Più il Comune di Vicenza insiste sulla “opzione zero” per il passaggio della Tav a Vicenza est e più RFI ribadisce che il passaggio avverrà con il raddoppio della linea, come è stato messo nero su bianco nella lettera giunta a Palazzo Trissino a inizio ottobre.
Ma l’opzione zero è una soluzione tecnicamente realizzabile? «Non con la configurazione attuale, dal momento che la linea è satura. Tuttavia, l’opzione è sul tavolo e a mio modesto parere potrebbe essere possibile, a certe condizioni». A dirlo è l’ingegnere Maurizio Schiavo, vicentino, da anni impegnato in ambito ferroviario soprattutto in Lombardia e in Emilia-Romagna. Entrambe le regioni hanno molto investito nel trasporto pubblico locale su rotaia, meno invece ha fatto il Veneto, dove si fatica ancora a trovare una soluzione condivisa sul passaggio ad Est della AV/AC a Vicenza. «Il motivo è che il passaggio di Vicenza è un collo di bottiglia – spiega Schiavo -. Per rendersene conto basta guardare una qualsiasi tabella ferroviaria».
La linea tra Vicenza e Padova è già un collo di bottiglia
A titolo di esempio, dalle 11.06 alle 12.06, i treni che partono da Padova a Venezia sono nove. Quelli che da Vicenza vanno a Padova dalle 11.03 alle 12.03, sono cinque. Praticamente la metà. «Con la linea attuale treni in più non ce ne stanno a meno che, come sostiene RFI, non venga raddoppiata la linea. O non si sacrifichino i regionali» spiega Schiavo, che però vede un’alternativa. Per spiegarla occorre conoscere come viene gestito il traffico ferroviario, specialmente in caso di ritardi: «Per RFI – spiega Schiavo -, i treni AV hanno la precedenza sui restanti convogli ferroviari (regionali o merci), pertanto, qualora ci fossero dei ritardi, il Regionale viene “parcheggiato” per consentire il passaggio del treno veloce nelle tratte a doppio binario. Questa operazione, nella tratta tra Verona e Padova, è possibile solo nelle stazioni di San Bonifacio, Altavilla e Grisignano».
Dove far aspettare i regionali per far passare i treni veloci
La soluzione che Schiavo ritiene possibile per rendere realizzabile l’opzione zero auspicata dal Comune è quella di «estendere verso est l’ambito stazione, valutando l’ulteriore ipotesi di realizzare tratti di “parcheggio treni” per gestire le precedenze. In teoria questo potrebbe rendere appetibile l’opzione zero, due binari potrebbero teoricamente essere sufficienti. Si potrebbe addirittura ipotizzare la realizzazione di un terzo binario, possibilità che però RFI non gradisce per ragioni tecniche, ma in linea teorica si potrebbe analizzare e studiare».
La partita è difficilissima e il costo politico è altissimo. L’amministrazione Rucco ne ha pagato il conto di fatto “ignorando” nel 2021 la formalizzazione dello scavalco ferroviario a Settecà. Ma il cantiere non era ancora arrivato in città. Ora la patata bollente è nelle mani di Possamai che potrebbe dover far digerire alla città scelte molto difficili.
La posizione del Comune e dei comitati: no al quadruplicamento in superficie
Il Comune di Vicenza e i comitati contrari al progetto ferroviario hanno ribadito la loro opposizione al quadruplicamento dei binari in superficie e alla realizzazione del cosiddetto salto del montone a Settecà. Lo hanno fatto con una lettera indirizzata a RFI e al ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, in risposta alla soluzione prospettata dai tecnici romani per l’uscita a est della Tav.
Il documento è stato presentato dal sindaco Giacomo Possamai insieme al consigliere comunale delegato all’alta velocità Angelo Tonello, al rappresentante della Cabina di regia Tav Lucio Zoppello e ai referenti dei comitati: Alessandro Mariotto per RispettiAmo Vicenza, Cristina Galvanin per il comitato Tav Settecà e Marco Onestini per il comitato Tav Stanga.
«Ho considerato un affronto nei confronti della città sia la posizione del ministro Salvini sia la modalità con cui RFI ci ha comunicato la volontà di procedere con il quadruplicamento dei binari in superficie e il salto del montone a Settecà, ignorando ogni nostra richiesta di dialogo», ha dichiarato Possamai. Da qui la proposta ai tre comitati di fare fronte comune e portare a Roma le richieste condivise.
Le tre richieste a RFI e al Governo
L’amministrazione comunale e i comitati chiedono innanzitutto di non procedere con la progettazione della cosiddetta soluzione uno, perché, secondo Possamai, il territorio esprimerebbe parere contrario. Il sindaco ha annunciato anche il coinvolgimento della Regione Veneto, sostenendo che il suo eventuale veto sarebbe vincolante.
La seconda richiesta è la realizzazione di uno studio scientifico approfondito e adeguatamente argomentato sull’opzione zero e sull’ambito di stazione, per verificare se sia possibile evitare il quadruplicamento in superficie e limitare l’impatto delle barriere antirumore in un contesto caratterizzato prevalentemente da abitazioni unifamiliari.
Infine, Comune e comitati chiedono di studiare l’interramento della linea qualora l’opzione zero e l’intervento sull’ambito di stazione risultassero impraticabili. In ogni caso, chiedono di evitare la realizzazione del salto del montone a Settecà.
«Oggi amministrazione e comitati danno il via a un importante percorso comune, con l’obiettivo che non accada a est quanto avvenuto a ovest, dove la città ha subito un progetto definitivo senza averlo mai discusso», ha concluso Possamai. «Da parte mia, nel ruolo di sindaco a cui il ministro Salvini ha detto di attenermi, chiedo prima di tutto rispetto per la città che rappresento».
La presa di posizione del Comune chiarisce quindi il quadro politico nel quale si inserisce anche la proposta tecnica dell’ingegnere Schiavo: l’opzione zero è una delle ipotesi che l’amministrazione vuole approfondire, ma la richiesta è che vengano valutate anche altre soluzioni, compreso l’interramento, prima di procedere con un progetto che la città considera inaccettabile.
Andrea Frison
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