CD, LP, musicassette. Supporti fisici della musica, oggetti d’uso quotidiano per decenni, oggi affiancati e in gran parte sostituiti da smartphone, cloud e servizi di streaming, capaci di mettere a disposizione milioni di brani con un semplice tap sullo schermo. Eppure, nell’epoca della totale smaterializzazione della musica, il disco è tornato a essere un oggetto desiderato.
A raccontarlo sono anche i numeri del mercato italiano. Secondo il report FIMI 2026, nel 2025 il segmento fisico è stato quello cresciuto maggiormente all’interno del mercato musicale. I ricavi hanno raggiunto circa 75 milioni di euro: il 65% è arrivato dal vinile, il 33% dai CD e il restante 2% da music video e altri supporti. Complessivamente sono stati venduti 4,6 milioni di prodotti fisici, il 51% in formato CD e il 47% in vinile. E il dato forse più significativo riguarda le nuove generazioni: gli album pubblicati tra il 2020 e il 2025 hanno rappresentato il 71% delle unità vendute.
La tendenza è confermata nel primo semestre 2026: il mercato della musica registrata in Italia prosegue la crescita e chiude il primo semestre 2026 con un trend positivo del 7,3%, pari a un totale di circa 225 milioni di euro di fatturato.
In uno scenario in cui il digitale rappresenta oggi l’80% del mercato a guidare è inevitabilmente lo streaming, segnando un incremento del 7% rispetto al 2025. È tuttavia il comparto fisico a crescere maggiormente, con un’incidenza del 12% prevalentemente guidata dall’esplosione del vinile (+18,50%).
Al Pick Up la musica ha ancora un peso
A Bassano del Grappa, questa tendenza è evidente da tempo. Il Pick Up, storico negozio di dischi nato cinquant’anni fa, è uno degli ultimi punti vendita specializzati rimasti in provincia di Vicenza. Accanto all’attività tradizionale, il negozio ha sviluppato anche una significativa attività di export.
Chi pensa a un luogo in cui il tempo si è fermato si sbaglia. «La maggior parte dei nostri clienti ha più di 35 anni, ma i giovani che frequentano il negozio sono tantissimi», racconta Marco Cieli, 38 anni, oggi dipendente del Pick Up dopo averlo frequentato a lungo come cliente.
Un esempio è il K-pop, la musica sudcoreana molto popolare tra ragazze e ragazzi. Nel negozio c’è un intero scaffale dedicato a questo universo, con confezioni che possono contenere fotografie, supporti fisici o semplicemente un codice per ascoltare digitalmente l’album. Le confezioni hanno forme e dimensioni molto diverse, alcune ispirate persino a scatole di spaghetti o contenitori di noodles.
Il ritorno del supporto fisico, dunque, non significa semplicemente tornare al passato. I nuovi prodotti mescolano oggetto, musica, immagini e contenuti digitali, trasformando l’album in un’esperienza che va oltre il semplice ascolto.
«Il disco è un’esperienza sensoriale»
Anche il Pick Up, come molti negozi di dischi, ha attraversato momenti difficili. «Abbiamo sempre preferito ridurre il margine di guadagno piuttosto che perdere i clienti», spiega Gino Morello, uno dei volti storici del negozio. La pandemia, paradossalmente, ha dato una spinta alle vendite online. Poi, con la fine dell’emergenza, i clienti sono tornati in negozio, «più di prima».
E tra loro ci sono molti giovani. «Comprano CD, LP, perfino musicassette – racconta Cieli –. C’è perfino chi le utilizza per fare compilation, come si faceva trent’anni fa».
Una tendenza che, secondo Cieli, non si può spiegare soltanto con la nostalgia per un passato mai vissuto. «Chi compra un disco fisico è in cerca di un’esperienza diversa, sensoriale. Deve prendersi il tempo per ascoltare la musica. Il disco è un oggetto che diventa parte di chi lo acquista: un’esperienza artistica totale, che fa apprezzare moltissimo anche la grafica delle copertine».
È proprio questo uno degli elementi che sembrano distinguere il consumo della musica in streaming da quello legato a un supporto fisico: la possibilità di possedere un oggetto, guardarlo, sfogliarlo, conservarlo e associarlo a un momento della propria vita.
Dal metal all’hip hop, cambiano i generi
Anche le preferenze musicali raccontano il cambiamento generazionale. Se gli appassionati di heavy metal restano tra gli acquirenti più fedeli di CD, la sorpresa arriva dal vinile. «Il genere più venduto in vinile è l’hip hop, e gli acquirenti sono soprattutto under 30», spiega Cieli.
Le vecchie classificazioni, però, sembrano perdere progressivamente significato. «Oggi le differenze tra generi sono molto fluide: la musica stessa è frutto di contaminazioni tra stili diversi».
Il successo del vinile tra i più giovani appare quindi tutt’altro che una semplice operazione nostalgica. È piuttosto un modo diverso di vivere la musica in un’epoca in cui l’ascolto è diventato immediato, illimitato e quasi invisibile.
«Il Pick Up lo hanno fatto i clienti»
Per un negozio specializzato, intercettare queste trasformazioni è fondamentale. «Lo dico sempre: il Pick Up lo hanno fatto i clienti», conclude Morello. «In 35 anni ho ordinato tantissima musica che non conoscevo. Me l’hanno fatta scoprire clienti appassionati ed esigenti, che si presentano in negozio con la rivista musicale per mostrarmi quale disco cercano».
Il segreto, dunque, è ancora quello di cinquant’anni fa: conoscere la musica, ma soprattutto saper ascoltare chi la cerca.
In un mercato dominato dallo streaming, il disco fisico sembra così aver trovato una nuova identità. Non più soltanto il modo con cui ascoltare un album, ma un oggetto da possedere, un elemento della propria identità e, per una nuova generazione di ascoltatori, anche un modo per rallentare e dare un valore concreto all’esperienza musicale.
Andrea Frison
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