«Se avessi la possibilità di mettere in modalità “freeze” [leggi “pausa”, ndr] il mio percorso universitario partirei in questo istante». È decisa Angela Artuso, 22 anni, studentessa al quarto anno di farmacia a Ferrara, originaria di Arsiero. Un’esperienza, quella che Missio Giovani Vicenza propone ormai da molti anni in tutto il mondo, capace di attrarre e interrogare numerosi giovani adulti: nell’estate 2026 sono stati circa 50 a partire da Vicenza per esperienze missionarie più o meno lunghe. Il gruppo di 12 partito per la Thailandia è rimasto circa un mese. Tra loro anche Rachele Dalla Gassa e Mattia Vicentin, educatori di AC, partiti con il desiderio di lasciarsi interrogare da una cultura completamente diversa da quella nota.
I bambini rifugiati dal Myanmar e la guerra oltre il confine
Rachele aveva questo desiderio fin da bambina grazie al nonno che, per oltre 30 anni, ha viaggiato in tutto il mondo per esperienze missionarie molto forti. «Un’altra curiosità – aggiunge Rachele – prima di partire era di provare a vivere la mia fede in un luogo in cui i cristiani e la cultura cristiana sono la netta minoranza». Mattia prima della partenza si è detto che «avrei potuto dare almeno un sorriso a tutti, perché non sappiamo cosa sta vivendo l’altra persona e un sorriso offre un po’ di serenità». Per Rachele i momenti particolarmente forti sono legati soprattutto ai bambini profughi. «Stare da padre Alessio a Umphang, nel centro di accoglienza per bambini rifugiati dalla guerra in Myanmar è stato molto forte – racconta -. Sono bambini, che pur provenendo da situazioni molto difficili alle spalle, sono autonomi nonostante abbiano meno di 10 anni. È stato impressionante per me sentire le bombe al di là del confine, molto vicino, e non vedere reazioni di paura. Eppure hanno tutta la famiglia sotto i bombardamenti». Sono bambini nei desideri, adulti nelle responsabilità, ma bloccati dalle scelte politiche nello studio oltre la scuola elementare, quindi destinati a non realizzare i loro sogni.
Che cosa resta dopo il ritorno
Ripensando all’esperienza vissuta, Angela riconosce che per lei «la cosa più bella è stata scoprire come, nonostante le distanze, ci sia sempre qualcosa di profondamente umano che ci accomuna e che permette di sentirsi vicini a migliaia di chilometri da casa». Il rischio è che quanto vissuto diventi una parentesi, cosa resta? Angela è sicura: «I volti, gli incontri, le storie, ma anche un modo nuovo di guardare le cose ed una maggiore consapevolezza di quanto spesso diamo per scontato. Credo che questa esperienza mi abbia insegnato soprattutto il valore dell’incontro». Le fa eco Mattia: «Ci capivamo nonostante le differenze, perciò mi è sempre più chiaro che l’unico linguaggio è l’amore».
Naike Monique Borgo
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