«Non ci badiamo, perché noi uomini e donne di oggi abbiamo alle spalle secoli di pratica eucaristica, ma nel tempo in cui visse Francesco d’Assisi era estremamente raro comunicarsi. Eppure San Francesco insiste moltissimo su questo aspetto nei suoi scritti. Al punto che, a mio parere, lo possiamo considerare “il santo dell’Eucarestia”».
Sarà un ritratto di Francesco se non inedito quantomeno inconsueto quello che Antonio Musarra, storico e professore di storia medievale alla Sapienza di Roma, proporrà a Vicenza in occasione del Dies Academicus dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Arnoldo Onisto”, venerdì 16 ottobre alle 20.30.
«San Francesco è ancora molto legato ad un immaginario bucolico e irenico che si è consolidato negli ultimi decenni e che, pur avendo dei punti di contatto con la sua biografia, non ne rappresentano il “proprium”» spiega Musarra, che nel suo intervento a Vicenza si concentrerà su due aspetti. Il primo è, appunto, quello eucaristico: «Il quarto Concilio Lateranense (1215, ndr) si occupa del tema in modo dirompente: stabilisce il dogma della transustanziazione e l’obbligo di comunicarsi almeno una volta all’anno. Francesco (che visse tra il 1182 e il 1226, ndr) coglie benissimo questo elemento.
Nelle sue lettere e nei suoi scritti parla in continuazione dell’eucarestia, è qualcosa che lo colpisce e che raccomanda ai propri frati. Inoltre tiene in grandissima considerazione i vasi sacri e le parole liturgiche. Per questo possiamo considerare Francesco un “araldo dell’Eucarestia” e il maggiore interprete del Concilio lateranense».
Il secondo elemento che Musarra metterà in luce è quello della “minoritas” «intesa non come povertà materiale, ma come “kenosys”, cioè svuotamento. Lo stesso termine utilizzato da San Paolo nella lettera ai filippini, quando, riferendosi a Dio, scrive “umiliò se stesso assumendo la condizione di servo”. Nella lettera all’ordine Francesco raccomanda: «come si è umiliato Cristo Gesù, così anche noi”. È così che si rinnova la follia della croce».
Per Antonio Musarra è fondamentale riprendere gli scritti di Francesco se si vuole farsi un’idea del Santo di Assisi. «Proviamo a portarci a casa un Francesco vicino alle fonti – raccomanda – Riprendere gli scritti significa liberarlo da tante caricature che si sono consolidate nella percezione comune. Il Francesco vero nessuno lo potrà mai ricostruire, ma un po’ alla volta stiamo facendo dei passi in avanti». Lo scorso 30 settembre Musarra ha partecipato ad un evento organizzato a Bruxelles nella sede del Parlamento europeo dall’eurodeputato Marco Tarquinio e intitolato “Francesco d’Assisi e
l’Europa. Dignità, fraternità e responsabilità nella lunga durata della storia europea e mediterranea”. Anche in questa occasione Musarra ha evidenziato lo stile della “minoritas”: «Francesco non si è recato in Egitto per pacificare crociati e musulmani ma con un’istanza di conversione. Si è presentato come suddito di tutti, con un atteggiamento mite, aperto e rispettoso dell’identità altrui, pronto ad annunciare il Vangelo solo quando Dio lo vorrà, non con la forza ma con l’esempio».
Andrea Frison
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