Dal 24 luglio al 5 agosto il vescovo Giuliano è tornato in Thailandia, dove le Chiese del Triveneto hanno dal 1998 una missione nella quale operano alcuni preti fidei donum, tra cui il vicentino don Ferdinando Pistore.
Giorni ricchi di incontri, celebrazioni e ascolto di una realtà molto lontana e diversa dalla nostra, ma dalla quale trarre esempio e ispirazione.
È il terzo viaggio del vescovo Giuliano in Thailandia in pochi anni. Con quale idea rientra in Italia? E perché?
«In questa terza visita missionaria in Thailandia ho potuto toccare con mano la giovinezza e il cammino di unità della diocesi di Chiang Mai, dove operano i nostri missionari, e delle altre dieci diocesi del Paese.
A Chiang Mai convivono almeno cinque etnie, ciascuna con la propria lingua e le proprie tradizioni, oltre a una consistente presenza di birmani. La Chiesa si impegna a valorizzare le peculiarità di ogni tradizione e, nello stesso tempo, ad aiutare tutti ad aprirsi gli uni agli altri nel nome del Vangelo.
Questo favorisce anche il dialogo che la Chiesa cattolica mantiene vivo con le altre confessioni cristiane e con le diverse religioni.
Non mancano, naturalmente, le difficoltà. Negli ultimi anni si registra una crescente contrazione demografica, anche nei villaggi dove la vita conserva ancora ritmi rurali. Un’altra sfida è il coinvolgimento dei giovani nella vita ecclesiale.
La Thailandia è un Paese molto variegato: accanto alle grandi città vi sono vaste zone rurali; alcune diocesi hanno una storia antica e sono ben strutturate, mentre altre sono di recente costituzione e dispongono di mezzi molto limitati».
Che cosa ha visitato e che cosa l’ha colpita maggiormente?
«In questo viaggio ho avuto occasione di visitare una delle zone più povere di Bangkok, la cui area metropolitana conta quasi quindici milioni di abitanti.
La città comprende diverse baraccopoli; quella nella quale sono stato accompagnato dai padri saveriani ospita più di centomila persone. Con loro c’era Lucia, una giovane vicentina che ha scelto di dedicare un anno della propria vita a questa realtà, affiancata per alcune settimane anche da altri coetanei di “Missio Giovani”.
La presenza della Chiesa in questo contesto è un segno di speranza: permette di stare accanto a persone estremamente povere, alcune segnate dalla malattia e dalla fragilità, aiutandole a riscoprire la propria dignità.
I volontari si dedicano in particolare ai bambini, offrendo loro la possibilità di intraprendere un percorso scolastico.
L’impegno educativo è un altro tratto significativo della Chiesa in Thailandia, che gestisce scuole aperte a tutti, nonostante i cattolici rappresentino appena lo 0,6% della popolazione.
Nella diocesi di Chiang Mai ve ne sono tre, distribuite sul territorio. In una di esse sono accolti anche i 120 seminaristi del seminario minore di Chiang Mai, con i quali ho celebrato l’Eucaristia domenicale in lingua inglese insieme alla comunità filippina».
Quest’anno uno dei motivi del viaggio in Thailandia è stata l’ordinazione episcopale del nuovo vescovo di Chiang Mai. Che impressione ha avuto?
«Non avevo mai partecipato a un’ordinazione episcopale articolata in tre giornate.
Il primo pomeriggio è stato dedicato all’incontro con il nuovo vescovo: i fedeli hanno potuto salutarlo, scattare alcune fotografie con lui e offrirgli dei doni. Sono seguite la presentazione della sua vita, le danze tradizionali delle diverse etnie, la cena e il saluto delle autorità civili e religiose.
Il giorno successivo si è svolta la celebrazione dell’ordinazione episcopale nel grande cortile coperto di una scuola, alla presenza di tutti i vescovi della Thailandia, di alcuni vescovi del Myanmar e di circa settemila fedeli, tra cui numerosi presbiteri e consacrate.
Al termine della celebrazione, vissuta con grande partecipazione da tutta l’assemblea, è stato condiviso il pranzo.
Il terzo giorno, infine, ci si è ritrovati in Cattedrale per la Messa di ringraziamento e per l’atto di ossequio al nuovo vescovo da parte dell’intero presbiterio e di una rappresentanza di laici e consacrati.
Ho avuto l’impressione di vivere un momento intenso per tutto il popolo di Dio, che ha accolto con entusiasmo il nuovo vescovo come dono del Signore e nuovo pastore. Ogni momento era preparato con grande cura.
Mi ha colpito anche l’attenzione riservata alla comunicazione, con numerose fotografie e riprese video diffuse attraverso i social media. Del resto, il nuovo vescovo, Peter Suphot, è stato per vent’anni direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali dell’arcidiocesi di Bangkok.
Molti giovani volontari, anche non cattolici, sono stati coinvolti nell’organizzazione dei diversi eventi».
Che Chiesa trova in Thailandia e che cosa potrebbe insegnare alla nostra Chiesa vicentina?
«È certamente una Chiesa di minoranza, ma non ripiegata su se stessa.
A Chiang Mai il cammino ecclesiale è ancora relativamente giovane: in quel territorio giunsero per primi i fratelli protestanti, mentre la prima missione cattolica si insediò soltanto nel 1931; l’attuale Cattedrale è stata inaugurata nel 1999.
Le famiglie cattoliche sono sparse su un territorio di 48 mila chilometri quadrati. L’ultima parrocchia che ho visitato comprende più di trenta cappelle, attorno alle quali si riuniscono piccoli gruppi di famiglie.
La comunità cattolica vive immersa in un contesto buddista, nel quale templi e monasteri sono presenti ovunque, e si mostra capace di condivisione e di dialogo.
I missionari sono molto apprezzati per l’aiuto offerto alle popolazioni più povere del territorio.
Il volto giovane di questa Chiesa si riconosce anche nei suoi presbiteri locali: negli ultimi venticinque anni, a Chiang Mai, ne sono stati ordinati quaranta. Anche le vocazioni femminili alla vita consacrata sono ancora piuttosto numerose.
La Chiesa vicentina, e più in generale quella del Triveneto, può imparare a vivere con audacia la condizione di minoranza, trovando nell’incontro con Cristo il senso della propria esistenza e condividendolo sia nella fraternità della comunità cristiana sia nella fraternità universale con ogni uomo e ogni donna che incontra».
Naike Monique Borgo
© RIPRODUZIONE RISERVATA


