova il percorso si sviluppa su due direttrici. La prima riguarda il rafforzamento delle équipe che si occupano delle attività giovanili sul territorio, attraverso accompagnamento e formazione e il finanziamento di micro-interventi co-progettati con i giovani. La seconda punta a promuovere una pastorale universitaria capace di abitare il territorio e generare legami, superando una logica centralizzata o puramente funzionale. Tra le proposte figurano presìdi universitari diffusi e accessibili, aule studio parrocchiali co-progettate con i giovani e iniziative che vadano oltre la semplice fruizione degli spazi.
Nell’Unità pastorale di Soave, infine, si punta sulla ricerca, la formazione e il coinvolgimento di un’équipe di animatori di comunità. Il loro compito sarà creare collegamenti tra i diversi gruppi e soggetti del territorio e favorire processi di sviluppo comunitario. Il progetto consentirà inoltre di dare continuità agli animatori già presenti in tre unità pastorali della diocesi e di ampliare l’esperienza ad altre realtà.
Un percorso di tre anni
Il progetto si articola su tre livelli. Il primo è territoriale e prevede che ogni diocesi realizzi una o più azioni per raggiungere gli obiettivi individuati. Il secondo è diocesano: ciascuna Chiesa locale avrà il compito di supervisionare gli interventi. Il terzo è interdiocesano, con un’équipe incaricata del coordinamento complessivo e dell’organizzazione di momenti formativi rivolti ai soggetti coinvolti.
Il primo appuntamento formativo, che ha segnato anche il lancio dell’iniziativa, si è svolto il 10 ottobre al Centro diocesano Onisto di Vicenza. Il tema della giornata era «Allenarsi alla complessità», con un approfondimento dedicato alla leadership all’interno di un sistema complesso.
Il calendario prevede successive tappe di monitoraggio a marzo e settembre 2027 e a marzo 2028. La verifica conclusiva e la restituzione dei risultati sono previste per giugno 2028. Sarà realizzata anche una valutazione d’impatto affidata a un’azienda esterna.
«Dal 2025, grazie a un fondo BCC Veneta per la comunità, dedichiamo ogni anno risorse a un tema strategico. Per il 2025 abbiamo scelto i giovani», spiega Sante Bressan, presidente della Fondazione di comunità. «Conoscendo l’iniziativa diocesana degli animatori di comunità, la Fondazione ha scelto di sostenerla e ampliarla alle altre diocesi interessate, in modo da coprire il territorio di competenza della BCC Veneta».
Andrea Frison
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