Anche Vicenza parteciperà domenica 11 ottobre alla Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro promossa dall’Anmil che quest’anno ha scelto lo slogan Potrebbe essere chiunque. Il concetto esprime una profonda verità: l’infortunio sul lavoro non fa distinzioni, a prescindere dall’età, dall’esperienza o dalla professione. È un modo per ricordare che la sicurezza sul lavoro riguarda tutti, ogni giorno.
Dietro i dati, dietro ogni numero, c’è una persona. L’anno 2026, nel Vicentino, ha visto finora dieci di questi enormi dolori piombare nella vita di altrettante famiglie. Uno di questi è quello di Sergiu Sirbu. È venerdì 3 aprile, all’interno dell’ex zuccherificio di Porto Viro (Rovigo), su un ponteggio, sta lavorando l’operaio di Vicenza. Sergiu, 52enne di origine moldava, è dipendente della ditta Edilnoleggi Valente di Bolzano Vicentino: l’incidente avviene poco dopo le nove, l’uomo cade per alcuni metri dal ponteggio. Sergiu abitava a Bolzano Vicentino ed era ortodosso. Al rito funebre della chiesa orientale, pochi giorni dopo, con la sua comunità lo piangono la moglie e i due figli, e una nipotina.
Un uomo legato al lavoro, un muratore esperto. Solidale con i colleghi, iscritto al sindacato da molti anni. Jelenko Grumic è morto in ospedale venti giorni dopo un grave infortunio subito lo scorso 11 giugno in cantiere a Longare, dove era per un appalto della ditta Carta Bruno per cui lavorava. L’edile è stato colpito da una pesante bobina di tessuto – non tessuto caduta da un muletto: ricoverato in gravi condizioni, non si è più ripreso dal trauma cranico. La morte di Jelenko, bosniaco di origine, ha lasciato nella disperazione la moglie e i due figli a Barbarano Mossano, dove la famiglia risiede. Sessantacinque anni, il muratore sarebbe presto andato in pensione. «Una pensione guadagnata con decenni di lavoro duro, che purtroppo non potrà mai vivere. Questa tragedia ci obbliga a porci una domanda precisa: è accettabile che a 65 anni si lavori ancora in cantiere?» si chiede Riccardo Martin, sindacalista della Fillea Cgil a cui Jelenko era iscritto.
Chiamava a casa tutti i giorni Valentin Moraru. Aveva appena 20 anni il ragazzo romeno morto a Barbarano Mossano lo scorso 27 agosto: telefonava ai genitori e chiedeva del fratellino. Valentin era un giovane che aveva vissuto in Italia con la famiglia per un periodo, poi erano rientrati tutti in Romania. L’Italia però gli era rimasta nel cuore e all’inizio di agosto aveva accettato l’offerta di un impresario che l’aveva riportato temporaneamente nel Vicentino, a lavorare in cantiere. Il giovane è caduto da un tetto di un edificio in costruzione e sulla vicenda l’indagine è in corso, si sospetta che lavorasse in nero. Disperati, i genitori l’avevano sentito al telefono proprio giovedì 27, un’ora prima della tragedia.
Almeno 300 persone hanno gremito il campo sportivo di Colloredo, a Sossano, sabato 3 ottobre, per l’ultimo saluto ad un amico morto sul posto di lavoro. Il decesso di Altin Kokici, imprenditore di origine albanese di 51 anni, ha scosso profondamente la comunità del Basso Vicentino. Altin è morto il 23 settembre cadendo nel vano di un ascensore di un edificio a Padova in cui stava eseguendo dei lavori. Una persona generosa, sorridente: questo il ricordo di chi lo conosceva, durante il rito funebre islamico. La morte dell’uomo lascia nella disperazione la moglie e i due figli, e il resto della famiglia con cui già da anni viveva a Sossano.
Vittorio Tino era in trasferta nel Vicentino, lo scorso 16 aprile. Operaio meccanico e saldatore esperto, è morto per una caduta dall’alto nell’area del depuratore di Casale dove era in corso un cantiere per la realizzazione di un essiccatore di fanghi. Aveva 66 anni. A Lomazzo nel Comasco, dove abitava e viene ricordato con stima e affetto, lascia nel dolore tre figli e i due figli della seconda moglie, che amava come fossero suoi.
L’elenco sarebbe ancora molto lungo. Daniele Gremes di 27 anni, residente a Bassano, deceduto in ospedale per le ustioni riportate in un infortunio il 30 settembre. Stefano Ramazzin di 56, precipitato da 4 metri di altezza lunedì 28 settembre mentre lavorava nell’azienda Tobaldini Spa, ad Altavilla.
Massimo Scarello, operaio di 63 anni di Schio, investito e ucciso il 28 agosto mentre tornava dal lavoro. Flavio De Guio, viticoltore di 62 anni, travolto dal trattore nel suo vigneto di Mossano lo scorso 15 luglio.
«Non possiamo e non vogliamo rassegnarci – il commento del segretario Cisl Raffale Consiglio – è necessario moltiplicare gli sforzi da parte di tutta la collettività per diffondere una vera cultura della sicurezza. Non astratta, ma fatta di investimenti in formazione e strumentazioni adeguate. Altrimenti, continueremo semplicemente a dover aggiornare le già drammatiche statistiche».
Andrea Alba
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